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Il viaggio di Francesco Alberto Giunta
nell'infinito letterario e umano del Novecento

C'è Arte e Poesia, c'è la vita che pulsa nelle sue vibrazioni d'amore e di pensiero, in tutti i libri di Francesco Alberto Giunta ma direi più particolarmente e più abbondantemente in questo suo Solitaire che ci conduce attraverso i paesi più sconosciuti del mondo, in un viaggio che è di ricerca e di studio, ma soprattutto d'amore. E forse sarà per il suo modo di narrare, per lo scorrere fluido della sua parola – una prosa accattivante che nella parte descrittiva facilmente sa trasformarsi in poesia – Francesco Alberto Giunta diventa subito, appena ne cominci la lettura, l'Autore che ti attira e che ti appassiona, che ti avvince cosi fortemente al suo discorso che non riesci più a staccartene.

E' una lettura molto complessa quella che Giunta ci propone con questo suo lungo “viaggio clandestino nell'infinito letterario ed umano del Novecento”. Non c'è argomento letterario; scientifico sociale ed educativo che non venga dall'Autore proposto e trattato, ma sempre con grande abilità e competenza. Del suo mondo letterario ed umano, un mondo cosmopolita, perché abbraccia tutti e tutto, in una visione panoramica d'insieme, scrive esaurientemente nella sua prefazione al volume Franco Lanza soffermandosi sul suo “duplice volto” di uomo politico e di ricercatore solitario, di brillante intervistatore e di artefice silenzioso.

Ed il Novecento è il secolo che con la sua ricchezza di eventi non solo si presta ma direi che si offre con la sua abbondanza al viaggio straordinario che il nostro Autore si propone. Ed il discorso non poteva che incominciare dal 1948 che è l'anno non solo del Piano~Marshall e di De Gasperi ma anche l'anno in cui si gettono le fondamenta dell'Europa Unita. Il nostro navigatore solitario che non si ferma mai tocca da vicino le diverse realtà ed anche gli ostacoli che egli affronta per i suoi complessi servizi e per le sue annotazioni, sempre corredate dalle opportune documentazioni.

Le sue peregrinazioni, i suoi incontri scaturiscono da un organico programma, ma a volte anche dal caso, favoriti dalla sua cultura umanistica e dalla sua ansia di ricerca che è proprio dell'investigatore che non lascia mai nulla di intentato, perché tutto lo attira

e tutto lo attrae, ed è un momento di conquista anche la sosta tra gli artisti e gli intellettuali dei Cafés litteraires di Saint-Germain des Prés. Francesco Alberto Giunta è il viaggiatore alla scoperta delle contrade del mondo, perché non c'è terra e popolo che egli non abbia conosciuto e con cui non abbia subito stabilito un colloquio d'amore, però mi ha conquistato l'anima quel suo straordinario capitolo su Napoli, una Napoli “maliarda e severa”, “una effervescente città dai mille volti e dalle iniziative uniche”, una Napoli bella e seducente che Giunta si ferma a contemplare con i suoi occhi indagatori nelle sue contraddizioni umane tra l'essere e l'esistere, perché anche lui che conosce il mondo in lungo ed in largo resta visibilmente conquistato dalla unicità di questa “metropoli tutta particolare col fascino della bella signora che è consapevole di essere tale”.

E continuano a scorrere immagini di sogno e di bellezza, da El Alamein a Tangeri: un vagabondare solenne come lo definisce lo stesso Autore, che si risolve in un ammiccare dappertutto, un cammino lento, tra le vie cosi ricche di colore e di folclore, con l'intento che è sempre quello di scoprire cose diverse e nuove, ma anche per capire – e lo dichiara in una sua confessione – se ci fosse nell'ambiente nuovo qualcosa che sia forse del suo tempo, più precisamente, come egli scrive, “non appartenesse alla mia civiltà”.

Ma è anche difficile fermarsi talvolta su1le pagine più toccanti di questo viaggio, perché direi che sono tutte avvincenti, chi per una ragione e chi per un'altra, ma una narrazione che diventa quasi favolosa è certamente quella che descrive il peregrinare del nostro Autore per le contrade di Gesù, quel suo faticoso andare per valli odorose ma anche per vie e per deserti pietrosi, alla ricerca del suggestivo, del divino, del miracoloso.

Il linguaggio diventa più caldo, sa di francescano, perché si tratta di un pellegrinaggio vissuto con il cuore e con lo spirito, tra scoperte che elettrizzano, dice l'Autore, e mettono anche tanta tristezza, quando ti trovi tra le antiche mura di Gerico “dove Gesù suonò i corni” e quando sei a Kasser el-Yahud, in territorio giordano, dove avvenne il Battesimo di Gesù. Ed il viaggio continua, continua attraverso il nord America, tra spettacoli superbi ed impressionanti, come quello che si vede dallo Akylom Tower, od anche deludente invece, quale è se visto dalle cascate del Niagara, sul versante degli Usa.

E continuiamo a seguire meravigliati il nostro Autore che ci conduce frattanto alla scoperta del pianeta Cina, e si tratta per Giunta di un ritorno, per colmare alcuni solchi nella sua anima, difficilmente colmabili, come egli li definisce, ma anche “per verificare la sete di conoscenza imperiosa che albergava in me”. E poi, poi ci sono le interviste, gli incontri, le recensioni, con Domenico Rea, con Johm Osborne, con Danilo Dolci, con Dario Bellezza, con Padre Davide Maria Turoldo, ma anche con scrittori e poeti d'Africa convinto come è che l'Algeria, l'Egitto, il Marocco ed il Sudafrica siano gli Stati che attraverso di essi abbiano offerto i maggiori contributi alla conoscenza delle aspirazioni sociali. E naturalmente il Giunta si ferma sugli Autori che più lo hanno impressionato e cita, ad esempio, la scrittrice'di Johanesburg Nadine Gordimer, Nobel per la Letteratura.

Ma da apprezzare è anche lo sforzo della Kairòs editrice per l’impulso che ha dato a questa fascinazione del viaggio come mezzo per l'approfondimento del Sapere. E Francesco Alberto Giunta è certamente uno dei nomi di grido per la sua attività, se si pensa soltanto alle numerose opere che hanno costellato il suo cammino ed ai numerosi premi conseguiti, da “Viaggiando sulla strada”, quel suo primo volume del 1985 (Premio internazionale “Scena illustrata - Città di Cracovia”) a questo Solitaire, che è del 2009.

E mi piace, tra le pagine di chiusura del libro, quel piccolo florilegio dedicato all'età dell'Eroismo che 'è rappresentata soprattutto dalla giovinezza, perché in quel periodo di transizione tra l'adolescenza e la maturità è il tempo in cui ogni giovane compie nel silenzio e nell'intimo della propria coscienza la sua particolare rivoluzione etica e spirituale. Eroismo che non è soltanto obbedienza ed accettazione, e quindi un sacrificio generoso ma inutile, perché risiede invece in esso il germe della resurrezione.

Nando Vitali vede questo libro come una avventurosa escursione nel Novecento e lo stesso Autore, dopo aver terminato i suoi studi, nel 1948 parte da solitario ma da convinto Europeista per la sua “splendida avventura”. Aggiungerei soltanto che il lettore riesce ad attingere da queste pagine come da una miniera le pietre preziose per la sua formazione morale ma anche per la costruzione del suo avvenire, perché ad ogni sua domanda troverà in Solitaire. una risposta sicura.

Recensione
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