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Ho tra le mani un calendario nel quale i giorni contano poco, meglio dire un lunario, perché quello che conta sono i versi per dodici mesi di Manuela Bellodi, illustrati dai vivaci colori di Carlo Rossi. Briosamente da gennaio a dicembre. Allora ti accorgi che un anno è passato con estro, con arguzia, amando, meditando. Se così trascorresse il tempo degli uomini ci sarebbe pace sulla terra. Ed è un esercizio di pace che sottende l’iniziativa, un gesto di solidarietà per i bambini sofferenti dei paesi poveri del mondo.

I versi del calendario hanno riportato alla mente l’eufonia dei mottetti e degli idilli che avevo già apprezzato leggendo “Albicocche per i miei ospiti”, uno dei Libbriccini da collezione della Collana Erato.

Non era il primo approccio alla poesia della Bellodi, ma certamente il più coinvolgente perché parla con il linguaggio dei fiori ed i fiori dicono parole d’amore. Il verso quasi sempre anacreontico sembra sfuggirti di mano ma ci pensano le diafore a restituirtelo con fresca emozione.

Poesia di una mente fervida e di un cuore ricco che evoca fantasie di sogno, come se evocassero ricordi di cose non ancora avvenute, insomma memoria del futuro.

Questi miraggi non sono eccezionali in poesia, ma quelli di Manuela hanno il fascino del verosimile tanto da indurti a rileggere quei versi per riprodurne le emozioni e questa Poetessa scanzonata te li porge con l’aria ingenua di chi ha trovato il suo habitat in un giardino sempreverde.

Però sarebbe un errore pensare che questa silloge si esaurisca nel compiacersi della forma e del colore dei fiori, ma da questi prende spunto per raccontare, a volte per meditare o per sentenziare. Difatti spesso il fiore si fa amore, la primavera un nido da riempire, la vita un giardino per accogliere tante cose da coltivare, il foglio raccoglie le foglie, e la camelia muore come una prima donna, l’oleandro nasconde veleno ed il poeta è un bambù segnato da nodi da cui nasce la poesia.

Il libro si apre con una poesia augurale di Silvio Ramat, venerato maestro della Poetessa, la quale ne segue la traccia e costruisce i suoi versi con l’ardore lirico che le è proprio.

Recensione
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