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Ho avuto in omaggio dal professore Vincenzo Rossi il suo libro Michele
Frenna - Mosaicista e lo ringrazio vivamente anche perché l'arte musiva mi
ha attratta e interessata da tempo. Quello che in principio mi ha affascinato di
quest'arte è stato proprio la sua tecnica, mi sembrava impossibile riuscire a
piegare la materia alla geometria dello spirito dando vita ad un'opera d'arte.
Da una recentissima lettura sulla vita di Michelangelo dello scrittore francese
Romain Rolland (Premio Nobel) mi appare questo Grande a farsi i calli in quelle
mani prodigiose per ricavare da un rozzo blocco di marmo un capolavoro.
Similmente mi appare ora questo mio conterraneo artista, Michele Frenna con le
sue piccole cicatrici nelle mani, non meno prodigiose, a tagliare
scrupolosamente e in minime grandezze frammenti di pietre naturali, di
terracotta o di paste vitree variamente colorate, per poi comporre quanto gli
detta la sua ispirazione e fare un'opera d'arte.
In
questo libro nel quale la copertina riflette l'abituale calda attrattiva degli
editi dal "Ponte Italo Americano", attrattiva che per prima invita a consultare
il contenuto dell'opera, il professore Rossi, dopo avere accennato alla
derivazione del termine "mosaico" e alle sue origini, elenca le famose opere del
passato e i principali luoghi dove fiori questa produzione, ad incominciare dal
secolo II a. C.; l'autore poi passa al particolare, all'arte cioè di Michele
Frenna, un agrigentino appassionato mosaicista che "sfidando la rapacità del
tempo", rimarrà a giudizio del Rossi, nella storia della civiltà a testimoniare
i valori sociali, culturali ed estetici. Per raggiungere questo traguardo "è
necessario il coraggio, la costanza e la pazienza per conquistare la perizia con
un lungo e difficile apprendistato, spesso mettendo a rischio... persino
l'integrità fisica". L'autore fa notare come nella vita odierna predomini la
faciloneria e non ci si soffermi ad operare quando s'incontrino difficoltà.
Michele Frenna lottò nella sua vita contro le difficoltà contingenti, ma un
grande dolore lo colpì crudelmente, la perdita di una delle sue figliolette.
Egli cercò di colmare in qualche modo quel grande vuoto iniziando, sostenuto
dalla Fede, l'esecuzione di opere musive, mettendo in atto quanto ferveva da
tempo nella sua aspirazione e nel suo animo: affrontando ostacoli e difficoltà
senza mai perdere la fiducia in se stesso, fedele sempre alla sua vocazione. A
proposito della solitaria ascesa del Frenna, l'autore riporta qualche passo
della bellissima poesia del Pascoli "la Picozza".
Il Rossi segue quindi con particolare interesse e con grande Amore il cammino
ascensionale artistico del Frenna che da autodidatta prosegue con passione il
suo lavoro che consiste, come già accennato, nel ritagliare in minuti tasselli
particelle di vetro per adattarli poi sui disegni predisposti, facendo sì che la
dura materia ridotta in piccolissime parti si adatti alla geometria dello
spirito. Il lavoro era anche materialmente pericoloso per le piccole schegge che
insidiavano le sue mani. Egli affronta i giudizi negativi dei critici d'Arte e
dei galleristi ai quali mandava i suoi lavori perché fossero esposti, ma al
calore della fiamma della sua Arte, sopportando le sue amarezze, prosegue nel
suo lavoro con accentuata fiducia in se stesso e con più grande passione per la
sua opera. Giunge alfine anche per Frenna, come per chi veramente ha del valore,
il tempo del riconoscimento dei grandi pregi dei suoi lavori e la sua fama esce
addirittura dai confini della sua terra: riviste e giornali pubblicano giudizi
favorevoli e illustrazioni delle sue opere, numerose gallerie hanno in perenne
esposizione i suoi lavori. Dopo queste notizie generali sul Frenna l'autore
passa a parlare della sua arte personale che da arte decorativa come lo era
stata, diventa arte figurativa pittorica, vantandone la grande valenza
spirituale-lirica nella distribuzione dei colori, sicché il suo stile "non è mai
decorativo ma sempre espressivo". Qui il Rossi si intrattiene con mirabile
analisi sugli effetti dei colori sapientemente adoperati dal Frenna, trattando
l'argomento con caldo accento di sapiente valutazione. Una descrizione che, pur
non avendo presenti le opere dell'artista, fa partecipare il lettore alla
fruizione della bellezza dei significati sino al culmine dell'entusiasmo. Sono
pagine che vanno lette, superando esse la prosa, come pagine di poesia traendone
quel godimento spirituale che esse emanano.
L'autore continua nella sua ricerca sull'arte del Maestro e ne studia le
tematiche. L'arte musiva del Frenna non si limita solo a ciò che cade sotto il
suo sguardo, ma si estende all'universale; egli passa dal quotidiano dell'oggi
al tempo più remoto e lì dove rifulge la luce della civiltà, visitando il mondo
biblico e la storia tutta, toccando temi sociali, culturali, religiosi, etici
sino ai nostri giorni. Rossi passa con la sua profonda analisi ad esaminare in
modo più particolareggiato alcune opere riprodotte nel libro: man mano che si
procede nella lettura stupiscono le tante sottigliezze artistiche che l'autore
mette in evidenza, bellezze che forse sarebbero sfuggite alla nostra
superficialità.
E ben poco quanto io ho saputo cogliere da questa preziosa opportunità,
percorrere una ideale galleria dove l'Autore del libro presenta opere di un'arte
sino a ieri trascurata, ma che oggi vive la sua ora di celebrità grazie anche
all'opera del Maestro Frenna.
Il libro di Rossi che per il Frenna ha stima ed ammirazione, mette in
evidenza il valore dell'arte del mosaico e la grande capacità del nostro Artista
di esaltarne le virtuose bellezze. Nasce spontanea nel lettore la gratitudine
verso l'Autore che ci ha guidato nel mondo frenniano di serena bellezza
suscitando la nostra ammirazione per l'Artista che oltre tutto ha affrontato il
suo cammino dedicando alla sua ispirazione tutto il suo amore e anche gocce del
suo sangue, come rileva con commozione il Rossi.
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Recensione |
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Michele Frenna mosaicista
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saggistica
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| Autori |
| • | Vincenzo Rossi |
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Edizione:
Il Ponte Italo-americano
New York 1997 |
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| "Pagine critiche" di Orazio Tanelli - pp. 152 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Sìlarus nr.1/1999
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