Servizi
Contatti

Eventi


Vincenzo Rossi, autore molisano dalla profonda intuizione poetica e lirica, è anche narratore e critico letterario di grande valenza. La sua scrittura non è certo improntata all’estemporaneità. Infatti i suoi scritti sono ben ponderati e meditati. Tutto questo lo ha dimostrato con le molte opere finora pubblicate, che non mi fermo qui ad elencare perché mi porterebbe troppo lontano dall’assunto propostomi, quello cioè di fare una breve nota critica sul suo recente volume di poesie dal titolo Il fantasma ed altre poesie. Il libro agile e di facile lettura, diventa arduo nella comprensione quando ci si vuole avventurare nell’ambito dei riferimenti letterari. Alcuni sono già indicati direttamente dal poeta, altri vengono appena accennati, altri ancora negati e infine alcuni intuibili.

Già l’apertura del libro con il sonetto del Petrarca Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono diventa una dichiarazione poetica. In effetti la raccolta, oltre a poter essere letta attraverso fonti letterarie dirette o indirette, affronta temi del tutto personali che esulano dalle citazioni, come ad esempio il rapporto con gli animali e l’assumerne la loro difesa, ma anche il confronto con la natura, quale elemento di fonte emotiva, o il porsi interrogativi esistenziali. Tornando ai riferimenti letterari, essi non si limitano al sonetto petrarchesco. Un rapporto diretto si crea, infatti, con Leopardi, innanzitutto con La ginestra, l’ultima grande lirica leopardiana, considerata da molti come superamento del suo radicale pessimismo. E Vincenzo Rossi, poeta non certo pessimista, vede nella ginestra un elemento di vita.

Non la canta quale fiore del deserto, ma: «Ti ricanto, | fiore odorato e docile e gentile | consolatrice non dei deserti | ma di questi colli e queste valli | che indori e profumi ora che maggio | consegna a giugno l’alternarsi | dei giorni e delle notti». Il richiamo a Leopardi diventa più intenso ed etereo quando si rapporta all’in-finito, o meglio la finitudine viene comparata all’infinitudine. L’andare oltre la siepe è una capire il Nulla eterno, dando una soluzione agli eterni quesiti dell’uomo. Non c’è però in Rossi una poetica nullificante, ma una poetica meditativa e penetrante del mistero umano, del suo pensiero, delle sue emozioni di fronte ad una natura viva e speculare.

Tra gli altri titoli della raccolta, quello che salta agli occhi è il Chiò e l’usignolo. Subito si pensa al Pascoli, a L’assiuolo, ma l’autore si premura a precisare nella nota che “questo Chiò non ha nulla del Chiù del Pascoli”. Eppure il titolo già tradisce la notazione del poeta. L’accostamento all’usignolo, ancora una volta riporta al Pascoli: poeta per eccellenza simbolista, nel quale spesso gli uccelli assurgono a simbolo, tanto che lo stesso Barberi Squarotti gli dedica un saggio dal titolo L’ornitologia del Pascoli. E la reminiscenza pascoliana appare chiara nell’attacco iniziale: “Dolce era la notte e oscura | non la lieve luce d’una falce di luna | non la perduta presenza d’una stella | ferivano i miei occhi». Il concetto unitario chiù-luna-notte è perfettamente pascoliano, ma qui l’immagine poetica è intrecciata con quella dannunziana. Infatti vari sono in questi pochi versi, i richiami a D’Annunzio, in particolare a Falce di luna calante.

Ed il riferimento diventa più palese quando viene riportato un brano de L’innocente. Continuando nell’ambito delle citazioni, non poteva mancare Orazio, il poeta latino che forse meglio di altri, insieme a Catullo, ha saputo interpretare l’animo umano. Anche qui ma una ispirazione che gode di ampia autonomia”. Lo stacco dal modello è palese quando si penetra e si esprime la contemporaneità delle emozioni, certo diverse da un romano, da cui nasce una interpretazione personale della morte e del tempo, dell’amore e della caducità delle cose, del carpe diem e del piacer sensuale, del vino e del sogno. La tematica è trattata in maniera così esclusiva, che il modello, come per Leopardi, o viene ribaltato o viene interpretato diversamente. Anche la presenza del Catullo appare chiara soprattutto nella tematica d’amore, benché il poeta di Sirmione non venga direttamente citato: Lesbia si manifesta in tutta la sua carnosità insieme a quel sentimento che sconvolge l’animo del poeta.

Questo mio discorso verte verso una interpretazione letteraria di questo bel volumetto che Vincenzo Rossi ci ha saputo donare. La letterarietà di un’opera non certo ne sminuisce la valenza, ma al contrario la amplia e la consolida, in quanto è indice non solo di una personale intuizione, ma anche di una conoscenza tecnica che va oltre la quotidianità espressiva. E per concludere, quale sintesi di questa letterarietà, mi sono parsi interessanti i versi della poesia Conta i tuoi giorni: «Conta i tuoi giorni e confrontali | con la vita che ti sfugge; | fa buon uso del tempo che ti resta | prima che nei tuoi occhi | sul tuo capo si spengano le stelle | prima che notte infinita ti avvolga | e dentro insondabile buio ti sprofondi».

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza