Servizi
Contatti

Eventi


Un canto di parole

La silloge di Maria Lizzio già dal titolo, “Un canto di parole” rivela il valore catartico della poesia, infatti essa, dando consistenza verbale al nostro sentire, consente di comunicarlo, condividerlo, determinando nell’io una sorta di purificazione, di liberazione che fa volare l’animo in alto, verso cieli privi di nubi.

La raccolta è suddivisa in tre sezioni: ”Canti d’esilio, Canti di crepuscolo, Canti di cielo”, che , in un certo senso, segnano un percorso che dal dolore derivante dall’assenza e da un vuoto, che annulla anche la dimensione temporale in un “vortice stagnante” (Buio, pag.40), progressivamente giunge a un barlume di luce che penetra dalla “Persiana socchiusa \ sull’uliveto grigio\...” (Il sole sulla persiana, pag. 64) e le consente l’incipit di un’ascesa valoriale che trova ”Un gomitolo di luce\…” che “spazza ogni malinconia” (Mattino sul mare, pag.92), nell’ammirazione dell’arte e di artisti, negli affetti familiari e nel ritorno dell’amato, ormai non più come ombra, ma compatta ed integra presenza.

E’presente quasi un percorso dantesco, ma vissuto personalmente, non da spettatore che medita e riflette su ciò che vede, pertanto siamo di fronte ad un’interrotta sequenza in cui i personaggi vivono nel modo in cui si riflettono all’intermo del suo animo, nei sentimenti nelle emozioni che hanno suscitato, suscitano o susciteranno nella sua interiorità.

Insomma la poetessa cerca di verbalizzare il suo mondo, il suo cammino interiore e la parola così diventa canto poetico in grado di dare consistenza ai segnali che provengono dalle zone profonde dell’io; una raccolta d’indizi quindi, di spezzoni di vissuto, anche solo a livello psichico- emozionale che, come per Antonella Anedda , trovano in un discorso affilato e profondo, che prende corpo nel confine perimetrato del verso, la loro più sincera espressione.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza