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Scorci di vita

Scorci di vita”, un titolo semplice, ma pregnante che subito pone il lettore di fronte alle tematiche della silloge, ossia momenti di vita, di vissuto e, insieme sentimenti, emozioni che da essi si sono generati, i quali a loro volta trovano il loro correlativo oggettivo, come in Eliot o in Montale che al primo si rifà, nella realtà, nella natura costantemente partecipe del sentire della poetessa.

“…\ Trafitta da fulmini roventi \ la mia anima giace”, si legge, ad esempio, nella lirica “Temporali d’estate,”dove i fulmini sono il correlativo oggettivo di sofferenze, dolori pungenti, o ancora nella stessa lirica , nel penultimo verso colpiscono il lettore quelle: “gocce di grandine negli occhi,” dove la grandine è correlativo di lacrime che oscurano la vista del cielo.

La vita nel suo scorrere induce ad una certa età ad apprezzare “…\ il presente \ che scorre lento \ e si appresta alla fine.\...” (Vivere il tempo, pag.47), ma anche a guardare, a focalizzare i ricordi che emergono dai meandri oscuri della mente. Così persone care, luoghi, ricordati in momenti cruciali che si sono incisi nella memoria in modo indelebile diventano l’oggetto del poetare. Personaggi, momenti, sentimenti latenti diventano sogni e poi parole , poesie, canto lirico in cui la sofferenza esprimendosi, trova riscatto, catarsi, purificazione dell’anima, come si evince chiaramente nella lirica “Voi”(Pag.35, leggere).

Ma la sofferenza che circonda i ricordi lontani, non nasce dal nulla , infatti non si soffrirebbe se il niente, nel processo di inevitabile decadenza di ogni valore della nostra civiltà,come sostiene Nietzsche, caratterizzasse l’esistenza, ma nasce dall’amore: l’amore per la famiglia, i propri cari, ma anche per la società ed il mondo che ci circonda, infatti nella silloge non mancano le liriche che allargano la prospettiva fuori dall’io e dalla famiglia per espandersi nella società e nel mondo.

Così trovano voce le donne e la violenza su indifese bambine, la strage di Aleppo ed altre tematiche ancora. L’amore quindi, nel suo esplicarsi assume vesti diversi, in base all’oggetto a cui si rivolge,ma in ogni caso è forza propulsiva della vita, è energia rigenerante, è il fuoco che brucia dentro e non si placa, finché non dai, finché non ti dai e, proprio perché tale c’è anche e soprattutto lui con l’amore che le dà e li unisce in un afflato, insieme quasi mistico e sensuale come si legge nella lirica “Parole mute,” il cui ossimorico titolo già rivela l’afflato del cuore che trova estatico e nello stesso tempo tangibile incanto in quel bacio sulla riva del mare.

(leggere poesia, pag.8), ma il tempo passa, abitudine di vita, solitudine si sostituiscono al fuoco ruggente, per cui lei percorre ormai “vie battute \ da attimi d’amore.\...” Troverà “un giorno un sorriso \ che allieti” le sue “sere?\ Un abbraccio che” la “riscaldi \ dal gelo della notte?” Ma nel cantare l’espandersi e lo spegnersi dell’ amore, nel proporlo in tutte le sue manifestazioni, ad emergere è soprattutto l’io che lo vive e lo dona, l’io che soffre nel perderlo o nel non trovarlo, sicchè i sintagmi antinomici “sofferenza è amore, amore è sofferenza” per Rosa Maria, al di là della letterale figura retorica in tali parole presente, sono realtà vive in compresenza e questa compresenza esistenziale fa sì che la speranza non muoia mai e uno spiraglio “da una porta chiusa\ illumina” le sue “membra stanche” (Travaglio,pag.52).

I versi sono liberi, ma non mancano accorgimenti tecnici, quali rime, assonanze, consonanze anche tra versi lontani tra loro, quali, ad esempio “… “… trasportare\ … andare (rima baciata in Il pescatore, pag.67), randagi \ …. Solitari” (assonanza in Dama bianca, pag.53), ….sogno\ … benigno” (consonanza in Si consuma il tempo, pag.68) che insieme al ritmo creato dagli ictus danno armonica musicalità ai versi, né mancano le figure retoriche, quali metonimie (es. : “fra le pieghe del tuo cuore”, in Non ci sei, pag.51), anafore (es. “Sono la brezza …\ Sono il bacio…\ Sono gli occhi…” in Ai miei figli, pag.49), etc…

Insomma siamo di fronte ad una silloge poetica che, pur nella libertà formale che caratterizza la poesia contemporanea, presenta i caratteri formali essenziali che distinguono la vera poesia dalla prosa.

Recensione
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