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Un Eros
sadico, sessualmente sadico, cellularmente sadico, opera una sistematica
violenza secondo con tutti gli appositi strumenti classici del sadismo
consacrato dalla più sfrenata libertà sessuale che no si arretra di fronte a
nessun senso di pudore, a nessuna considerazione logica, a nessun rispetto per
la dignità umana. La donna ne esce sfigurata, snaturata, distrutta, annichilita,
le resta solo il grido della poesia per protestare; a lei non vale alcun moto di
ribellione, perché nulla riesce a fermare l’impulso dell’amante: «Cancer,
| più
bello non conobbi mai uomo crudele | tra staffili e pungoli e punte di coltello
avvelenate. | Ma quegli occhi celesti | di vetrate, lo sguardo | dolce da
morire, il fascino di chi provoca tutto | anima e sangue | m’invade, mi
conquista, mi stra- | pazza e pazza | io divengo ad aspettare il suo colpo
finale».
Il
cancro, la malattia ha depauperato l’autrice del suo corpo ed essa lo sente
parte di se stesso, padrone assoluto della sua persona, costruttore di una nuova
identità: «Mi tiene stretta: bocca sulla bocca, gli di- | stacco la lingua. | Continua a cantaaare…». La poetessa ha il coraggio di guardare negli occhi il suo
stupratore e di pronunciare scandendo con ritmo sonoro l’esito di questo
amplesso: «Cielo che schianto! | Sbattimi, tu Vita al punto | di stremarmi ed
aspetti la Morte il turno ultimo».
Cancer esercita
un potere assoluto nei confronti dei suoi amanti e delle sue amanti come già era
accaduto con Allen Ginsberg e con Arthur Rimbaud e non teme di dissacrare anche
le concezioni religiose: «Cancer per burla recitava Abramo col coltello levato |
ma d’improvviso sopraggiunse l’angelo e disse . | amen, | tutto cancellando». Le
tradizionali risposte al problema del dolore e della morte vengono spazzate vie
dall’irruenza della tragedia: «Cristòs conforto, rivoltato al padre – e pur
sapendo | che non c’è la morte – ma il dolore è immortale | come lo stupro in
vagina d’infanzia». «Uomo di croce non salirci più, | noi non soffriamo se no
soffri tu e il padre | faccia calcoli perfetti e fermi la sua mac- | china
brutale | ai dinosauri, cervelli d’uccelli | e l’uomo mai e l’uomo ancora mai e
l’uomo | masi compaia sulla terra».
La Lenisa, nel
momento di affrontare l’angoscia della malattia, non può esimersi dal risalire
alle cause prime, a chiedersi il perché del dolore e della morte. Non ci
troviamo di fronte alla disquisizione filosofica o alla ricerca di una
spiegazione spinti da motivazioni logiche, ella si tortura in queste domande
sotto l’ondata della disperazione, quella stessa disperazione che colse Cristo
nel Getsemani. Non ci si può sottrarre alla tentazione di paragonare questi
versi al Libro di Giobbe: anche l’autore sacro trovava difficoltà a conciliare
la bontà divina con l’esperienza della sofferenza, infatti la poetessa esclama:
«Io credo in Cristo, lui crede nel Padre, il Padre | non si vede, | se ne parla,
è Persona divina, irrazionale | per la ragione che tutto oltrepassa», ma non si
accontenta di constatare il limite umano, non accetta di entrare in un buio in
cui la fede diventa silenzio e attesa, perché nella seconda sezione intitolata
Via Crucis, ella stessa si
abbassa per provare su di sé il peso della sofferenza.
Nella
prima lirica ricostruisce la Passione con un’angolazione tutta personale: «Non
piangi, | Cristo, il dolore bruciante | mal’odio immane e l’abbandono
| del
Padre»: parole tremende, religiosamente blasfeme, ateisticamente mistiche, con
le quali la ragione si ribella all’Assurdo, alla più contraddittoria assurdità,
talmente inconcepibile dalla mente umana e cioè che Dio ha sofferto e che Dio è
morto. Ma questo non è l’ultimo approdo: «Ora Gesù è deposto ed è la pace,
| il
cielo si è composto, | apre il suo | grembo come madre il sepolcro | onde possa
rinascere. || Primavera | già canta tra le lacrime» | |
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Recensione |
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Eros sadico
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poesia
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| Autori |
| • | Maria Grazia Lenisa |
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Edizione:
Edizioni Orient Express
Castelfrentano 2003 |
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| Preludio di Cristina Allegrini. Postfazione di Sandro Allegrini - pp. 64 |
| prezzo: € 8,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Atelier nr.22/2001
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