Servizi
Contatti

Eventi


Quando due rette parallele si incontrano

“Nella mia vita c’erano episodi che bisognava raccontare ai giovani perché non è giusto che vadano dimenticati”. Cosa è giusto e cosa non è giusto, chi è il giusto? E’ ciò che si è deciso di ricordare dinnanzi un nutrito gruppo di alunni che ascoltano Dario e Alida, che danno vita ai ricordi di un periodo storico significativo: il periodo delle leggi razziali in Italia (1938/43).

Un testo nato per dare risposte alle richieste del nipotino Davide e scritto a 8 occhi e 4 labbra: lui, lei, due fratelli di lui: Mario ed Ugo, che hanno contribuito a mettere insieme le narrazioni prima della sua nascita o situazioni sfuggite, perché troppo piccolo per ricordare. L’incipit è molto interessante per le scelte degli accadimenti del 1931: “..viene varata l’Amerigo Vespucci, nascono l’attore James Dean e l’attrice Monica Vitti, nasce Franco Cosimo Panini, il re delle figurine, viene inaugurato l’Empire State Building, che con i suoi 443 metri di altezza sarà, fino al 1967, il più alto grattacielo del mondo, a Bologna il Maestro Arturo Toscanini si rifiuta di iniziare un suo concerto suonando gli inni fascisti (marcia Reale e Giovinezza) per cui viene aggredito, schiaffeggiato e gettato a terra…”.

Dario Foà, quarto di cinque fratelli, poi cinque, appartiene a una famiglia della media borghesia dà corpo ai suoi ricordi e la platea assiste incuriosita da questo nonno speciale che ha gli occhi color del cielo e ha deciso di farli partecipi dei suoi interrogativi, che cita il nonno materno, vice Rabbino a Torino (1885-1894), Rabbino a Senigallia fino al 1899, Rabbino Capo a Reggio Emilia fino al 1906, poi Rabbino Capo della piccola Comunità ebraica di Napoli fino al 1941 e cita la famiglia numerosa della mamma Ida :tre fratelli emigrati negli Stati Uniti all’inizio del ‘900, tre a Napoli. Si staglia nitida la figura del padre, uno dei più giovani vicedirettori di banca: la Banca Italiana di Sconto, poi fallita e che lo costringe a fare l’agente di borsa.

E’ il periodo delle due macchine con l’autista, una Pontiac per girare in città ed una Lancia Lambda decappottabile per le gite domenicali per sei e perfino per otto persone, una cameriera, una cuoca e la balia, nonché bei mobili, bellissimi tappeti, un appartamento di circa (!)18 stanze con un sovrastante terrazzo per giocare in monopattino, automobiline e pattini. Verso la fine del ’32 il trasferimento in tre o quattro stanze al Parco Margherita, e se ne vanno un po' alla volta automobili, mobili e tappeti: il ricavato ai clienti come risarcimento della perdita in borsa e poi la decisione di tentare l’avventura africana nel 1936 ad Asmara con un rientro nel 1947,ricco solo di una vecchia sahariana, a quanto pare gli era mancato il “pelo sullo stomaco”. Significativa la frase: tutti cercavano di aiutarci, i nonni, lo zio Mario Fiorentino, marito della zia Emilia, sorella di Ida, che da medico analista poi diviene Direttore dei laboratori di chimica e microscopia degli Ospedali Riuniti di Napoli, lo zio Augusto Foà, geometra a Milano. Nel ’37 a 6 anni in prima elementare ricorda che vestiva la divisa di “figlio della lupa” (camicia nera con cinturone bianco e bretelle anche loro bianche fermate da una grossa lettera M= Mussolini).

Con l’ironia di fondo che sottende tutto il libro, un po' amara, un po' sarcastica il Nostro introduce le Leggi per la difesa della razza: era necessario difendere gli italiani di pura razza ariana dai pericoli che potevano essere causati dalla piccola comunità di ebrei italiani. Da notare che anche se un gran numero di premi Nobel era di religione ebraica gli ebrei erano considerati una razza decisamente inferiore. Era il 18 settembre 1938, dal balcone del palazzo municipale di Trieste, anno XVI dell’Era fascista. Rinfresca la memoria di tutti : dal 28 ottobre 1922, data della marcia su Roma, accanto all’anno gregoriano si conteggiano anche gli anni secondo l’E.F.

