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Questa particolare
poesia è, per l'autrice, una forma
positiva della sua vitalità, della sua emozionalità, entro cui ella innesta
mille sensazioni simili a canti di vita, anche se immancabilmente soffusi di
velature che denotano le amarezze di questa vita. Di temperamento sicuramente
caldo ed effervescente, la giovane autrice dimostra di essere anche
squisitamente sensibile e con una forte carica di femminilità. Come del resto
accade normalmente con la poesia, anche queste liriche racchiuse in una mini
raccolta, sfociano nell'eterna tematica dell'amore; solo che, ogni verso, è
intriso di un segreto soffio di intimi misteri.. Poeticamente incisiva,
l'autrice sa bene affondare la sua arma in enigmatici sentieri, pur rivelando,
con parsimonia, la perfetta concretezza del suo discorso. Un discorso tessuto
intorno a tutto il dialogo che – certo mentalmente – è un poco sibillino ed anche
leggermente controverso che ella ha con l'uomo amato. Da questa situazione un
pochino nebulosa, scaturisce una composizione poetica succube di un'esaltazione
amorosa non molto semplice da spiegare. Direi quindi, che è una poesia
introversa, ma assai penetrante, anche se è attraversata da un clima
estremamente e liberamente moderno, però sfiorato da un leggero vento
crepuscolare che fa emergere il desiderio d'amore vivo, bruciante, tale da
consentire alla poetessa, il gusto di conquista. Infatti ella, con un agire da
Sfinge, prende per mano il lettore e lo conduce al complesso labirinto dei suoi
pensieri. Ed è in questo strano modo che, a chi legge con interesse, capita di
scoprire sino in fondo, il contenuto di un'anima che fa di tutto per celersi,
per rendersi misteriosa, introvabile...
E quindi, da parte di chi si appresta a farla, la ricerca di
una realtà umana diventa più complicata. E credo che questa constatazione si possa benissimo applicare
al volumetto di Francesca Pellegrino, dal titolo L'enunciato. In esso, si snodano otto liriche soltanto. E sette di esse,
hanno una particolarità rilevante, perché pur avendo titoli diversi, hanno un
finale che, per tutte "RIA". Esempio: "SolitudinaRlA", "IncendiaRlA" e così via. Io, sinceramente, non so spiegare il perché di questa
bizzarria e perciò lascio volentieri quest'incombenza ai lettori.
Per quanto invece riguarda il mio compito di "critico", le
cose che posso dire qui non sono molte e non perché sono solo otto poesie... In
verità, ci sarebbe da fare un discorso più ampio, per discutere sulla loro
complessità... Purtroppo, una "nota" deve essere piuttosto concisa e quindi,
con questa regola, diventa difficoltoso esprimere un giudizio più approfondito,
più ampio... Anche perché l'autrice, è stata molto attenta a mantenere un ruolo
criptico e di ermeticità tutta personale...!
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Recensione |
| L’enunciato |
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poesia
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| Autori |
| • | Francesca Pellegrino |
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Edizione:
Libraria Padovana Editrice / Chelsea Editions
Padova / New York 2008 |
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| pp. 16 |
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| Recensione a cura di |
| • | Flavia Lepre |
Pubblicata su: Literary nr.7/2008 |
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