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Il saggio di Lucio Zinna, Il Caso Nievo Morte di un Garibaldino, tiene un filo narrativo coinvolgente. Tratta una delle questioni più spinose ed interessanti, oltre che di difficile soluzione, quella della scomparsa di un garibaldino, non un garibaldino qualunque, ma di Ippolito Nievo, uno dei maggiori scrittori dell’Ottocento, noto appunto per le sue Confessioni di un Italiano, un’inchiesta quindi su un inquietante giallo della nostra storia risorgimentale.

Il difficile soggiorno palermitano dello scrittore, morto ad appena trent’anni, immerso in un labirinto di beghe amministrative e oggetto di costanti pressioni in una complessa situazione politica, ma soprattutto l’inabissamento, tanto misterioso quanto sospettoso, di una nave, è l’oggetto di analisi di questo saggio che indaga e ricostruisce l’intricata situazione, componendo insieme i vari pezzi di uno scombinato puzzle, con documenti molte volte inediti.

L’ultimo tragitto compiuto da Nievo ha qualcosa di analogo con quello di Ettore Maiorana. Anche questi, partito da Palermo, non è mai giunto a Napoli, ma con una sostanziale differenza, che nel caso di Nievo non è giunta a destinazione neppure la nave, l’Ercole, che lo trasportava. Ecco il mistero.

Ecco le fila di una intricata matassa da svolgere. E Lucio Zinna ci prova, come ci ha provato qualche decennio fa Stanislavo Nievo, pronipote del noto scrittore, scrittore anche lui, nel suo ultimo lavoro dal titolo Il prato in fondo al mare. Questi crede di poter trovare un valido apporto alla sua ricerca tentando di trovare addirittura il relitto dell’Ercole negli abissi del mar Tirreno, ma senza giungere ad una concreta soluzione.

Lucio Zinna, anche lui va alla ricerca di una plausibile soluzione, ma andando a cercare in un mare diverso, quello degli archivi di stato, soprattutto di Palermo e di Torino, o di archivi privati che gli hanno permesso la consultazione di «un corpus di carte attinenti alla gestione dell’Intendenza, facenti parte dell’archivio privato di una nobile famiglia palermitana e conservate da un antenato che in quella gestione aveva avuto parte attiva... Esse a sua volta rimandavano ad altri documenti sepolti negli archivi».

Il libro ha come oggetto precipuo infatti, dopo aver analizzato i presupposti, il naufragio dell’Ercole su cui, nella notte tra il 4 e il 5 marzo del 1861, viaggiava Ippolito Nievo che trasportava le casse con i rendiconti di gestione della Spedizione dei Mille e dell’Esercito Meridionale da Palermo a Napoli, per proseguire poi alla volta di Torino. Va forse cercata la causa della sua morte proprio nel trasporto e nella gestione di questi rendiconti di gestione? Il Nievo, infatti, rimasto a Palermo per circa otto mesi, non aveva un buon rapporto con gli abitanti del luogo, soprattutto con chi aveva un certo potere economico e politico.

Il lavoro attento, diremmo quasi poliziesco di Lucio Zinna, la messa a punto dei vari dati, alla fine però lascia sempre degli interrogativi senza risposta: Come è possibile che una nave si inabissa con i passeggeri e l’equipaggio senza lasciare traccia di se? L’Ercole non era una nave qualsiasi: non poteva essere cancellata con una semplice annotazione sui registri, in quanto nella sua scomparsa trascinò con sé uno degli scrittori più interessanti dell’Ottocento. In tal senso il saggio di Zinna ha molti pregi, anche se non giunge ad una soluzione certa del caso, in quanto ha ricostruito con oculatezza i mesi di permanenza dello scrittore a Palermo, i suoi difficili rapporti con l’ambiente e la sua solitudine spirituale.

Il saggio, che si legge con piacere e si mostra momento per momento avvincente, è certo un punto fermo di una ricerca storiografica, umana e politica di un periodo difficile e quanto mai discusso della storia siciliana, facendo conoscere tanti retroscena e contrasti.

Recensione
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