Il testo, arricchito delle foto di famiglia, riporta anche una selezione di leggi razziali 1938-39, ma come spiegarle ai piccoli nipoti, ai piccoli alunni? “..era vietata la carriera scolastica( via i professori ebrei dalle scuole e dalle università e via anche tutto il personale non docente di religione ebraica),era vietato ogni impiego statale(via gli ebrei dai ministeri, dalle forze armate e da qualsiasi altro impiego statale….agli ebrei furono sequestrati gli apparecchi radio, furono tolti i telefoni, le nostre mamme non potevano avere un aiuto domestico e altre amenità del genere. Ecco l’annotazione nei registri dello stato civile: “Razza Ebraica” e il commento del Nostro: Per il nonno Laide questo fu un grande dolore, lui che era stato insignito della onorificenza di Cavaliere del Regno d’Italia!

L’assurdità di queste leggi è data dal rapporto che fa Dario : 1 ebreo ogni 1000 non ebrei e poi per lui figlio della lupa che con trepidazione partecipava il sabato pomeriggio alle adunate ( in attesa per età di essere balilla, moschettiere, avanguardista, giovane fascista) il divieto a frequentare la scuola assieme agli altri ragazzini, quasi li potessi infettare tra le pagine il certificato di nascita del nonno con l’annotazione della data di morte e il timbro “Razza Ebraica” e la lettera di espulsione dal partito nazionale fascista, indirizzata allo zio Vittorio con l’ordine di restituire la tessera ed il relativo distintivo. Mentre all’università non si poteva andare assolutamente e ciò toccò al fratello Mario, alle medie e alle superiori si poteva studiare privatamente e presentarsi all’esame seduti in fondo all’aula, ogni anno per essere ammessi alla classe superiore. E questo toccò ai fratelli Remo ed Ugo con i risultati esposti sui tabelloni/quadri e accanto in rosso “di razza ebraica”.

Per le elementari, frequentate solitamente da ragazzi in pluriclasse si poteva in città creare una sezione speciale per bambini di razza ebraica con insegnanti possibilmente della stessa razza, purché ci fossero almeno 10 bambini. E per farla questa classe il piccolo Tullio, che avrebbe compiuti cinque e non sei anni entro il 31 dicembre, per sbaglio voluto, fu iscritto alla prima e il Direttore Mura fece finta di sbagliare anche lui e si formò alla scuola Vanvitelli questa sezione speciale. Lo stupore si legge sulle labbra dei piccoli. Come si fa a non avere più accanto l’amico di sempre? Come si fa a restare a casa e non andare più a scuola o a lavoro? Le regole: ingresso anticipato e così l’uscita e la ricreazione rispetto agli altri alunni, aula con apertura direttamente sulla strada, divieto di fare ginnastica in palestra, ma fatta in classe, visione dei film di propaganda nelle ultime file e con tre file di sedie vuote tra noi e gli altri ragazzini.

Cosa ha spinto Dario a scrivere l’autobiografia?

Nel 1998 la ricerca di alcune maestre negli archivi della scuola, la scoperta dei registri di questa classe speciale, una lapide commemorativa, l’ incontro per testimoniare ed ecco riaffiorare l’umiliazione di essere stato isolato e indicato come “diverso”, la parola non pronunciata, il silenzio mai interrotto su questa vicenda con figli e nipoti e la promessa :portare questa mia testimonianza raccontandola soprattutto ai giovani perché non dimentichino e perché una testimonianza diretta “raccontata” vale molto di più di un libro e di un documentario. Documento storico, nonché affettivo è la foto che ritrae i bimbi di questa classe speciale nel 1938: Alberto Bivash, Dario Foà, Tullio Foà, Arnaldo Formiggini, Davide Hasson (deportato e ucciso con tutta la famiglia ad Auschwitz), Roberto Piperno, Elio Benusiglio, Tilde Benusiglio, Ada Defez e Anita Ghershfeld. Ma riprende la narrazione sintetica dei fatti storici: Anno 1939: morte di Papa Pio XI, attacco e occupazione dell’Albania (Re Vittorio Emanuele III diviene Re d’Italia e di Albania oltre che Imperatore d’Etiopia) e Dario ricorda che in Sinagoga al sabato e nelle feste il nonno doveva prima recitare la benedizione per Sua Maestà,1° settembre attacco alla Polonia e conseguente inizio della seconda guerra mondiale,15 dicembre partenza per gli Stati Uniti del fratello Mario, diciottenne, chiamato dallo zio Tranquillo, in modo che potesse continuare a studiare, la berahà del nonno, partenza dei nonni paterni per Cuneo per la casa della figlia Nuta e la digressione che il nonno morì nel 1943, prima che i tedeschi iniziassero le retate degli ebrei, destinati ai campi di sterminio, il ricordo dello zio Vittorio, un cognato del nonno e la badante, arrestati dai fascisti e rinchiusi nel campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo, dove morirono dopo pochi mesi di detenzione.

