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Abbonato al programma delle nuvole

Abbonato al programma delle nuvole (Forlì, L’arcolaio 2013, 13,00 €) di Giampaolo De Pietro è un’opera di poesia che non può non essere definita come di grandissimo respiro. I soggetti offerti al lettore, le tonalità utilizzate, persino gli scarti – i minimi movimenti del comporre in versi – paiono infatti davvero vari e variegati. Nonostante una complessità, dunque, difficile da dire compiutamente e di cui gli aspetti appena evidenziati sono solo alcune delle molteplici componenti colpisce, innanzitutto, la compattezza e l’uniformità della pronuncia nei molti “frangenti” del libro (quattro sono le sezioni che organizzano più di cento testi) e come questa – la pronuncia, cioè – riesca a rimanere chiaramente la stessa anche quando il versificare passa dalla misura breve (sia essa verticale, che orizzontale) a quella lunga o allungata (a tratti, diremmo, anche narrativa).

Va subito sottolineato, però, che la complessità alla quale ci si è riferiti in apertura di questo pezzo non è, in ogni caso, tale da pregiudicare la fruizione di Abbonato al programma delle nuvole da parte di un qualsiasi appassionato di poesia. Seppur anche vasto nelle sue numerose e possibili declinazioni (altresì riferibili alle scelte linguistiche, di sovente originali, che probabilmente hanno, insieme ad altri “inneschi”, dato il là al lavoro ed alimentato in progress lo stesso) l’apparire ostico di questo più recente volume di versi di Giampaolo De Pietro sembra come sciogliersi – meglio: pare come semplificarsi con estrema naturalità – se si cerca di familiarizzare al meglio con il potenziale, si passi l’espressione, leitmotiv dell’intera opera. Agli occhi di chi compone questa nota di lettura risulta difatti difficile riuscire a sottrarsi al fascino della dinamica che sembra sottendere alla creazione della maggior parte dei testi di Abbonato al programma delle nuvole.

I versi di questa produzione pubblica del nostro si inseriscono con puntuale insistenza e rinnovata profondità – attraverso il volgere delle pagine – nelle fessure infinitesimali che il divenire (umano; ma anche della materia tutta) determina nel suo quasi sempre muto accadere. A tratti pare addirittura crearle, queste fessure alle quali si è appena accennato, e ciò si verifica grazie alla “messa in scena” di un contrappunto davvero sorprendente, di un contrasto formidabile il quale non può non essere qui evidenziato.

Il frequente accostamento, all’interno di molti singoli versi, di termini che evidenziano, diciamo così, ambiti evocativi e di significato di dimensioni e portate tra loro “drammaticamente” differenti, contribuisce infatti a determinare come la sottolineatura di una “frattura” che non può sfuggire al lettore più attento e che non può, inoltre, non sedurre. A titolo dimostrativo (sono veramente molti i tratti del volume connotati da questa peculiarità), si riporta qui di seguito parte di un passaggio in versi che è emblematico di quanto appena evidenziato: «E se ne stessimo tracciando … / un tempo fra il tempo e il fiato?». Ecco: avvicinare due sostantivi, “tempo” e “fiato”, che rimandano, sì, in qualche modo ed entrambi, alla dimensione umana, ma che sondano due “territori” dalle estensioni (e anche dai contenuti direttamente o indirettamente a questi stessi termini riconducibili) totalmente differenti tra loro, crea un rapporto di prossimità che diremmo essere tanto sproporzionato e inaspettato quanto, di conseguenza, singolare. Singolare perché, soprattutto, tende a moltiplicare le occasioni che possono stimolare, finanche indurre, il fruitore di questa poesia ad abbandonarsi alle riflessioni più disparate e più profonde. Va aggiunto che questo particolare “movimento” del versificare di De Pietro è reso anche attraverso altre modalità leggermente diverse, ma dagli esiti sempre e comunque sorprendenti. Ancora un assaggio che riguarda, questa volta, l’accostamento di vocaboli (che sono “entità viventi” e non) in grado di colpire il lettore alla stessa stregua del caso in precedenza sottolineato: «Quella nuvola ha / il profilo liscio di / balena e le ali da / passero…».

Ed Abbonato al programma delle nuvole sembra scorrere – avanti ed indietro, senza soluzione di continuità – proprio lungo questo confine fatto di fessure esplorate ed aperte dal comporre dell’autore; lungo una linea sottilissima e tanto accennata ed irregolare in principio, quanto palese e precisa poi.

Il poeta indugia, insiste lungo questo limite che è, frequentemente, anche tra il visibile e l’invisibile; scruta dentro gli interstizi che vede e che crea con la determinazione e la leggerezza di chi sa che, in ogni caso, non avrà risposte alle domande che si pone; indaga con la consapevolezza che proprio nel percorso che la poesia traccia (nel suo essere forma di espressione artistica che, appunto, non fornisce risposta a domanda alcuna) risiede tutta la forza di una ricerca che è imprescindibile tout court, che non può di fatto prescindere, verrebbe da aggiungere, dalla precarietà della condizione umana.

Nella creazione di questo grande mosaico in movimento sono coinvolti i sentimenti, il percepire fallace dell’uomo, la natura, gli oggetti, lo stesso osservare… Tutte, insomma, le principali manifestazioni del vivere (o comunque un vastissimo repertorio di queste) che tra l’altro scopriamo, spesso, tra loro intrecciarsi ed interagire.

È necessario annotare, in chiusura di questa nota, che le scelte linguistiche alle quali è stato fatto prima riferimento (soprattutto l’uso di termini e di modalità espressive poco comuni, nonché il ricorso frequente alle reiterazioni) risultano assolutamente funzionali all’esaltazione del leitmotiv in merito al quale si è già abbondantemente disquisito. Queste stesse scelte linguistiche ed il mood di vivace ironia che ne deriva e che percorre ampi tratti del volume sono altre solide fondamenta alla base della grande fruibilità dell’intero lavoro.

Recensione
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