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Tra gli aranci e la menta, Recitativo dell’assenza per Federico Garcìa Lorca

Non un recitativo dell’assenza, ma un poema che fa riaffiorare alla memoria suoni, umori, colori del mai dimenticato Lorca e tanto più in occasione della ricorrenza degli 80 anni dal suo assassinio.

Accomuna Lorca e Spurio il panismo esistenziale, la concretizzazione degli stati d’animo, la coscienza del tempus fugit oraziona, il credo nel messaggio etico- civile, una parola multi-corde, l’amore nelle varie sfaccettature, la musicalità del verso.

Undici componimenti ripercorrono la tragica fine di una mariposa sul ciglio sdentato di un fosso, che a stento provò il volo ma cadde e ricadde. Nella ripetizione del verbo lo strazio della vittima dinnanzi a maldestri assassini. Con l’uso della personificazione a seguito di una climax discendente più crudo il gesto: Allora i proclami, gli incarichi e le armi/le divise marroni, le folgori acuminate/e la libertà dissanguata. Gli occhi, stinti per sempre/…/le palpebre impantanate di rena e di miseria/…// e di seguito il disprezzo e la perdita secolare di voce.

Colpa del poeta mostrare la faccia della Spagna, cantare la Sierra, dare voce alle romance e ballate popolari, dichiarare apertamente l’avversione verso le posizioni di estremismo nazionalistico, tipiche di quella destra che prenderà da lì a poco il potere, instaurando la dittatura, ed eccolo indicato nel crocevia della paura, preda di mani che trascinano con sprezzo, brandito, condotto alla morte. Significativi la fissità del sole, la polvere densa delle buche scavate, i pozzi che si disseccano, umanizzati nell’ impietrirsi per l’efferatezza della parola violata. Un quadro impressionista che fa sbocciare sul volto di Lorca un sorriso di gigli.

Una via crucis nella terza lirica, ricalcati i gesti dalle azioni dei verbi al passato: ti trassero, ti condussero, tale era la pericolosità del suo pensiero da imporre un bavaglio intriso di prussiato e il poeta è figurato come una preda, dalla tana ti trassero… /.../ti condussero alla rocca del vescovo scordato. Non gli uomini, ma le piante, i fiori cantati e resi perenni dalle poesie di Lorca sono spettatori di quel giorno, le piante … hanno smesso di parlare/…//…i rami superbi imposero il silenzio. Ammutoliti dinnanzi all’ennesimo sacrificio di innocenti, quel sacrificio continua a perpetrarsi ogni volta che il potere malevolo acquisisce il diritto di stroncare gli oppositori politici, anche se non imbracciano armi. L’arma della parola fa paura più del fuoco, ma ha ali forti.

La preghiera di Spurio al poeta è di alzare per noi, che non è un plurale maiestatis, le rocce a scovar gli scorpioni e/ far sì che la luna rinnovi il solletico della mente!

La lirica Non lontano dal limoneto testimonia il metamorfismo panico: è inutile cercare il luogo della sua sepoltura, rimestare le zolle alla ricerca dei suoi resti, diventati linfa vitale della natura, egli è vivo nei suoi versi. Le foglie dell’acero gli serrano la vista da ciò che perdura e accade e quindi l’invito: Non recidete rose né stropicciate le felci per me, /i miei più cari amici, e non arrecare noia al dispetto/delle lucertole che ricercano antro in me. / Non soggiorno la terra di roccia né le zolle/ non ho imparentato le mie cellule con la polvere/ ma con fremiti verdi, ansiti amari e lucori silvani. /...//Nella lotta della parola io persisto…/
Recensione
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