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Viaggio nel mondo del paranormale

Il saggio di Francesco di Ciaccia, Da Dio a Satana, accosta un argomento che è oggi ancor vivo, come frequentemente nella storia della cultura: il paranormale mistico, l’“occulto della mente, le potenzialità “sconosciute” dell’uomo. Fondamentalmente l’autore offre al pubblico un’opera latina, in traduzione originale, di Federico Borromeo, il quale, presentando il misticismo dell’epoca in tutta la sua fenomenologia stravagante e complessa, avverte dei pericoli insiti in questo genere di esperienze: trucchi consapevoli e inconsce ambizioni, suggestioni e riscaldate fantasie, affettività morbose e temperamenti melanconici, debolezze fisiche e cervelli scriteriati infangano la mistica soprannaturale. C’è buono spazio anche per i diabolici inganni, ovviamente; ma, tutto sommato e tenuto conto dei tempi, il Borromeo è molto prudente nel chiamare in causa le forze dell’“altro mondo”: le stranezze delle “visioni”, le anomalie delle percezioni, le eccezionalità delle preveggenze e dei “miracoli” vanno interpretate innanzitutto con i normali strumenti della fisiologia e della psicologia, cioè come fenomeni paranormali – diremo noi – della natura umana.

Le vie dell’immaginazione sono infinite, o quasi, i suoi prodotti sono strabilianti: eccedono i confini fissati dalla scienza in un determinato periodo storico. Il cardinale, però, non nega affatto la possibilità dell’estasi “vera”, d’origine divina – come egli si esprime. Anzi, è per salvarne il buon nome che egli si premura di sceverare, nel magma del miracolante misticismo, il grano buono da quello cattivo, proponendo criteri di discriminazione e raccontando tanti fattarelli di mistificazione. Per di più, un controriformista convinto quale fu Federico, affascinato inoltre, personalmente e secentescamente, delle segrete comunicazioni attonite con il “divino”, era mosso dalla persuasione che il “fastigio” del Seicento dovesse a pieno titolo produrre l’atto più sublime che si dia per un mortale: l’ineffabile estasi, appunto.

Per spiegare tutti questi presupposti mentali e per illustrare i concetti e le cognizioni entro cui ragiona il Borromeo, il di Ciaccia introduce l’opera con essenziali puntualizzazioni circa il substrato umanistico della cultura federiciana e circa la radicale enfatizzazione del misticismo secentesco. La versione in italiano è compiuta con uno stile non soltanto appropriato alla natura divulgativa del libro, quale è nell’introduzione esplicativa e didattica, ma anche adattato ad un’opera narrativa: perché possa leggersi come un romanzo.

Recensione
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