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Nostro fratello Giuda, Il Vangelo in poesia

Quello che serve è un Uomo che tenda la mano, che parla con gli occhi all’altezza del cuore, che non sfiora il dolore / ne penetra l’abisso. Il poeta ripercorre le fasi salienti della Vita e le tappe sono occasione di meditazione, di crescita esplorativa, di chiarezza che fa luce sul grigiore del dubbio, conduce il lettore in un  salutare percorso di immersione nelle scene che si compongono in un caleidoscopio di emozioni, in un crescendo di  trepidazione siamo con Maria, tenera argilla gravida d’altrove, percepiamo il fremito di danza nel ventre di  Elisabetta,  l’abbraccio di sutura quando il vasaio si è fatto argilla // inaugurando l’anno zero, avvertiamo l’angoscia di Giuseppe di fronte all’enigma, Giuseppe che diventa custode di due vite misteriose / senza soppesare dubbi e fatiche.

Ed ecco Simon Pietro con le reti cariche di pesci, il buon Samaritano a testimonianza che l’amore non è un sentimento / ma un fatto di mani, l’ovile del Buon Pastore che non è prigione, / ma una soglia spalancata / in transumanza verso il destino, la fiducia di Dio, buon seminatore, che ha anche nei sassi, / in quel pugno di terra e di ghiaia / che lastrica il cuore dell’uomo e poi Marta, Tommaso, il Getsemani nel quale Gesù sceglie la morte e in un disarmo assoluto / si consegna al silenzio del Padre, perché la notte di Dio, diventi speranza e poi Pilato e la Via Dolorosa con la croce pesante come macina al collo.

Similitudini e metonimie cesellano i versi e così i chiodi sono aspri per chi vive la durezza del legno e della pietra. Ma la morte non riempie l’orizzonte, così il silenzio del Sabato Santo non è giorno vuoto, è il tempo di chi sa aspettare. La fede è percorrenza inquieta. Particolare il monologo di Giuda, che si focalizza sul tormento del traditore, tradito da un creduto liberatore dal gioco romano, un tipo stravagante che era venuto invece a sciogliere l’uomo dal suo male.

Giuda si definisce la Sua tristezza, la Sua sconfitta, ma conscio ora del disegno di affrancamento di ogni Adamo e pentito, considera troppo grande il suo tradimento per chiedere perdono e di non poter vivere senza quell’Uomo, sceglie il gesto estremo, come gesto d’amore verso Gesù. Il poeta versifica l’ipotesi di Madre Canopi, ma soprattutto versifica la sua esperienza religiosa che di anno in anno vive con sguardo rinnovato.

Recensione
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