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Si tratta di un libro di poesie composto da circa novanta testi, quasi tutti a lettere minuscole, compresi titoli e capoversi, a principiare da quello della "luce", dopo la lirica d'apertura, intitolata "a piacere", in cui l'autore ci invita a leggere i suoi versi con l'animo di colui che si trovi dinanzi "alla più bella composizione | che mai uomo abbia scritto ".

Qui, egli osserva che, talune volte, abbiamo l'impressione guardando alla luminosità solare, che la luce abbia "barattato per gioco il giorno con la notte", tanta è la bruma che oscura ai nostri occhi le cose circostanti. Ma è subito evidente la falsità della nostra impressione, poiché sappiamo che, di sicuro, la grande stella brilla nell'alto dei cieli, anche se qualche nuvoletta ce la nasconde.

Il sentimento dell'autore, in queste pagine, scaturisce da una genuina sorpresa che invade il suo animo quando avverte vivacemente la gioia di stare in questo mondo, il quale è senza dubbio il migliore dei mondi creati, per la nostra consolazione ed il nostro benessere.

Da questa visione albale, egli prende spunto, con animo semplice e commosso, per esortare tutti noi a godere di quanto ci viene offerto sul pianeta Terra, al punto che decide di voler fare .."un falò | Proprio lo farò | per ardere cenci di vita | e far posto a nuovi umori" (p. 19).

Ed è tale la sua esuberanza di vita che, trascurando il diminutivo alfabetico dei termini adottati, utilizza inavvertitamente, a volte, la lettera maiuscola all'incipit del verso, trascurando l'impegno e l'assunto primitivo. Il suo entusiasmo vitale si manifesta in espressioni di un quotidiano che si avvicina all'uso comune e povero, a volte, delle stesse parole, per chiarire una sensazione, una consapevolezza anche di ordine fisico, come qui, dove dice "Brevi brividi s'alternano | tra le porosità del corpo | nella mia smania vitale || La schiena mi si crivella | in uno sferzante prurito | e sento in quel momento | il lieve vento raggelarmi." (p. 21).

E altrove "non sono io a scrivere | non sono io a pensare | assolutamente non io; | io non invento niente | non sono io che parlo | io non piango né rido | assolutamente non io; | non sono mai stato io..." (p. 50). E, in questo modo, forse, egli intende dare atto ad un'ispirazione assolutamente libera e personale che lo riguarda nella sua scrittura. Il Prefatore, Claudio Cazzola, chiarisce in antefatto che "Agli angeli è dedicata questa fatica di Emilio Diedo, concessa in condivisione senza alcuna cauzione a tutti coloro che cercano ogni giorno di non soccombere alla disperazione del male". Sicuramente sincera la libertà espressiva, in questo autore che segue semplicemente il suo istinto nella volontà di comunicare, con animo lieto, oltre tutte le oscurità e le infamie dell'esistenza, la sua fiducia nell'uomo e nella società in cui vive.

Recensione
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