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L'opera omnia di un poeta mette sempre un po' di soggezione, direi addirittura che crea uno spavento. Negli anni non ci si rende conto della fatica affrontata per scrivere versi e a un certo punto ci si trova davanti a una montagna alta, coi vari gradoni, coi picchi, con le radure, aperta ai venti, alle nevicate, alla esaltazione della libertà e della purezza. Una serie di metafore per dire lo stato d'animo con cui mi sono messo a leggere le oltre seicento pagine di Giovanni Chiellino, che Genesi pubblica in elegante veste con una Prefazione dettagliata e pertinente di Sandro Gros-Pietro.

Sandro Gros-Pietro analizza l'intero percorso di Chiellino con una dovizia di particolari che servono a darci l'idea perfetta di un cammino encomiabile. Si parla di abbandono della concezione individualistica, di "piccola epopea", di " grande epopea", di "tela di parole" e bisogna sottolineare che il critico sa entrare nel mondo di Chiellino con grande maestria.

Il poeta è medico, sta a continuo contatto con l'umanità dolente e ne conosce abbandoni e miserie, solitudine e dolori e perciò ha saputo sempre cogliere quel fiato di parole che sanno diventare lacerti di vita. Se una cosa c'è da dire su Chiellino è che la sua poesia non è mai disgiunta dall'umano, da quel principio trasmessoci dai padri dell'Umanesimo che avevano individuato nell'uomo la centralità dell'Universo. Ma ciò significherebbe poco o niente se poi egli non sapesse risolvere in versi puliti e cantabili l'essenza degli incontri, i ricordi, perfino le nostalgie.

Questa antologia personale è un bilancio, il primo bilancio di un itinerario ricco di parole nate da lunghe esperienze. E si sente che si tratta di una poesia carnalmente densa di riferimenti, di incursioni nella realtà del quotidiano. Ma Gros-Pietro ha evidenziato mille altre sfaccettature del poeta e ne ha sottolineato furori ed ardori, discendenze e qualità espressive di rara efficacia. Del resto non esistono poeti che nascano dal nulla. Per Chiellino c'è sullo sfondo la Magna Grecia, il mondo dei miti, della grandezza di un tempo.

Il libro presenta anche una sezione inedita, quella finale. Sentite che cosa scrive il prefatore in proposito: "Le splendide poesie inedite che Chiellino offre a chiusura del lungo viaggio antologico della sua produzione realizzata nell'arco dei diciannove anni che precedono il presente libro rappresentano un ritorno carico di dolcezza nostalgica alla poetica che abbiamo definito della piccola epica". Ed è vero. Un solo esempio, in dittici: "Batte e poi ribatte e batte ancora | il picchio su quel tronco di betulla. || il rostro del pennuto è duro e acuto, | è persistente come la tua assenza, || che batte e poi ribatte sulle vene | finché non le perfora sino al centro || dove il sangue s'ingorga e poi s'aggruma | per la tua mancanza duratura".

In calce al volume una rassegna della critica che si è occupata del poeta, tra cui figurano i nomi di Liana De Luca, Elena Milesi, Pasquale Montalto, Eraldo Garello, Silvano Demarchi, Giorgio Linguaglossa, Davide Puccini, Roberto Carifi, Elio Andriuoli, Rino Cerminara.

Recensione
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