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Rosalia de' Sinibaldi (dramma in tre atti)

Ancora una volta Rosa Mingoia, con la trasposizione teatrale del suo romanzo, “Rosalia De’ Sinibaldi”, rivela le poliedriche qualità artistiche che la caratterizzano, infatti oltreché essere nota scrittrice, poetessa e pittrice, adesso rivela le sue ottime qualità drammaturgiche, mettendo in scena il suo omonimo romanzo che tratta, come il titolo stesso comunica la storia di Santa Rosolia, patrona di Palermo, per aver liberato i suoi cittadini dalla pestilenza.

L’opera è un inno alla libertà, una denuncia delle convenzioni sociali che talvolta, proprio presso la nobiltà, erano inoppugnabili ed inderogabili, pena la reputazione della famiglia, l’offuscarsi della sua fama, ma a Rosolia poco interessa tutto ciò, perché lei è innamorata di qualcun altro, di qualcuno che trascende i limiti delle convenzioni sociali, di qualcuno che è al di là dei limiti umani: lei è innamorata di DIO, che trascende il tempo e la storia e non condivide i compromessi a cui spesso si adegua il genere umano.

Rosa Mingoia con abilità sa rendere il travaglio psicologico della ragazza che con tenacia resiste, sino ad allontanarsi dalla famiglia e ad andarsene da sola sul monte Pellegrino, in un grotta dove, pur subendo varie tentazioni demoniache, può esplicare appieno il suo Amore, prima da viva verso Dio, attraverso un continuo dialogo con Lui e gli Angeli e poi da morta per la sua città, liberandola dalla peste.

Un dramma sostanzialmente a lieto fine, caratterizzato da battute pregnanti, tutte confluenti appieno a rendere vivi sia i parametri mentali della nobiltà del tempo, quanto il travaglio interiore di Rosalia, che nell’ assolutezza del suo amore verso Dio, riesce a sconfiggere sia le imposizioni familiari, sia le tentazioni demoniache.

Le didascalie ampie e dettagliate aiutano il lettore e il regista a costruirsi l’immagine mentale dei luoghi e alla conoscenza del contesto sociale che lo caratterizza. Una rappresentazione scenica fedele anche nei costumi, sicuramente potrebbe avvalorare il valore storico, religioso ed artistico del dramma.

Recensione
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