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Alessandro Ticozzi, tra il comico e il drammatico, racconta

Si era da poco laureato al Dams di Padova quando Alessandro Ticozzi debutta nella letteratura italiana con il libro Farsallitaliana (Logos Edizioni, Padova 2007), menzione che prelude al lavoro successivo L’Italia di Alberto Sordi (Fermenti Editrice, Roma 2009).  Due approcci totalmente diversi per due libri di un giovane talento italiano che mostra un’estrema versatilità e capacità di narrazione, correlate alla sapiente conoscenza della verità storica e della società italiana ed estera di questi tempi ed alla a volte drammatica, a volte farsesca pittura dei giorni nostri e di quelli che furono gli anni d’oro di Alberto Sordi e di tutta quella stirpe di attori che si protrae ancora oggi, passando da Tornatore a Tarantino e molti altri. Attento amatore dei tempi andati, Ticozzi offre, allo stesso tempo, una panoramica dettagliata sui sentimenti di un giovane, inteso non come l’alter ego del libro “Farsallitaliana” e quelli meno visibili agli occhi della massa popolare dell’intenso Alberto Sordi.

Per Farsallitaliana il genere neo-drammatico è palpabile, l’influenza negativa dei mass media, i soprusi odierni, la falsità e la voglia di arrivismo sono argomenti fondamentali per comprendere l’opera di Ticozzi. Egli infatti mette in luce le caratteristiche di un autore sfigato, alla prese di una realtà cruda, eccessivamente materialista dei personaggi che incontra durante l’arco della giornata che vive e mette in luce quella massa di nuovi imprenditori dello spettacolo che possiede solo i sintomi postumi dei film che hanno portato l’Italia alla “gloria”. Per lui, come all’inizio della storia, la somma utopia è quella di vincere l’Oscar, riuscendo così a snobbare grandissimi come Al Pacino e molti altri, attestando di essere riuscito a realizzare il suo sogno, ma a svegliarlo dal sonno è la madre, la quale lo rende consapevole che un nuovo giorno sta per cominciare e che è già in ritardo per andare al Dams, finendo poi per arrivare a fare sesso con una ragazzina, probabilmente inconscia e che ha delle nozioni, circa la modalità di arrivare nel piccolo schermo del tutto fantasiose e immediate, tanto da lasciarsi trasportare nel turbinio della speranza, come per l’autore è, di entrare un giorno a far parte del mondo dello spettacolo, ma tutto è solo un desiderio immaginato e irrealizzabile che si conclude con la riflessione drammatica, ma altrettanto ricca di speranza di riuscire a prendere l’oggetto dei desideri: l’Oscar.

In L’Italia di Alberto Sordi, Alessandro Ticozzi racconta la storia dell’italiano per eccellenza, colui che è stato al centro dell’attenzione mediatica e cinematografica – il mitico Alberto Sordi – attraverso un saggio, in cui, memore di un lavoro di ricerca approfondito sulla cinematografia dell’attore romano, analizza la sua maschera, ripercorrendo i film, riusciti o meno che siano, ritraendo all’inizio lo sfondo di una Roma papalina, per poi arrivare alla delineazione contemporanea dell’attore, ripercorrendone i cambiamenti caratteriali, umorali, le amicizie del tempo e la sua appartenenza politica, l’immedesimazione nelle sue opere e all’appartenenza borghese alla società di un’Italietta sconfitta ed appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale,  fino ad arrivare a Tangentopoli e all’avvio dell’era berlusconiana. Alberto Sordi, tramite l’analisi attenta e dettagliata, viene messo in luce dall’autore come la possibilità del riscatto, come il fautore di uno stile nuovo, burlesco, satirico e ironico – esplicitando anche la negatività di certe sue maschere – e forse l’unico che abbia cambiato la maniera di vedere il cinema. In un centinaio di pagine Ticozzi riesce a costruire, come narratore onnisciente e a volte non prettamente critico sulla storia, la vita, le sensazioni, le opinioni di colui e di coloro che nella loro epoca hanno reso importante e celebre sino all’estero la cinematografia italiana, anche attraverso delle interviste a personaggi noti come Paolo Bonolis, Ugo Gregoretti, Carlo Lizzani, Luigi Magni, Mario Monicelli e Franca Valeri, in cui essi raccontano le loro esperienze, vicissitudini e interpretazioni. Vi sarà forse un momento in cui l’Italia cinematografica prenderà spunto dai lavori di Alessandro Ticozzi, magari per fargli raggiungere, almeno l’Oscar? Ai posteri, l’ardua sentenza.

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