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Postfazione a
Indagine postuma - Posthumous Research

Francesca Luzzio

La silloge Indagine postuma di Francesca Simonetti rivela già nel titolo un carattere memoriale, infatti la poetessa, reincarnazione proustiana, va alla ricerca del tempo perduto.

La memoria, si può dire, per adoperare una parola-chiave dei testi, è "in agguato" e, in una concezione bergsoniana del tempo, come durata, il passato si mescola al presente e quest'ultimo ne viene condizionato, rinvigorito, insomma si genera una caleidoscopica mescolanza che rende paesaggi ed eventi concreti e tangibili, ma nello stesso tempo carichi di fascinoso mistero.

L'autrice è in continua comunione con la natura e questa così diviene il correlativo oggettivo dell'ispirazione profonda che urge nell'anima: un intervento razionale, che ricorda Eliot o Montale, purifica e cifra il sentire che decantato emerge in versi calibrati, netti, ove ogni parola si carica di pregnanza semantica. Quantitativamente notevole è l'occorrenza del termine "guado", spia nominale di un attraversamento memoriale che talvolta parte dal vissuto, altre volte porta a questo: "recidendo le corde che legavano | i sogni alle stelle | spegnendosi poi | lentamente nel guado-margine e forza fra la vita e la morte | ora indagine postuma" (Indagine postuma); oppure diviene luogo che si fatica a non dimenticare, luogo involontariamente rimosso: "Non poteva dissolversi nel nulla tra le foglie marcite del guado | velenoso volto del male, agguato" (Bora di Tracia). Insomma luogo ambiguo di vita e di morte, di colpa e di riscatto, di tenace speranza: "la fata maligna s'è invece inserita ricacciando | nel guado il coraggio tenace ", ma "non è ancora sera è soltanto un meriggio nebbioso" (Fata maligna).

Altra parola ricorrente nei testi poetici è "agguato", anch'essa allegoria vuota, che si declina in vari modi: agguato di amore, agguato di umano dolore, di morte, di pensieri indecifrabili, all'apparenza come in un giallo da dipanare. La polisemia, insomma, caratterizza la poesia di Francesca Simonetti e per questo il lettore può comunque trovare nel leggerla una parte di sé.

L'amore, il valore della poesia, la sofferenza umana, l'eterno, sono i temi dominanti che la Musa ispiratrice della poetessa offre in "satura lanx" al lettore, perché ne gusti il sapore umano, il garbo, l'essenzialità e il rigore espressivo che domina senza mai avvilirla, la materia del canto.

Di "intensità concettuale" e di "religiosità sapiente" parla Giorgio Bárberi-Squarotti nella lettera del 3 marzo 2007 alla Simonetti, a proposito dell'ultima opera Nei meandri del tempo a ritroso (Edizioni del Leone, gennaio 2007, con prefazione di Paolo Ruffilli) e conclude "e molto ammiro la divina malinconia dei colloqui con amici e memoria".

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