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Del sognato

Del sognato di Raffaele Piazza infrange la regola del tempo. Il suo senso di muro confine inespugnabile. La sua regola ferrea, titanica, di scandire gli eventi. Il “sognato” di Piazza non ha dimensione onirica, ma concreta, tangibile, terrea.

“Aprile in verde esce di scena ci lascia
il tavolo di lavoro con le copie dell'anima
una mela addentata a dare una gioia rimasta

nel trasmigrare dei pensieri” dice il poeta in folgorazione, dando all’anima corpo in nome del dogma del sentire. Il comando affidato al senso del tatto, nella sua dimensione amplificata:

“ Ripercorro passaggi di luce tunnel del tempo
di te se entro nella camera dell'adolescenza
ritrovo il tuo dono di ora, quella foglia o scheda
telefonica di futuro anteriore.”

Piazza scardina la geografia-schema della convenzione in un nome del totalizzante, di un presente eterno, dove il corpo del sentimento guida l’uomo. Tutto, nelle pagine, diventa fisico. Tutto prende forma tridimensionale. “Le cicale ascolto nella musica di fragole”: ogni cosa è in questo verso, materia e non materia non esistono più. Perché per parlare veramente all’umanità e dell’umanità, ci vuole la fondazione di una “nuova” lingua perché il “mare continua” e vi è “ messaggio dall’esilio”. L’autore diventa chirurgo di passo in passo, di parola in parola, si addentra, si espone, si contorce si strema, mantenendo sempre una lucidità unica, superiore perché troppo importante è ciò dentro gli scorre. “…stella

a tingere di melarance i volti:
era sera stavamo parlando a caso
e dai vetri insieme il miraggio.”.

Non si può più tornare indietro, il punto d’avvio è sparito, si punta al cuore delle cose, al cuore “della cosa”. È un corpo a corpo, una lotta, un ultimo ballo. Una rotta di luoghi e date. Lasciare tracce. Dire il cammino. “… mancano 18 semi di giorni da piantare…”. Ecco il metronomo di Piazza. Che mentre lo leggi sembra di “sentirlo scrivere”. “ Doni azzurri tolgono il mal d’aurora”, il poeta si dona definitivamente senza più protezione alcuna. “Dare il fiore della sera, giglio o crisalide di orchidea, sparge ad Ovest, il senso. “Sfida l’angelo e sfida il demone che tutti abbiamo. “... il battesimo amniotico...”. Già perché nella poesia vera si nasce, si vive, si muore, si rinasce, si rivive e si muore ancora all’infinito. Anche questo il compito/lavoro del poeta dirci svelarci il segreto. Quel segreto che ci tormenta nell’esistere che alita di non esistere. “Argento nella sera dai cancelli:

dicono gli angeli che l’inverno sarà
e non dormiremo per viverlo.”

Ci aspetta il ritorno, Piazza lo sa e avanza per vedere oltre l’attesa. Oramai è apnea piena , perché anche respirare, a volte, non serve.

Alessia salta l’angoscia col bianco
del cavallo: adesso lunedì a sudare nell’antro
di un ufficio: i tavoli
nel corrodere memorie.

Alessia manderà la mail, non temere,
sarà entro il 31 agosto,
sulla spiaggia della città si ringrazierà
il dio connivente.

Piazza, così, termina la pagina.

Vincendo la realtà.

Con il suo universale sentire

3 novembre 2019, sanguinando

Recensione
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