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Senz'alfabeto

Ecco un libro di poesia che è un capolavoro in cui il procedimento neologistico dà luogo a un compiuto esito neolinguistico all’interno di un procedimento per lo più epigrammatico inarcato semanticamente in climax perfetti.


Qui, Anna Maria Guidi, poetessa che vanta un vasto laboratorio intorno alla genesi del linguaggio poetico, ha raggiunto la sua piena maturità, per lo splendore della parola -immagine e per la icasticità della strofa.
L’esperienza del mondo vi fibrilla in parola materica, fortemente mediterranea in un suo farsi e disfarsi luce e colore, forma e dissolvenza.
E tuttavia i momenti ispirativi non sono offuscati in sintagmi polisemici, bensì portati in evidenza, sulla pagina, con un forte impegno genetico – maieutico.
Questo perché la poetessa si immedesima talmente nel reale da percepirne la verbalità insita che poi plasma in fonemi – lessemi “concreti”, tanto che si può parlare di una natura intera/mente umanizzata e una umanità contessuta nel divenire cosmico universale.
Ma quel che più stupisce è il dettaglio, la sintesi dove i neologismi creano una selva di sensi e di sensualità senza allontanarsi troppo dal loro originario significato (furegando per frugando, cruore per sangue e cuore, sf(r)inire per frinire e finire, ti-tubare per tubare e temere, interrogario per interrogatorio, etc.).
Siamo dunque su un linguaggio di soglia, dove la forte carica semantica investe tellurica-mente la struttura lessicale per forgiare in modo alchemico il senso più vero, quello riposto sotto la superficie delle cose e della parole medesimi, qualificandolo, senza - come si è detto - sconfinare in un canone ambiguo, ermetico, ma, semmai, lucidamente barocco.
E non vi manca, al fondo, un gusto pittorico, una capacità di trasformare il flash visivo in immagine sonora, dove la metafora ustoria genera nuova realtà.
Insomma, siamo di fronte a un’opera pienamente riuscita, ripeto, un capolavoro da leggere e rileggere per entrare nello straordinario mondo del quotidiano dove tutto è sempre nuovo, come la prima volta, nel suo fenomenologico divenire.

 

 

Recensione
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