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La raccolta poetica Tra illusione e realtà di Alessandro Lo Iacono possiamo definirla un romanzo d’amore, infatti come Catullo nel suo Liber o Petrarca nel suo Canzoniere, per menzionare solo due classici tra i tanti della letteratura latina ed italiana, narra in versi il suo amore per Luce, novella Laura più che Lesbia, visto che non si concede al poeta, non solo perché “sta con un altro” ma soprattutto perché egli non manifesta mai espressamente il suo amore, sicché protagonista di questa storia non è l’oggetto dell’amore, ma il soggetto che ama, sospira e scrive e che, come Petrarca, indaga a fondo il suo animo, i suoi tormenti, le sue fugaci speranze. Né di Luce, così come di Laura nel Canzoniere, vediamo un ritratto compiuto: ad emergere sono solo il suo sorriso, i suoi occhi e nulla più.

A sporadici momenti d’illusione, succedono lunghi periodi di tormenti, di profonde e disperate solitudini in cui tutto perde significato e consistenza. Spesso la natura vive in sintonia con il dolore del poeta, di conseguenza spesso il cielo è grigio, umbratile e piovoso( la tempesta cancella il sereno | il cielo si tinge di grigio…, in Da lontano ti guardo), gli alberi sono spogli, e il soffio freddo del vento si identifica con il suo gelido cuore (Un vento glaciale investe il mio cuore | e addormenta il fuoco che brucia per te…, in Freddo), talvolta appare anche indifferente, come la restante umanità, che frenetica continua a muoversi nella sua banale quotidianità (Questa grande entità estranea | che è il mondo | ha come sottofondo | un continuo brusio | un martellante tum tum…, in In questo tempo), talaltra invece, essa, nel suo splendore primaverile accompagna le illusioni e i sogni del poeta, o lo sporadico apparire di Luce (Soffice bambagia si posa sui monti | e le foglie bagnate riacquistano colore | … ed abbraccio te | piccolo dolce essere umano, in Io, te e l’universo).

Comunque il tono prevalente della raccolta tende ad essere malinconico se non pessimista, perché di fronte alla non “corrispondenza d’amorosi sensi” (Foscolo, I Sepolcri), il poeta cade in una profonda crisi esistenziale che solo a momenti riesce ad attutirsi attraverso la sublimazione dell’amore, consista questa in un ritorno a Dio, o nella semplice malinconica rimembranza che talvolta, proiettandosi in una dimensione futura, osa uscire dal passato e proporsi come speranza.

I Lirici greci, i Neoteroi e gli Elegiaci latini, le letterature di tutti i tempi e di tutti i luoghi ci hanno lasciato bellissime raccolte e, in genere, poesie d’amore, ma limitandoci all’ambito della letteratura italiana, in questo contesto non possiamo non ricordare, oltre il già citato Petrarca, alcuni dei più significativi poeti italiani che hanno fatto delle donne da loro amate, oggetto d’ispirazione e di altissima poesia: da Jacopo da Lentini, a Dante, a Guido Cavalcanti e passando dalle origini della letteratura italiana al Novecento e ai contemporanei, solo per citare qualche nome, Gozzano, Pavese, Saba, Montale, Laurano e le citazioni potrebbero continuare a lungo, sino, per citare almeno un nome femminile a Franca Alaimo, ebbene Alessandro Lo Iacono con ”la sua parola innamorata” per riprendere il titolo di una nota antologia contemporanea, presenta in erba requisiti per domani, coniugando, secondo il precetto oraziano,”ingenium et ars, essere annoverato, tra così nobile schiera, quasi “sesto tra cotanto senno” (Div. Commedia, Inferno, c.IV), infatti le sue poesie d’amore si caratterizzano per semplicità compositiva e per freschezza sentimentale quasi adolescenziale, sia che sogni e si illuda, sia che si tormenti. Se tale semplicità e freschezza rendono i versi coinvolgenti, un’attenta indagine intertestuale li rende anche culturalmente accattivanti.

Leggasi, ad esempio, la lirica introduttiva ”Al quaderno della passione” in cui il poeta si rivolge direttamente al quaderno, perché custodisca nel suo interno le sue parole”intrise di passione e di sentimento”, qui chiaramente si evince l’influsso di G. Cavalcanti ed in particolare della sua nota poesia”Noi sian le triste penne isbigotite”, anche se lo stilnovista personifica gli oggetti della scrittura e li rende parlanti come altro da sé, ma entrambi alla fine si rivolgono al lettore affinché tenga in considerazione i loro versi; oppure si legga la poesia “Da lontano ti guardo”, dove il verso ”vedendo la morte attraverso i tuoi occhi”, senz’altro ricorda famosissimi versi di C. Pavese.

La silloge si può considerare un prosimetro, poiché l’aprono e la chiudono alcune pagine in prosa, in cui il poeta quasi bisognoso di un marchio a fuoco,che al di là dell’espandersi lirico, ulteriormente chiarifichi a se stesso e ai lettori il suo sentire, descrive la sua storia d’amore: la sua follia, il suo tormento, la sua rassegnata accettazione nella speranza che un’altra donna possa colmare il vuoto esistenziale che la non corrispondenza di Luce gli ha creato, inoltre Lo Iacono spera che, come Dante ha dato immortalità a Beatrice attraverso la Vita nova e soprattutto la Divina Commedia, anche i suoi versi diano eternità a Luce. Ambizione? No, semplicemente consapevolezza del potere eternatore della parola, tipico di chi considera la scrittura e, nello specifico la poesia, lo strumento più efficace di espressione d’identità.

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