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La parola è una fonte del pensiero
come è fonte del poetare

Non è il solo Mario Luzi a pensare che sul telaio della poesia leopardiana si tessa la migliore poesia novecentesca. E questo rende onore ad Angelo Manuali e a quanti considerano la tradizione madre di tutte le poesie ed, ironicamente, anche di tutte le guerriglie letterarie. Sempre Luzi in una sua conversazione in "Clandestino" nel 1989 dettava: "La poesia pensa. La parola è manifestazione di un pensiero che non è necessariamente il mio. Un pensiero che agisce nel mondo... La parola è una fonte del pensiero come del poetare. Dove si sono scisse queste due cose? In queste specificità che hanno fatto la sfortuna della poesia e la sfortuna della filosofia..." ma, aggiungendo che "Leopardi ha trovato la maggiore altezza di canto quanto più si e liberato dall'elegia personale...".

Bárberi Squarotti, in un'intervista, rilasciata a Carmelo Aliberti (Studi, testi e interviste, 1969-1979, Bastogi, 1997) confessava invece di non aver amato Leopardi e che "soltanto da un paio d'anni (si era nel 1989, l'anno in cui uscì il suo "Marinaio del mar Nero") si era accostato all'opera leopardiana con una disposizione di partecipazione e di ammirazione, per altro, non sentendosi "particolarmente vicino né a Leopardi né a Montale". Con ironia il poeta coglieva un aspetto comico della critica al suo "Marinaio..." che era stato paragonato addirittura al "pastore errante...", mentre "è il protagonista di un gesto rivoluzionario che non ha portato ad un'alba nuova ma ad un lungo, grigio crepuscolo".

Angelo Manuali vede l'alba del nuovo secolo con una raccolta di poesie che coprono l'arco di un anno (1999-2000) e mostra come pensiero e poesia siano uniti, dando al suo libro un titolo invidiabile, proteso nell'anelito: Al limite del dire e del capire (per inciso il limite richiama la siepe leopardiana!). Va detto anche, per curiosità, che mancava la presenza di Angelo Manuali in quell'opera lussuosa Giacomo Leopardi, un poeta del suo tempo per il nostro tempo, a cura di Renato Minore (Cidac, Roma, 1998), pur figurando un legittimo Frattini.

Lo sguardo manualiano è ovviamente oltre "la siepe" onde "...tra questa | immensità s'annega il pensier mio..." ("Infinito", vv.13-15). Si pone così nella giusta direzione del fingere, ma non per rinnegare il dolore, ineludibile immanenza della condizione umana che "Arcano è tutto | fuorché il nostro dolore". ("Ultimo canto di Saffo", vv. 46-47).

Ho dato prova di seguire fin dai loro inizi i poeti da me scelti per la collana de il Capricorno alla Bastogi Editrice Italiana (e prima per quella de Il Liocorno): è un discorso critico continuato perché mai tralascio la lettura di un poeta che mi diviene familiare, a prescindere dal successo.

La poesia di Angelo Manuali è stata da me trattata in un volume, uscito per i tipi della stessa casa editrice nel 1992 e la trattazione partiva dalle prime prove all'inedito de Il superfluo della vita, edito sempre nello stesso anno e facente parte della collana del Capricorno come del resto il De Re, al di fuori della mia trattazione in volume. Gli altri libri del poeta portano invece la dicitura fuori collana.

Non mi sono quindi sentita di lasciare il discorso a metà, dati i nuovi e interessanti sviluppi della poesia manualiana, piuttosto costatane quanto si sia ampliato il suo orizzonte poetico e quanto grande sia stata la sua voglia di fare, in coincidenza della nostra collaborazione intellettuale.

Questo ormai è sotto gli occhi di tutti quelli che hanno a cuore i destini della Poesia, rispettosi di una casa editrice sensibile e di una direzione di collana che non cessa di documentare e di mettere in luce la poesia soltanto, anche se non è sostenuta da assi di potere.

La collana presenta nomi affermati ed altri splendidamente `bradi', comunque non ignoti, in quanto la casa editrice mette a disposizione altre collane con autori che non sono io a scegliere. Vi sono state scoperte molto interessanti come quella di Giulio Palumbo, di Antonio Vanni, per citare due esempi: di un autore che non è più tra noi e di un giovane che, se pure non era esordiente, tuttavia ha confermato e ampliato il suo discorso poetico.

Abbiamo avuto presenze straordinarie come quella di Elio Filippo Acrocca e di Giorgio Bárberi Squarotti... conferme di autori come Tito Rubini, Mirko Servetti; presenze femminili collaudate come Anna Ventura e Lea Ferranti; voci significative: quella di Franca Alaimo e Adriana Dentone, Rossella Cerniglia e Ada De Judicibus Lisena. E vanno altresì citate: Rita Baldassarri, Serena Caramitti, Miranda Clementoni, Elena Milesi, Anna Vincitorio... E personalità come quelle di Pietro Mirabile, di Mario Di Campli, di Gianni Rescigno, di Lugano Bazzano, di Luigi De' Simone, di Antonio Coppola, di Domenico Cultrera, di Giancarlo Pandini e Renato Civello...

