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La funzione estetica della parola è paragonabile alla dimensione del tassello di un mosaico, bisogna saper calibrare ogni posizione, ogni atteggiamento, ogni piccolo elemento semioticamente valido e simbolicamente chiaro; bisogna, tra l’altro, immergersi nella mente del fruitore e offrire un’opera degna di comunicabilità.

Una perfetta simbiosi tra mosaico e parola emerge dal saggio di Vincenzo Rossi Michele Frenna mosaicista. Ci si trova di fronte ad un testo prezioso per la validità di ambedue i protagonisti: Vincenzo Rossi autore di chiara fama, saggista, poeta, narratore e direttore in Italia de Il ponte italo-americano; Michele Frenna noto esponente dell’arte del mosaico dalla sostenuta dimensione figurale e cromatica, la cui arte coglie le dimensioni reali ed esistenziali per assurgere ad un velo di universalità. E proprio il saggio di Vincenzo Rossi, indirizzato alla chiarificazione dell’opera frenniana, presenta l’arte come libertà d’espressione ed inserisce il Nostro all’interno della storia del mosaico e della prospettiva estetica antica oppure moderna. «Il vero ostacolo che allontana da questa nobile arte il nostro tempo è nella mancanza di coraggio, di costanza per un impegno che comporta estrema pazienza e perizia da conquistare con un lungo e difficile apprendistato, spesso mettendo a rischio nella preparazione del materiale necessario e anche durante l’esecuzione dell’opera persino l’integrità fisica». Da queste semplici e chiare parole il Rossi pone in evidenza l’unicità dell’arte frenniana, che nasce dalla sostanza memoriale, dalla dinamica esistenziale, insomma dal ‘tassello e dal mondo’ per ricalcare una nota espressione di Carlo Goldoni.

Alcuni eventi lungo il corso della vita dell’autore siciliano hanno portato allo status di evoluzione e perfezione che oggi si può ammirare: la conversione, alquanto tarda (1973), all’arte del mosaico, momento in cui affiorano i reconditi passionali e memoriali attraverso una figurazione tra recupero della tradizione e innovazione. A questo va aggiunto un altro fondamentale evento: la scomparsa della figlia Rosanna, fonte di grande dolore per Michele Frenna.

La più grande innovazione del mosaico del Nostro è il legame con la pittura, che va alla ricerca della duttilità coloristica da applicare ai tasselli di vetro. Pittura mosaicale, dunque, dalla forte intensità figurativa, espressiva e simbolica. Il saggio di Vincenzo Rossi, dopo una sintesi di concetti sull’arte, sul mosaico e sulle dinamiche della vita di Michele Frenna, si occupa in modo approfondito dello stile, della dimensione timbrica e lirica per passare ad un’accurata rassegna di motivi che ripercorrono tutta la produzione.

Appare chiaro come il mosaicista vada alla ricerca dell’armonia, filo conduttore dell’eterogeneità del reale attraverso una reductio ad unum del molteplice, sia nella sua dimensione spaziale sia nella sua dimensione temporale. La mutevolezza viene colta nel suo momento particolare. Appare statica, dunque, pur non essendolo. Ma non è possibile parlare di opere fuori dal proprio tempo oppure non vitali proprio perché, secondo una ben nota definizione di Giambattista Vico, il poetico non è riducibile alla chiarezza e all’evidenza razionalistica: «Il poetico persiste nelle sue opere», sottolinea Vincenzo Rossi, «in quanto viene continuamente vitalizzato non solo dall’intuibile moto che anima tutte le presenze nel quadro ma anche da una inesauribile fantasia creativa che getta un velo sul reale e sul lontano rendendolo vicino e contemporaneo pur sfuggenti e palpitanti dentro un alone di favola e di sogno».

Cuor di Maria, mosaico, cm 60x80. Ma la ‘favola e il sogno’ non sono una dimensione della surrealtà, quindi elemento evasivo del reale, ma costituiscono i cardini per la comprensione del reale stesso. L’opera frenniana non è un’arte fine a se stessa, ma rileva il suo legame con la contingenza delle cose attraverso claritas, suavitas e variatio per sottolineare che l’arte è espressione dell’universale e l’artista (lo stesso Frenna in questo caso) è ‘poeta del cosmo’.

