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Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo

Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo” è un titolo che in sé racchiude l’essenza esistenziale di questa nuova silloge di Antonino Schiera.

Un sintagma propositore di una filosofia di vita che trova nella parola “resistenza” il suo significato. “….Solidi come la roccia, \ flessibili come le canne \...”(Mostriciattolo sferico, pag 9) dobbiamo percorrere il nostro sentiero, non solo lottando oggi contro il comune pericolo che attanaglia l’umanità, il corona virus, ma anche nel percorso esistenziale e sociale che individualmente, ad ognuno di noi l’esistenza riserva. E in questo cammino la natura con le sue albe, i suoi tramonti e con le creature viventi che amorevolmente ospita, diventa anche per lui amica ospitante e perciò compagna insostituibile con la quale condividere e convivere ogni palpito ed ogni emozione, sia che essa si ponga in sintonia, sia che si ponga in antitesi con il nostro particolare sentire in uno specifico momento della vita.

Insomma Antonino Schiera, grazie anche all’ubicazione della sua dimora, Mondello, là dove l’incanto magico della nostra terra di più si mostra, instaura con la natura un rapporto sincretico ed analogico che diviene poesia e ricorda molto il Leopardi de “L’infinito”, perché, come sostiene Lucàcs è espressione del tipico, in quanto sintesi di un’idea generale e di una situazione particolare, insomma essa trasforma momenti, avvenimenti specifici in situazioni universali, in cui ogni lettore può ritrovarsi, trovando in essa un’esplicazione del suo sé.

Ma non solo la natura nei versi di Schiera è espressione di sintesi,ma anche l’Amore, infatti esso è un sentimento fortemente nutrito ed alimentato, sia che lo esplichi nei confronti dei suoi cari o della sua donna “genetrice elegante e sinuosa”, che conduce i suoi “pensieri dentro porti sicuri”(Viale resinoso, pag.18) e che oscura ogni dimensione temporale, dando all’oggi , una valenza di eterno che pur illuminando anche l’hic et nunc, sembra aprire all’ultraterreno perché “… non importa in quale \ momento della nostra vita ci siamo incontrati \ ora desidero solo amarti” prosegue a dire il poeta e con lei “… incede lungo il viale resinoso \ che conduce alla felicità” (ibidem), o ancora nei confronti degli umili e degli oppressi, quali gl’immigrati che lo conducono a sospirare “… quando la brezza marina \ olezza di morte, annaspano umani \ sul mare rosso di sangue.” (Sospiro, pag.29), sia che volga il suo sguardo all’invidia, alla superbia, alla prepotenza e all’egotismo che caratterizza la società attuale ed auspichi,anche se con scetticismo, il ritorno all’amore, alla solidarietà e al rispetto disinteressato per l’altro, coesi nel desiderio “… di poterci incontrare \ di nuovo con la spada nel fodero \ e il cuore che palpita ancora” (Cova, pag.15).

I versi sono liberi, ma animati da un ritmo consono all’ispirazione che li ha generati, ulteriormente avvalorato da rime sparse, come, ad esempio, “…giornata \ …delicata” (Tramonto, pag.17), ”… carezzare \ … baciare” (Sciabordio, pag 21), etc… e da consonanze ed assonanze. Il lessico infine, coglie appieno con pregnanza semantica “lo sciabordio vitale” che nasce dall’urto con il cielo plumbeo della vita.

Recensione
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