Anno 1940: nella casa più grande dove si trasferisce la famiglia per affittare una camera e con quel ricavato arrotondare le entrate (che non avevamo) tra gli ospiti un certo Piero Calamandrei,[ …]un comunista(divenne Senatore della Repubblica e fu un grande giurista), lo scambio con un altro ospite, un suo amico, un certo Franco Della Pergola, suo padre era stato Rabbino Capo di Alessandria d’Egitto.[…] una bella amicizia durata fino alla sua morte.

Quello che colpisce è il tono colloquiale con il quale l’autore fa scorrere le immagini del suo passato innanzi agli occhi del lettore, la semplicità del porgere con velata ironia quesiti alle scelleratezze compiute, alle azioni intraprese, alle scelte politiche avventate e di contro l’onestà del soccorrere chi è nel bisogno, senza far pesare la mano offerta: Massimo, fratello di Franco Della Pergola, è ricordato quale inventore della prima schedina di pronostici sulle partite di calcio (SISAL) e Franco che ne diviene direttore generale assume Ugo Foà alla Sisal, trasformata in Totip ed Ugo ne diviene vice direttore a Roma, poi direttore a Palermo e poi a Torino. Perché in casa col trasferimento a Roma non mancasse nulla Franco assume Dario alla Sisal di Napoli, ove lavorerà fino al 1954, giacché al posto di Ugo, che non è interessato, Raffaele Cantoni lo fa assumere alla Olivetti.

Simpaticamente ricorda la sua attività di mago dàrifo all’Adei di Napoli, riporta le tessere di iscrizione al Club Magico Italiano e alla Internazional Brotherwood of Magicians, l’avventura del servizio militare a Lecce, l’infortunio e la convalescenza a Napoli e la beffa a quindici giorni dal termine dei 18 mesi: congedo per ridotte attitudini militari. La seconda parte della biografia si apre e si seguono le vicende di Aida, la parallela numero due. E’ nata nel ’31 anche lei, ma a Sinalunga in provincia di Siena, dove il babbo è impiegato del Monte dei Paschi di Siena, poi trasferito a Gubbio e nel ’38 licenziato per le Leggi sulla razza. Anche Aida frequenta una scuola speciale, organizzata da insegnanti ebrei e racconta di un miracolo: l’incontro con un Angelo, un vecchio compagno di scuola del padre che gli offre di lavorare per lui, vendendo lignite: Non ti posso assumere perché tu sei ebreo, e la legge non mi permette di assumere ebrei, ma per me va bene lo stesso. Poi il trasferimento a Bologna e quando qualcuno ci fece sapere che per gli ebrei Bologna non era più tanto tranquilla, l’Angelo - Vasco Borgogni - li ospita a Teglio vicino Sondrio, dove era sfollato con la sua famiglia. Ma quando il babbo venne a sapere che i fascisti avevano ucciso un gruppo di ebrei facendoli annegare nel lago di Como con una pietra legata al collo, Angelo li affida a dei contrabbandieri per portarli in Svizzera. La fuga di notte, tra la neve alta, con la mamma in attesa, si rivela complessa con un arrivo alla fine al campo di raccolta per profughi a Samàden.

La sua storia si infittisce e si leggono la rappresa angoscia che pesa sul cuore, le emozioni che varie faticano a disbrogliarsi dalle pieghe del passato che s’è voluto annebbiare per tanti, tanti lunghi anni. Divisi, la mamma in un ospedale per partorire, il babbo in un altro per amputargli alcune dita dei piedi per congelamento, lei, in questo campo a soli 12 anni e sola, vive una brutta esperienza: dovetti subire le pressanti e poco gradite…attenzioni di un ufficiale italiano ospite anche lui nel campo di Samaden. Paura e angoscia sono i termini ricorrenti nei ricordi che affiorano, poi la decisione di tutelarla inviandola presso una famiglia protestante che non ha figli e che la tratterà come una figlia: i Roth le fanno frequentare anche la scuola.

Nel 1945 arriva l’ordine di prepararsi per il rientro in Italia, problemi organizzativi rinviano la partenza, ed ecco l’affido ad altra famiglia svizzera per la quale ai lavori in casa per lei e un’altra ragazzina si aggiunge il lavoro nel negozio di dolciumi. Qui un nodo stringe la gola: il padrone di casa la sera quando erano a letto, andava a dare loro il “bacio della buona notte” che non era proprio il bacio di un padre! Niente di irreparabile, scrive e sottolinea Dario, tranne che nell’animo e il tacere fino a questa stampa. Il ritorno in Italia è segnato dal ricordo delle tessere annonarie, rilasciate dal Comune di Valsoda e il pianto della sorellina che ha sete e non c’è un bar che desse un bicchiere d’acqua per Ambra.

