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Alessia e Mirta

Una staffetta tra sentimenti. Un camminare che diventa passo veloce. E poi corsa.

Un rincorrersi. Cerchio che definisce il cerchio. Il cerchio del fuoco.

Quello dell'intensità più intima e, quindi, universale.

Raffaele Piazza, in "Alessia e Mirta", è ancora, e sempre di più, archetipo del sentire.

Quel sentire che è tutto. E che definisce l'uomo nella sua umana umanità.

Piazza espone la ferita, la geografia, la sua mappa, ogni sua sfumatura, lo spettro cromatico e nominale del suo significato.

E tutto, in questo processo, più che mai creaturale, è femmina.

Il pensiero si muove verso Amore e Psiche. Il gruppo scultoreo di Antonio Canova, Un bianco divino, l'amore da guadagnare, l' intensità.

Non a caso il poeta scrive “...le membra / affilate di ragazza e sorride / come una donna” per del viaggio la prosecuzione.”

Piazza attraverso la poesia dice di psicologia analitica.

E l’uomo può nascere soltanto quando nasce il femminile che è in lui”.(James Hillman – Puer Aeternus – Adelphi edizioni, p.27).

Già Piazza abbatte il muro/confine e si addentra nei meandri del dolore/speranza/cura. Del declinare l'anima al femminile. Per liberare un e il mondo : “Sera consecutiva per ragazza / Alessia sul lago ghiacciato / con i pattini d’argento a disegnare / la vita in arabeschi. / Prove di danza, freddo / nelle fibre di Alessia / a rigenerarla nell’attesa / di Giovanni. Trepida, / ritarda l’amato. Poi sul ciglio / dell’ansia a stellarla / arriva sul bordo delle acque / nerovestito. Lo scorge e ride / nell’attesa fiorevole / dell’amore all’Albergo / degli Angeli.”

Al centro della raccolta il gesto, quasi un gesto del tempo “Infinita è la distanza” dagli albereti.”. Un gesto che libera e lega, che accumuna e divide. Che ci conosce e disconosce. Il gesto, quel gesto che porta dentro sempre un interrogativo, anche quando è portato con mano ferma e salda. Un gesto/strada che ci determina in un per sempre che si tenta, ad altissimo prezzo, di cambiare. Una silloge, quella di Piazza, che ha un nome. Anzi due. Due nomi propri Alessia e Mirta. “Anima di ragazza Alessia / nell’intravedere dei mattini...” “...un’epifania nell’interanimarsi / con dell’amato la voce.” E quel loro incontrarsi che pare ineluttabile “E Alessia campita / nella luminescenza del / plenilunio duale per lei e / Giovanni nell’abbeverarsi / a un filo di compassione / per Mirta suicida. Ripensa / a Mirta che è stata cremata / e alle sue ceneri inutili. / Poi squilla il telefonino è lui!!! è lui!!! è lui!!!”.

Sono versi netti quelli di Piazza. Puliti, chirurgici, di armonia alta e essenziale. Un'anatomia della poesia, mezzo per dire l'assoluto. Il poeta si offre, offre la sua anima per trascinarci in un capire. In un capire l'importanza del farsi domande. Le domande ancestrali. “...Sei volata via dal terzo / piano della Reggia e hai / aperto in me la ferita. / Ora passano i giorni / senza te e non si ricompone / l’affresco del tempo che nelle / nostre risate si fermava / nella gioia. / Grazie per avermi dettato / questa poesia”.

Viene da ripeterlo ad alta voce all'infinito: “Grazie per avermi dettato / questa poesia”. E lo spiega nella sua superba prefazione Valeria Serofilli: “Ci dice che il dialogo è sempre vivo e mai interrotta e se ne ricava che Mirta è la musa dell’autore. È lei che detta quanto scrive ed è lei che compone l’affresco del tempo”.

Sì la misura. E poi Piazza ha il merito di togliere il velo all' amore. Di dirlo in anima e carne. Di dirci la sua forze che contorce e pacifica. Parlare di amore è parlare di morte e di vita. Il poeta lo sa. E ha la forza/capacità di condurci in un immortale. “...Per le / alberate del tragitto parlano / anche i morti con tono leggero / e cullano le attese pari a / battelli all’ancora. Previdente / Alessia sotto si è vestita di nero.”

Ed ecco Piazza nel suo essere totalizzante, come la poesia e il suo demone vogliono. Una possessione estrema, dolorosa, vera, sincera, delicata.

Il poeta compie un tragitto per tutti noi.

Il sentiero impervio nella psiche femminile. Chiave di lettura del contemporaneo. Di tutto ciò che è più nostro e di tutto ciò che mai lo sarà.

Una partenza dal millesimo del dettaglio per arrivare alla galassia della ragione imperscrutabile.

A Piazza il grazie per avere aperto una via, fessura, crepa, costa, confine.

Ad ognuno di noi un dono cui dare natura e forma.

Recensione
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