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La poesia di Angelo Di Mario alquanto composita
come echi culturali e soluzioni stilistiche. Si
riscontrano diversi registri mischiati: drammatico, parodico, elegiaco, erotico e
perfino epico ails rovescia, infatti viene abbassata a caricature l'immagine del
poeta-vate. La musa è lodata da Di Mario "per sora Morte" a causa dei mostri del
politico e del sociale, aizzati contro tutti i miti. Il "t'amo pio bove..."
carducciano diviene: "t'amo pia arma | che dai il Karma...". La parodia stilistica
si orienta nella ricerca tra senso e non senso, rima-verità, rima-finzione
(caratterizzata.solo dall'elemento suono!) che si snatura infine come rumore
assurdo nella disumanizzazione tecnologica di un mostruoso computer che dovrebbe
rappresentare 1'uomo. Ne esce un balbettio,una eco del linguaggio sconnessa e
vuota.
La soluzione poematica in Di
Mario sembra la
sintesi di una crisi, portata ormai all'estenuaiione nella parodia stilistica
che media tra uno stile fintamente eroico, adattato a cose 'vili' quali quelle
pertinenti a un tempo infame, privo di eroismi, che si stende in un fraseggiare
parodicamente aulico ed un tono lirico voluttuoso, volutamente tradito anch'esso
e rappresentato da un discorso tronco, franto, scabroso, nervosissimo quasi per
ira repressa.
La tradizione, in questo documento, si estenua nel
dubbio di una improponibilità anche in chiave ironica e nell'ansia di altre
soluzioni stilistiche. La genesi della parola sapere, articolata nella terza
persona plurale ("sanno...") rotola tra senso e non senso, battuti dalla
doppia rima ("sanno... hanno"; "ano...no") e reciproche consonanze, acquista nel
no
(che fa rima con "ano" solo visivamente) la discrepanza sonora a caratterizzare
un rifiuto categorico che si attesta prometeico. E in seguito lo stesso
"comprendere" singolo si slega dal sapere collettivo nel significato di
prendere, per cui "niun comprende prende".
Vediamo un esercizio intellettuale che riesce a infondere nello
sperimentalismo (che è perfino straniamento ossessivo dall'eredità dannunziana fino a provarla in sé) più
azzardato un senso autentico,a
servirsene come intelleggibile atto documentario di accusa al proprio tempo. L'imputazione alla parola,ormai
esausta dagli abusi, qui, proprio nell'abnso, nella tradita e appassionata
inclinazione lirica del poeta, ritrova la possibilità, almeno per sé, di
scagionarsi, di dichiararsi se non innocente, consapevole. Appare nel vibrare
dell'ira appassionata, nella violenza della lapidazione di parole, il dolore
per la perdita del mito che la poesia è, per tutte le offese alla poesia, a
quell'interminabile discorso d'amore che Di Mario articola in un continuo
soprassalto.
Sancio Panza, in questa poetica, è simbolo del
cuore, "che vorrebbe, amare, | che vorrebbe credere | che vorrebbe trovare
| un
ronzino per la giustizia..." Don Chisciotte ha fallito con le sue idee stravaganti e, implicitamente, dal poeta
è sottoposto a satira, sottoponendo ovviamente a
scherno se stesso e la sua battaglia ideale, persa in partenza, in quanto la poesia non riesce a
modificare il marcio. Conta l'onesto materialismo di Sancio, il piccolo
cabotaggio di una persona che vede quello che è: mulini al posto di eroi e
cavalieri, anche se vorrebbe "vederli": A una sorta di revisione è sottoposta
anche la letteratura e tutte le sue bugie; Don Chisciotte ha falsato tutto, ha
confuso letteratura e vita nel loro precario e difficilissimo rapporto.
Il conflitto che ne risulta-eguale a quello del
poeta-è tragicocomico, tragico; perché è in gioco la vita stessa, comico perché
non sembra esserci oggi nessun modello da seguire e lo stesso legame con la
tradizione.si attesta così tragico-comico. La ferita incurabile in Don Chisciotte
e Sancio, almeno ritenuta tale, a livello psichico direi schizoide, in Di Mario nel
prurito (che fa ridere e nello stesso tempo dà dolore) ha qualche avvisaglia di
guarigione. Si profila un tentativo di equilibrio, proiettato nell'ipotesi, "tra
anima e corpo, nell'accettazione di idealità e bisogni materiali non distinti.
La verità di questo messaggio media, per ora, tra
la critica di sé e del mondo (il no prometeico, legato anche allo strumento del sessuale
come diverso (ANo) per protesta) e l'invocazione ad una dimensione più umana
dell'esistere
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Recensione |
| I giorni |
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poesia
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| Autori |
| • | Angelo Di Mario |
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Edizione:
Forum Quinta Generazione
Forlì 1988 |
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| Presentazione di Domenico Cara. In copertina e all’interno ceramiche dell’autore - pp. 84 |
| prezzo: € 6,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | Maria Grazia Lenisa |
Pubblicata su: Il Sodalizio letterario nr.7/1988 |
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