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Un sogno che sosta

Poesia densa profonda che induce il lettore a meditazione. La prima lirica, Un sogno che sosta, che dà il titolo anche all’intera silloge, è contemporaneamente espressione dell’ideologia dell’autore: nel processo a ritroso della sua vita, Rescigno coglie anche il significato della storia dell’umanità: un percorso che tende a tornare là da dove venimmo e, a tarda età, tutto appare nella memoria come “... un sogno che sosta” tra dolori e gioie tra “ cadute di foglie e festa di fiori” (Un sogno che sosta, pag.17).

Tutta la raccolta può considerarsi ora come lo svolgersi stesso del sogno tra nostalgici ricordi di eventi e d’ indelebili amori, ora espressione dolce-amara di consapevolezza del finire dei giorni della vita terrena: “Della vita ci resta poco o niente, \ Noi, compagni di noi stessi, \ coi nostri sogni i nostri peccati \ pronti a sfociare nell’azzurro”(Giungono giorni, pag.24). Così il poeta anziano tra altri anziani, al tramonto del sole “sempre con lo stesso passo” va ...”a concedersi \ lunghi respiri di mare” (Prima del ritiro del sole”, pag.18), oppure “a fine settimana,\ cercare il mare,\ disperdervi le angosce \ guardare ad occhi socchiusi \ la morte della luce \ è la cura di oggi \ per sopravvivere domani”. (Felicità, pag.19), ma l’oggi non distrugge l’ieri e la mente torna ora con sofferenza e rassegnata malinconia, a quel giorno di primavera quando la sua mamma morì: “Eravamo giunti \ al decimo giorno di primavera \ e il sole non voleva sorgere” (Un giorno di primavera, pag.25 ),ora con tenera nostalgia ai giorni della lieta gioventù “che si fugge tuttavia”, come cantava Lorenzo De’ Medici, nel Trionfo di Bacco ed Arianna, quando la vita sembra sorridere e con la donna amata si corre ad incontrarla :”Mano nella mano \ si passava \ il ponte... \ .... \ E si correva ad incontrar la vita” (Il ponte sulla Solofrana, pag.83), complice la natura ruffiana: “Parlavano le mani tra le erbe... \ ... \ Parlavano per noi con favole di fiore \ le more riposte nel paniere” (Così sapeva amare il cuore, pag.85).

Né manca la presenza divina che dà significazione a quel “ da dove venimmo” in cui si conclude il cammino sinuoso ed eterogeneo dell’esistenza. L’anima, quasi come diairetica espressione dell’idea platonica, ritorna là da cui è discesa,torna ad unirsi all’essenza metafisica da cui si è staccata, incarnandosi nella corporeità dell’io e, se per tutta la vita non ci lasciano” quelle piogge di lapilli \ che ci bruciano anima e carne (Cose buone, pag.20), essi tuttavia fanno parte del cammino che intraprendiamo tutti “ per tutti i mattini \ della vita” (Se vuoi vedere Dio, pag.120), per effettuare infine quell’ascesa che a Dio ci unirà di nuovo.

Nella proposizione poetica di tale discesa- ascensionale, l’io non si ferma al suo ente, ma sa volgere lo sguardo anche intorno a sé , all’esistente e, fuori da sé, non può non accorgersi che Dio nel suo infinito amore, se scendesse di nuovo sulla terra, l’uomo nella sua malvagità e nel suo egoismo estremo lo ucciderebbe ancora, a meno che egli con il suo ritorno sfami l’umanità ed estingua gli odi e dia la pace con la forza del suo amore, poiché l’umanità” non vuole imparare che ha \ da spartire il suo grano \ augurare al nemico la pace \ prestare coraggio al dolore \ di chi perde e di cade” (Gli stessi uomini lo stesso Dio lo stesso amore, pag.121).

Tutto ciò è detto con parole semplici, chiare nella significazione e, pur quando il linguaggio diventa talvolta metaforico, esso non rende mai non intellegibile il testo, cosicché il lettore nella immediata comprensione del pensiero e del sentire del poeta, riesce meglio ad abbandonarsi alla musicalità che il ritmo e le numerose assonanze concedono ai versi.

Recensione
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