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Silenzi Alati

La tematica della raccolta, Silenzi alati di Antonella Cardella è essenzialmente esistenziale, ma trattasi di un io che non guarda solo i meandri reconditi del suo animo, ma anche la realtà esterna in relazione alle ripercussioni che essa determina nella sua interiorità, insomma è un io che interagisce anche con la natura ed il mondo che lo circonda e dà con i versi sostanza verbale all’interiorizzazione emotiva che si genera nell’anima. Insomma siamo di fronte ad una poetica antitetica a quella eliotiana, infatti la realtà esterna,oggettiva non è più un corrispettivo del sentire, ma al contrario il reale si interiorizza e suscita emozioni . Tale processo che dall’esterno procede verso l’interno, determina la natura introspettiva della silloge che propone al lettore suggestioni, emozioni che trovano nella leggerezza del lessico e nel ritmo lento dei versi la loro espressione, così nella lirica Distrazione (pag.13), il risveglio della primavera suscita “speranze….dimentiche di vita”, oppure in Momento magico (pag.11), il cielo illuminato di stelle, diventa un momento magico che trasforma “le ansie…. in pensieri sublimi”. Numerose sono le occorrenze del termine “silenzio” che, come ulteriormente conferma il titolo, è da considerarsi la parola-chiave, intorno a cui ruota la meditazione poetica di Antonella Cardella, infatti

Il silenzio è la condizione essenziale perché l’anima apra le sue ali, dispieghi il suo sguardo e sveli il suo sentire, infatti è ancestrale creatura | colorata di arcane | voci (Il silenzio, pag.34) e perciò ossimoricamente “cinguetta, gracchia, pigola” (Settembre a torre Archirafi, (pag. 40), ma “il silenzio” sa essere anche “silenzioso” e “in silenzio uccide”.(Il silenzio silenzioso, pag. 55) .La poetessa, al di là dell’abilità artistica che mostra nel far coesistere la figura etimologica con il poliptoto nell’ambito del distico finale, rivela come il silenzio diventa insignificante e vuoto se perde la funzione di mediatore delle voci dell’anima, in una sorta di connubio solidale e complice. Ma raramente, come si sostiene nella suddetta lirica, la poetessa è come un riccio chiuso nel suo inquietante silenzio a causa degli aculei che lo rendono inavvicinabile, lei ha il dono della parola e in essa può trovare l’esplicazione della sua essenza, la sua libertà, la sua e l’altrui catarsi, infatti se la parola può divenire strumento del dittatore ”“per condurre tutti al suo volere”, è anche “lamento incerto dei progenitori” | canto soave…. | mirato al dialogare”“, o ancora poesia che non accetta condizionamenti e “libra alto”, senza farsi violare “per la giustizia e per la pace”, ma soprattutto è diventata vangelo, voce del “Verbo” divino (Parola, pag. 51).

Questi versi sono espressione di una poetica che tende a sacralizzare la funzione del poeta e della sua parola che ,come quella di Cristo è epifanica, rivelatrice di valori e significazioni, che attraverso sussulti ed emozioni emergono nei “silenzi alati” della poesia. La semplicità lessicale, la raffinata versificazione, dove anche la disposizione grafica delle parole si carica d’importanza, l’uso frequente di metafore che, grazie alla pregnanza della contiguità semantica tra significante e significato, non velano ma svelano,fanno emergere condizioni interiori profonde che si espandono dall’io che si ascolta, alla natura, all’alter ego, come essenza significante della sua stessa esistenza.

Recensione
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