È chiaro, dunque, come Frenna penetri nell’intimo delle cose e abbia fondamentali tematiche che penetrano la psiche e la realtà, la storia e il singolo. Non si può obliare, in questa prospettiva, la tematica religiosa. Il rapporto con la trascendenza è sempre fondamentale, sia nelle opere chiaramente religiose, come Cuor di Maria, sia nei mosaici ‘realisti’ in cui «una diffusa sacralità emana dall’opera allo spettatore da ogni particolare, da ogni spazio nel ritmo figuralcromatico.

La sacralità si sente infusa dentro le cose e le creature, nelle varie figure e forme costituenti il lavoro». Ma anche la produzione religiosa stricto sensu è dotata di una grandissima umanità, un’umanità trascendente. Inoltre, come nel già citato Cuor di Maria, l’impostazione classicistica verte sull’esistenzialità della vergine tanto che il cuore, doloroso, diviene il punto focale non solo dell’opera, ma secondo Frenna, anche del messaggio cristologico. Non a caso il Rossi impernia la propria analisi sul ‘dolore materno’ della Madre delle madri per la morte del Figlio dei figli.

Carretto Siciliano, mosaico su compensato, cm 54x41. Rilevare il fascino storico in opere come Carretto Siciliano che permette, invece, di addentrarsi nel rapporto uomo-storia e uomo-terra d’origine. Il legame con la terra non può essere considerato regionalismo ma come condizione stessa dell’esistenza dell’uomo. Dunque espressione di un’isolitudine e meridionalismo, come ho avuto modo di sostenere, e non come «irrinunciabile necessità per ricostruire... la funzione sacrale/mitica che queste costruzioni ebbero» (Rossi).

Tempio di Giunone, Mosaico su compensato, cm 41x31,5. Ovviamente, a parte la diversa ottica interpretativa del simbolo, un’opera come Tempio di Giunone emerge per la sua compostezza formale, per la sua dimensione temporale tanto da creare una simbiosi tra passato perduto e presente vissuto. La propria terra, insomma, assume una dimensione mitica e storica allo stesso tempo per non parlare della forte carica lirica. A questa dimensione storica si possono ricondurre quelle opere ben studiate dal Rossi, le cui tematiche sono la tradizione popolare, il mare (emblema del senso del mistero che pervade ogni animo-poeta) e la dimensione floreale e faunistica presente in alcuni mosaici.

Sospirando Il tema della famiglia e del ritratto si ricollegano ad una dimensione esistenziale, in cui la psiche diviene sintesi della dialettica universale, crogiuolo di opposti, ma allo stesso tempo, fonte di speranza. Esemplare appare, in questo senso, l’opera Sospirando, in cui soave bellezza e tenerezza romantica, ritrattismo e psicologia colgono quella dimensione cosmica cui si accennava prima. «Lo stato d’animo che vive la donna» ribadisce Vincenzo Rossi «è un ardente desiderio che ha del rimpianto, dell’angoscioso, del doloroso», un’opera dunque che rappresenta mirabilmente l’indeterminatezza del sospiro, ma anche la sua ampia valenza simbolica, di vacuità esistenziale. L’opera mette in primo piano il volto di una fanciulla che odora una rosa quasi a volerne rapire tutta la bellezza naturale: intanto miriadi di altri fiori avvolgono la scena in un’atmosfera irreale. L’opera di Frenna vive della dimensione reale e allegorica, ma allo stesso tempo riesce ad essere altamente comunicativa ed esteticamente originale: connubio questo che solo pochissimi maestri riescono a raggiungere.

«La libertà essenziale dell’uomo va a pari passo con le qualità creative e fantastiche (homo faber) che non sono mai condizionate da interessi consumistici sia per il loro contenuto estetico sia per la finalità etica e religiosa dell’arte stessa. Il concetto di arte per arte è lungi dall’estetica frenniana sia per la pregnanza psichica ed onirica sia per il raffronto incisivo con i valori etici e metafisici che si evolvono nella sua tematica» (Orazio Tanelli). Un miscere utile dulci, per ricordare Orazio, che con intensità irradia ogni opera. Attraverso l’osservazione della realtà Michele Frenna interpreta gli infiniti moti dell’anima con semplicità ed espressione, amore e misticismo, passione e lirismo. L’armonia che l’autore riesce ad infondere all’eterogeneità del reale si serve della linea e del colore, elementi essenziali che rivelano l’inesauribile creatività mai dissociata alla poesia, proprio perché, per dirla con Leonardo da Vinci, «la poesia è pittura che si sente ma non si vede e la pittura (in questo caso il mosaico) è poesia che si vede ma non si sente».

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