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La casa delle ortensie azzurre

La poetessa apre la raccolta con una lirica che preannuncia i temi che si intrecciano: la ricerca di “una sospensione di tempo”, di una “spensieratezza languida di primavera”, “sentieri di timo e rosmarino, quel tanto che basti a considerare tenera la vita, crudele a volte. Sì, perché vita e morte come nelle cose, così nelle persone note assediano l’essere: il sentore di alghe secche sulla riva rimanda al segno della falce, come il martirio della rosa all’ago che strattona la pelle.

Le parole sono come pietre, ma possono anche far risuonare il dolore nelle ore date ai lupi di Lujian, torturata e condannata a morte, per aver difeso i diritti delle donne, così come lo sguardo chiuso, la testa piegata a lato // dell’agonizzante, // arreso ai carnefici. All’immagine - ricordo della madre, colta nella casa bianca in una felicità bambina, si contrappone il dolore della perdita in un gesto di delicata grazia: un fiore capovolto, posto sotto quella croce che sa di paradiso // in quei giorni che contano mancanze / ed hanno una speranza d’infinito in fondo al cuore.

Ne Il padiglione 18 si rimanda a illusioni che perdono i contorni, ma si resta combattivi in attesa del peso del sole, di un bagliore acceso / d’azzurro, combattendo in prima linea. E c’è un verso per Marco sulla collina dei ciliegi, così per Pier Paolo Pasolini, vegliato da poche stelle. E c’è il desiderio di accogliere il Dio di rose e di neve // come un frutto dolce nel cuore. E c’è il servo di Dio in una Barbiana con poche case disciolte in un arruffo di luce dove coltivava dolci promesse // per bimbi odorosi di pane e basilico.

 C’è un verso per gli occhi persi delle ragazze di Modì, che hanno il dolore cucito addosso e tra le dita e c’è un pensiero per Luis Sepulveda, uno alla gardenia appassita di un vecchio latin lover. Fiori, rose, come foglie sbiadiscono tra linee sottili di matita, ma riportano il respiro memoriale delle cose tanto più quanto il sipario sta per scendere. Si avverte un desiderio di colmare i vuoti con l’insistente iterazione in incipit ed ora e adesso, l’iterazione a distanza, a circostanziare luoghi e sensazioni in un crescendo di nostalgia per il passo dell’assenza che si fa dolore, mentre resta un ammanco, // un ricordo di quando sentivo dentro l’azzurro / una sete di foce.

Recensione
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