Personaggi come Carlo Villa hanno dato un pizzico di mondanità alla collana, un poeta atipico come Rossano Onano è partito da questa conferma e scelta per traguardi molto significativi.

Ma già Gaetano Salveti, Elena Clementelli con i suoi rari Vasi da Samo e l'umanissimo Memmo Pinori avevano onorato la collana che in precedenza era diretta da Benito Sablone, poeta un tempo ruotante nell'area del Realismo Lirico di Aldo Capasso.

Va notato che altri autori, da me trattati, della collana Maior di Piccari hanno partecipato alla Bastogi nella collana de Il Liocorno come Antonio Zavoli e Silvana Magrini (poetessa umbra e mia scoperta), per citare solo due nomi. Si sono confermati Donata Passanisi ed Antonio Padula, vi è stata la rivelazione di Maria Rosaria Lasio e Antonio Catalfamo.

Si è venuta rivalutando (l'opera di un poeta degli anni `50: Giuseppe Benedetto; è stato riproposto per sollecitazioni di Graziella Corsinovi e Mario Dentoni il poeta ligure Franco Mazzi.

Ma le collane sono sotto gli occhi di chi segue la poesia e verifica che altri nomi sono venuti a galla come quello di Rossella Cerniglia, di Rita Marinò Campo, quest'ultima un poco ingiustamente dispersa; di Giacomo Salvemini e di Tommaso Mario Giaracuni, di Enrico Castrovilli, di Gianni Rescigno.

Ma le citazioni non sono tutte: è stato fatto un lavoro molto ampio di ricerca, da me firmato in nome della poesia, non necessariamente di successo, ma sempre rispondente ad una grande dignità e spesso più valevole di diversi nomi acclamati. Sono queste opere che rimangono come documento per quell'auspicata ricerca di valori, scevre da ragioni economiche fortemente delimitanti, per quanto la casa editrice non possa che parzialmente assumere il ruolo di benefattrice e sia davvero venuta incontro a non pochi autori.

Ma tornando al Poeta Angelo Manuali, abbiamo riscontrato come il suo poema in tre cantiche I gradi della luce sia stato di difficile acquisizione, non certo per ragioni ermetiche, in quanto tutto vi è espresso chiaramente. Ostico è stato l'argomento, un po' come accade alla poesia erotica, quando davvero tale, perde di vista l'oggetto ed esprime l'evento creativo in sé. Ma meglio di molti trattati filosofici il poema manualiano ha semplificato il discorso, nonostante le ovvie resistenze da parte dei critici strettamente letterari e prevenuti. Il libro invece o stato ben accolto nell'ambito non troppo stretto della Massoneria che si è resa conto di trovarsi dinnanzi un'opera atipica che supera il movente ideologico, in quanto si può scrivere poesia politica, poesia erotica o massonica. Quando parliamo di poesia politica subito, per confermarla, dobbiamo escludere il programma politico.

Forse la critica italiana ha pensato che I gradi della luce esprimessero un programma massonico: io penso invece che il poeta doveva trattare l'argomento come imponeva il genere. Ha ottenuto un duplice scopo: di essere divulgativo e di cogliere la poesia che niente rifiuta per ampliare i suoi confini.

Dovranno quindi decidere se vi sia poesia o solo narrazione poetica in questa temeraria impresa che non può essere sottaciuta e non lo è almeno oltre i nostri confini che alla fine possono sembrare provinciali. Come si fa ad escludere un qualche argomento, se è ispirante?

Ho pensato così di riprendere lo studio della poesia manualiana per quei pochi critici curiosi ai quali consegno le mie letture. Viene a proposito, a confermare ulteriormente il percorso, l'ultimo libro di Manuali Al limite del dire e del capire, che ribalta la situazione del De Re. In quest'ultimo la fantasia catalettica è metodo conoscitivo della percezione della res immaginata, riconosciuta nell'oggetto che ha prodotto l'immagine. Ne I gradi della luce ritroviamo il simbolo di cosa vera che si mostra insieme ad un'idea; ma, uscito dal viaggio massonico, il poeta considera la res un limite ad una poesia che rimane senza alibi e sospetto di resistenze ideologiche. Ecco che la fantasia catalettica rimuove l'oggetto e oltrepassa il precedente dichiarato razionalismo che distingue il fantasma dall'immagine.

Addirittura la poesia finisce per acquisire significato religioso ed il verbo è evento cosmico-naturale; il poeta tende a superare il limite per sognare l'aldilà visibile.

Qualcosa, in profondità, è mutato nella poesia manualiana e quest'ultimo libro davvero esemplare in un anelito che tende a superare non solo la res, ma i verba, credo possa convincere la critica più attenta e soprattutto quelli che seguono davvero la poesia di Manuali e che hanno provato un senso di disorientamento davanti al suo poema, non per lo stile, ma per l'argomento, ovviamente anch'essi imputabili di resistenze ideologiche, quelle resistenze che in Manuali sembrano venir meno davvero nello spirito di fraternità.

Materiale
La parola è una fonte del pensiero
saggistica 
Autori
Maria Grazia Lenisa

Pubblicato su:
Punto d’Incontro nr./
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