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Si tratta di una traduzione, libera e incompleta, dell’opera del cardinale Federico Borromeo, De ecstaticis mulieribus et illusis libri quatuor (Milano, 1616). Il volume comprende anche un’ampia introduzione del Di Ciaccia dove sono sviluppati alcuni nodi problematici del testo borromaico: l’attenzione alla mistica sul versante dell’apologia cattolica, la condanna dell’inflazione del misticismo, le sue valenze essenzialmente parapsicologiche. Sono, poi, studiati i rapporti tra la riflessione sul misticismo e la formazione umanistica del cardinale per cui si mette in evidenza che il suo pensiero «riflette il clima neoplatonico dell’Umanesimo quattro-cinquecentesco». Seguono alcune considerazioni su teorie e fenomeni esaminati nel libro, quali la teoria medica di Galeno, la dottrina dei temperamenti e del «calore innato», la prodigiosità del sogno, etc. Precede un ampio capitolo dedicato a questioni di definizione terminologica per cui l’autore tende ad accentuare l’aspetto parapsicologico della riflessione sulla «mistica» da parte del Borromeo. Il Di Ciaccia avverte che «l’opera rappresenta una «summa» del fenomeno mistico, non solo nel pensiero del cardinale, ma anche nelle sue manifestazioni tra il ‘500 e il ‘600». Essa ha una dimensione ed una destinazione essenzialmente didattica su tutte le forme di fatti «nova et inusitata». In secondo luogo la concezione della mistica rimanda all’idea di essa in età rinascimentale «ormai colorata di effervescenze barocche».

Infatti l’opera è definita «un condensato del cosiddetto preternaturale approdato al gusto secentesco della vistosità», per cui risulta non solo «una piccola enciclopedia del pensiero mistico-cristiano rinascimentale ed un florilegio di episodi ‘estatici’, ma anche una lezione di psicofisiologia antica e di finezza psicologica».

Insomma uno spazio di curiosità per persone intellettualmente «curiose». L’autore affronta la lettura del testo sul piano culturale in senso vasto, filosofico e letterario; meno rilevanti, invece, risultano le attenzioni ai dati storico-filologici.

La stessa traduzione spesso risente di manipolazioni storicamente e, quindi, filologicamente non giustificate, anche nelle omissioni dei passi per le presunte caratteristiche di ridondanza.

Ma forse tale operazione si giustifica in relazione al destinatario del prodotto che nella più vasta cerchia possiamo identificare con coloro che anelano «ad esplorare il mondo affascinante dell’occulto». Da questa prospettiva, allora, ci sembra particolarmente illuminante la dichiarazione del Di Ciaccia a p. 32: «La nostra intenzione, ingenua e semplice, è quella di offrire una pur vaga idea, angusta e delimitata che sia, dello scenario paranormale qua e là documentato nella storia, facendo intendere, quindi, che le manifestazioni ed i fatti raccolti e menzionati nel libro borromaico non sono parto della fantasia d’un malato, non sono invenzioni stravaganti, né episodi rintracciati con la lanternina d’un maniaco».

Recensione
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