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Profumo di menta

Profumo di menta è l’ultima silloge poetica di Giulia Maggì, una raccolta ampia che raccoglie tantissime poesie, ma che rivela anche le sue competenze fotografiche, infatti non sono pochi i testi che vengono illustrati attraverso le foto; potrebbe dirsi che la stessa ispirazione talvolta tende ad esplicarsi nella duplice direzione artistica del verso e dell’immagine, compenetrandosi e completandosi a vicenda.

Si è già detto che la raccolta è molto ampia: 79 poesie, attraverso le quali, emozioni, sentimenti, pensieri, momenti di vita, personaggi, fatti scorrono davanti ai nostri occhi e penetrano nell’animo del lettore, mettendo a nudo l’animo e la vita di Giulia. Alla silloge la poetessa ha dato un titolo simbolico Profumo di menta, che è anche il titolo di un testo poetico, ma avrebbe potuto titolarsi “Una vita”, perché di fatto è la sua vita che Giulia trasforma in versi, ma è anche vero che la sua vita può sicuramente trovare un emblema simbolico in un cespuglio di menta. Pianta aromatica,dal profumo forte, intenso,così come intensa di passioni è la vita di Giulia, che non a caso ha scelto tale titolo nel raccontare la sua vita.

La narrazione poetica parla di amori vissuti con caliente passione, in spiagge assolate e tra onde carezzevoli, come, ad esempio, la lirica “Ho respirato” che segna l’incipit della silloge : “Sì… | farci rincorrere dal sole| dondolarci tra onde carezzevoli | ... | ... mi sono | nascosta nella frescura delle tue braccia | dove gocce di ghiaccio | si sciolgono tra rivoli di baci...” Il mare e tutta la realtà che semanticamente ad esso è collegabile è in genere per Giulia espressione di positività. Può dirsi che la dimensione spaziale dell’acqua è a livello inconscio il luogo della passione dell’effondersi della sensualità, ma anche dei ricordi infantili, insomma il luogo dell’essere e della pienezza, il luogo della vita e della vitalità: “Sdraiata sulla sabbia con gli occhi | socchiusi ascolto il mare.| Percorro la strada dei miei ricordi: | conchiglie e giochi di bimba | ... Divenuta grande … |  … il mio corpo vibra al suo contatto, | quasi penetrandolo, prendo vita.” (Conchiglia, pag. 33). Viene spontaneo accostare il valore che la Maggì dà al mare allo stesso valore positivo che ad esso dà in Ossi di seppia, Montale che a Monterosso, la località marittima di recente distrutta dall’alluvione, trascorreva durante l’infanzia e l’adolescenza, la stagione estiva.

Ma ritorniamo al titolo, Profumo di menta: la menta è anche essenza indispensabile nell’arte culinaria, in particolare in alcuni piatti tipici siciliani e Giulia è stata ed è sicuramente elemento importante nella vita di molte persone che a loro volta le sono care, a partire dai familiari. Bellissima è a tal riguardo la poesia dedicata al figlio: “Un amore sviscerato, |  lui, mio figlio | con enfasi mi diceva:- Sei bella, mamma | Nessun bacio è come il suo | ... (Mio figlio, pag. 75).

Il profumo di menta funge anche da occasione, come la maddalene di Proust, per fare riaffiorare alla mente quell’amore che proprio in tale profumo trova la metafora simbolica in cui esso si identifica, infatti nella lirica che porta il titolo della raccolta, leggiamo: “Ti cerco in quel cespuglio di menta | in quell’odore forte che il | vento soffiando ha portato via (Profumo di menta, pag. 82), ma la proustiana maddalene può essere una cartolina, un quadro, un faro, tutte occasioni che consentono l’affiorare di ricordi lontani attraverso i quali in un continuo rimando alla realtà presente, la poetessa è perennemente tesa a dare significazione e valore alla vita, cercando di eludere e fuggire dai momenti di crisi, dai vuoti esistenziali che pur non mancano. Così in versi pregnanti si legge: “Ho spogliato il mare | il turbinio del vento ha attraversato | l’anima poi, … il nulla … | vedo la mia nudità” (Nudità, pag 16). Ma nel momento stesso in cui il vuoto esistenziale sembra volerla stritolare, la poetessa con un atto eccezionale di ribellione agogna l’infinito, desidera volare: “il volo si libera nell’aria | io come un aquilone vibro,leggiamo, ad esempio, in “Volo che vibra” (pag. 40), oppure s’immerge nella natura con la quale instaura, come Pascoli, una corrispondenza emotivo-sentimentale. Significativa a tal riguardo è la lirica “Asfalto” (pag. 22), dove però alla sintonia tra l’io e la natura che caratterizza la prima parte della lirica, si sostituisce nella seconda il contrasto tra l’io e l’artificiosità della modernità, rappresentata simbolicamente dall’asfalto, che opprimente e soffocante, non toglie tuttavia la volontà di esserci (“Non mi lascio abbattere, e prendendo| forza e vigore | …| in quell’asfalto | io rinascerò), di esistere sia nella propria identità soggettiva, sia nell’impegno sociale che Giulia manifesta denunciando in molti altri testi poetici la corruzione, l’annullamento della dignità umana, operato nei manicomi e piange anche per la sua terra, avvilita da molti di questi mali. Ad esempio, “La mia Sicilia” (pag.47) è una poesia dolce, legata ai ricordi, ma in cui la bellezza memoriale della natura si mescola alla denunzia del più terribile male sociale della nostra terra: la mafia. Come il sartriano Antonio Roquentin della Nausea la Maggì nella scelta, pur essa dolorosa, dell’impegno, trova il superamento dei momenti di angoscia, di noia, di vuoto, che a volte come acque impetuose di un fiume in piena escono dall’alveo del nostro cuore e ci invadono la mente e le membra, rendendo senza senso la nostra vita; momenti terribili che anche la nostra Giulia non manca di vivere e subire. Precedentemente ho parlato di narrazione poetica, un ossimoro voluto, perché se è vero che la narrazione non è poesia e la poesia non è narrazione è anche vero che la silloge poetica Profumo di menta in forma poetica e con un tono talvolta crepuscolare ci narra la vita interiore di Giulia, infatti non a caso, si è detto che potrebbe titolarsi una vita. Il suo sentire, il suo porsi di fronte alle problematiche sociali, di fronte ai suoi affetti sono l’ordito e la trama del tessuto poetico di questa raccolta. Le foto che s’intercalano tra le pagine, si consenta la prosecutio della metafora, sono fiori dipinti sulla stessa stoffa, atte a renderla ancora più preziosa ed originale. Stilisticamente l’opera si caratterizza per un lessico pregnante, in grado di cogliere l’essenza profonda dell’ispirazione e, a tal fine, non disdegna di tanto in tanto l’uso del dialetto, ma sono soprattutto le metafore ed i simboli, gli strumenti attraverso i quali realmente, l’autrice focalizza i nuclei ispiratori della sua poesia; un’altra figura retorica che s’incontra di frequente è l’anafora ed è anch’essa confluente al suddetto fine, ad esempio, nella poesia “Ti desidero” (pag. 85), il ripetersi continuo di tale frase, accresce notevolmente il senso di quel desiderio.
Recensione
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