Ospiti dei Borgognoni poi dei Valensin fino a quando non rientra il babbo col lavoro al Monte dei Paschi di Siena a seguito di formale, umiliante richiesta scritta. Aida dà lezioni di dizione ai bambini, in quanto finita la scuola, collabora con il Piccolo Teatro di Siena, scuola di recitazione voluta dalla baronessa Margherita Sergardi e d’estate è assistente in una colonia dell’OSE, organizzazione Sanitaria Ebraica in Gorla di Veleso -Como. Della terza parte: gli anni della guerra, significativa la foto della tessera annonaria individuale e di colore diverso a seconda dell’età delle persone: i bambini fino a 8 anni avevano la tessera verde, quelli da 9 a 18 azzurra, gli altri grigia. Guai a smarrirla! Si restava digiuni !!! E così Ugo crea l’azienda ULFO una specie di start up dell’epoca per aiutare chi l’aveva smarrita a svolgere le operazioni per ottenerne il duplicato, i fratelli fanno la fila agli sportelli più e più volte al giorno per raggranellare qualcosa. Incalzano i ricordi : il pane con la tessera costava 2,60 lire (200 grammi a testa), al mercato nero fino a 45 lire al KG, poi fino a 200 e nel 1940 fu consentito di mischiare alla farina il 20% di patate. Già nel 1935 le spose avevano dovuto dare le fedi alla Patria, nel 1942 i gioielli e tutto l’oro che avevano in casa, poi i paioli di rame, poi il ferro e perfino le campane di bronzo di alcune chiese, il ferro delle cancellate. Dario testimonia gli eventi con rari documenti: la ricevuta dello zio Vittorio (3.12.1935-Firenze) per aver versato gr.13,50 di oro e altri preziosi e la citazione che in cambio dalla Casa del Fascio ha una fede in metallo in sostituzione di quella d’oro versata alla Patria.

Del 1942 è anche il ricordo della fuga nella grotta-rifugio antiaereo nel quartiere delle Fontanelle a Napoli e delle litanie delle donne. Una diceva: ti saluto San Giuseppe tutto pieno di carità, tu conosci i miei bisogni e le mie necessità. San Giuseppe in quest’urgenza fai vedere la tua potenza. Con ironia che affiora e rende la lettura scorrevole, Dario rimarca come il vero problema per i tedeschi nel gennaio 1942 non fosse come difendersi dall’offensiva sovietica o come sfamare le popolazioni civili della Germania, ma risolvere la questione ebraica, giacché non erano più soddisfacenti fucilazioni, camion nei quali far morire per asfissia da tubo di scarico i prigionieri, ecco Eichmann che fa realizzare le camere a gas, alimentate dal gas Zyklon B. Del novembre 1942 ricorda la donazione di lana per i combattenti in Russia, che affrontavano il gelo con divise quasi estive e scarpe di cartone, i centri di raccolta di guanti confezionati dalle donne, di giornali da portare ai soldati nelle corsie degli ospedali, la nave ospedale che scarica feriti per l’ Ospedale Cardarelli, quella piena di munizioni saltata in aria e i tram carichi di feriti .Rammenta nel ’43 l’ordine del Prefetto, in base a quanto stabilito dal Comando tedesco, agli uomini tra i 18 e i 33 anni di presentarsi, per essere inviati ai campi di lavoro in Germania. Solo 150 si presentano su 30.000 previsti e allora la caccia all’uomo di civili e militari in tutta la città, mentre gli Alleati sono già sbarcati in Sicilia.27 settembre 1943: i napoletani insorgono e cacciano i tedeschi,1° ottobre ‘43 le truppe alleate entrano a Napoli: la quinta armata americana comandata dal generale Clark e l’ottava armata inglese comandata dal generale Montgomery.

