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In antefatto, l'autrice dedica questo libro di narrativa, in cui tutta la storia viene suddivisa in Capitoli identificabili attraverso titoli, incipit di apparentemente semplice accezione, "A tutti gli esseri umani che s'impegnano a disimbellettarsi l'anima piccina piccina".E, successivamente, in un brano tratto dalla sua raccolta "in itinere", intitolato "il labirinto", ella riporta a mò di delucidazione di tutto il discorso, quei versi significativi che sintetizzano, qui, volutamente per via ermetica, un fatto esistenziale, poi che "Immoto sta il labirinto pur ad etnie ricorrente fato a strati | mero gioco se nella prigione Arianna il filo porge | nevrosi annullando angoscia d'errore | interrogativo doloroso sino a cervice franta....". E, quindi, in Premessa, indica che questo lavoro intitolato"anormalità normale" dalla cifra concettuale e stilistica al di fuori degli stereotipi della "Kulturindustrie" è ambientato nell'Urbe e vuole essere un breve segmento di quella anormalità normale che va trasformandosi in un'anormalità di maggiore malessere, mentre nel mondo, diviso e in opposizione, si accentuano pericolose follie.

I personaggi della "storia senza traccia" sono frutto della immaginazione; facendo poi tutti parte di quanto appare un divenire di inarrestabile negatività, vivono, chi più chi meno, ambivalenze e ambiguità, pur se qualcuno tenta un "modus vivendi non allineato". E così via. E' chiara, dunque, la preoccupazione dell'autrice, ai fini di un futuro problematico e spesso angoscioso, in un'epoca come la nostra che si definisce postmoderna, per quanto sia svincolata da ogni principio etico e religioso. Appare evidente, per questa via, come tutto il lavoro tenda, in queste pagine, alla dimostrazione, capitolo per capitolo, ognuno d'essi identificato con la sua chiara definizione, della grave difficoltà della nostra esistenza in un quadro di troppo spesso squallida evidenza, modesta figurazione dell'uomo contemporaneo attraverso le sue finzioni (amori, passioni, intrecci sensuali e, comunque, di basso livello morale e sociale) nelle quali si intrecciano i dilemmi delle passioni, incertezze, pericolosità, a determinare il senso di un percorso quasi disumano che vive sganciato dai suoi stessi orizzonti, in chiaroscuri non facilmente accertabili, nei quali vagano indistinti gli esseri umani, uomini e donne, giovani e vecchi, in un peregrinare continuo, un insensato accoppiarsi, disperdersi, per concludere, alla fine, che "quando la solitudine si fa pienezza", ed il disinganno appare totale, ogni speranza può essere vanificata nell'insignificanza di ogni vita, in un divenire "di inarrestabile negatività". Ed è fuor di dubbio che la Benagiano, qui, come altrove, risulti sicuramente una scrittrice di ottimo livello, non solo per il suo curriculum ricco quanto ampio e propositivo, ma per la forza delle sue idee, la complessità dell'impianto generale, la capacità di caratterizzare i personaggi con quella naturalezza che è propria della grande scrittura.

Recensione
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