Nel ’44 si incontrano i primi militari col Maghen David sulle portiere dei camion e le scritte in caratteri ebraici e nell’8a armata in divisa inglese c’erano militari con la scritta sulla spallina “Palestine”, ebrei che vivevano in Palestina, partiti volontari per liberare, ma anche ritrovare parenti sparsi per l’Europa. Nella Caserma all’Arenaccia alloggiava la 179a compagnia e accanto alla bandiera inglese c’era quella che diventerà dello Stato di Israele nel ’48. Parte quarta: le parallele si incontrano. Nel 1958 Dario riprende il lavoro,dopo il servizio militare, come Ispettore della Concessione di Siena sempre per l’Olivetti. Il primo Shabath che va al Tempio vede Aida, colpo di fulmine, pochi mesi tra il lavoro che lo vede impegnato tra Modena, Reggio Emilia, Parma e Fidenza e il sabato pomeriggio a Siena per vedere Aida e il matrimonio, complice la nebbia che rende difficile vedersi ogni fine settimana, giacché ancora non esiste l’autostrada del Sole e il Passo della Futa è rischioso. Da ragazza poco sicura, ecco una donna con piglio non indifferente, quale miglior complimento per la compagna e madre dei suoi figli ed ecco la figura femminile stagliarsi netta con i suoi impegni a dispetto dei tempi: gestisce l’azienda di famiglia, per 6 anni è tesoriera dell’AIDDA, è nella Giunta dell’Associazione Industriali di Padova, Presidente del Soroptimist Club di Padova, Vice Presidente della Federazione Nazionale dell’Associazioni Italia-Israele, gestisce corsi del Fondo Sociale Europeo, organizzati da Fòrema Associazione Industriali di Padova.

Le pagine dedicate alla celebrazione del matrimonio sono la testimonianza di un legame che è ponte tra rispetto della tradizione, salda fede, amicizia fraterna, che si rinsalda nei momenti di festa: tre rabbini, insieme e per la prima volta in Italia, celebrano il matrimonio: Beppe Lattes, Rav Belgrado, Isidoro Kahn. Delicati e pregnanti i versi di Mario Caribbe per la figlia Aida: […] Qui ti condussi, figlia, dove il sole/non è più sulla sabbia. Eppure, quanto, /quale deserto lasci nel mio cuore. Dario con eleganza ci conduce nella scena :l’ingresso di Aida accompagnata dal Salmo: Baruh Abbà, i rabbini che si alternano nel recitare le berahòth, la lettura della ketubà, la fede al dito indice della mano destra di Aida, perché da quel dito una vena va diretta al cuore e la formula Arè Art, la berahà e il Kiddush finale con la rottura del bicchiere, che sta a ricordare anche nei momenti di gioia il dolore per la distruzione del Tempio di Gerusalemme.

La pubblicità della Olivetti dell’Elea 9003, primo elaboratore elettronico italiano, sulle pagine di un giornale è galeotta, ed ecco la richiesta di frequentare il corso di programmazione per andare nella Divisione elettronica, la nascita della primogenita Milka nel giorno del Kippur, il trasferimento a Milano. La Olivetti intanto ha venduto un elaboratore alla Fiat, il secondo al Monte dei Paschi di Siena, il terzo alla Motta e per questa azienda Dario lavorerà qualche anno con un elaboratore che dovrà stampare fatture, fare statistiche, gestire il magazzino, la contabilità, le paghe, evadere gli ordini. Nel ’62 nasce Paolo e Dario, sempre pronto a nuove esperienze lavora prima alla Alucaps, poi alla Cole of California, poi a Roma per la Mac Queen, nel ’65 nasce Lea e accetta di lavorare presso la Marzotto a Valdagno. Esperienza che lascia un ricordo di familiarità e libertà, che si infrange dopo gli scontri del ’68 dinnanzi all’azienda e la mancata promozione a dirigente, cosa quest’ultima che lo porterà alla decisione di aprire una propria azienda di perforazione schede e programmazione per gli elaboratori: la Balfo, poi verrà l’Acca, lo Studio Foà, la HDataentry con 40 dipendenti a Padova, si succedono gli eventi: l’ospitalità dell’ambasciatore di Israele in occasione della consegna del certificato di iscrizione allo Yad Vadshem al Giusto Giorgio Perlasca, la nascita dei nipoti, nel 2000 l’occasione di onorare i Borgogni con l’iscrizione allo Yad Vashem e la chiusura dell’azienda e il ritorno da Padova a Milano con un saluto agli amici del Cuore: il Maestro Claudio Scimone, Antonia Arslan, Graziana Campanato, Giorgio e Graziella De Benedetti. Un augurio: spetta ai nipoti continuare la storia, una storia di amore e condivisione, di incontri significativi, di ricordi, di occasioni colte, di amici che hanno salvato due vite che hanno offerto a loro modo e volta la possibilità di vivere e sognare a tanti che hanno incontrato lungo il loro percorso. Sfuggire alle bombe, alla deportazione è stato lievito d’azione per il bene ed è un bene prezioso trasmettere determinazione e intraprendenza alle nuove generazioni, nonché aver deciso di condividere la propria storia, che è parte della grande storia della Vita del nostro Paese. Per non dimenticare!!!

( in occasione della Giornata della Memoria
presso l’ IC Confalonieri di Milano)

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza