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Voci (tre poemetti)

Voci memoriali, voci ci accompagnano e riportano echi di incantesimi. Cosa è cambiato intanto: l’atteggiamento rispetto al senso del tempo, al valore del vicino, alla funzione benefica della sana pioggia sulla terra e il poeta si chiede cosa è rimasto nel cuore, traditi il grido di risentimento, le braccia innalzate in attesa di risposte e lasciato rinverdire l’indifferenza che bandisce i sogni di un’epoca.

Quanti Orfeo incontriamo sulla nostra strada / che offre solo dolore e morte? L’invito perentorio è ascoltare il fleto dei padri e delle madri, non attendere nel sanare le ferite, ma dannati dall’idea per essa dare voce acuta e dare amore agli invisibili. Non rinunciare alla libertà è il monito, la zattera da affidare alle onde che vada alla ricerca del cuore smarrito nelle rughe della storia, che ha visto innalzare muri.

Un invito risuona per i figli: lottate per le vostre intuizioni / sarete così liberi di piangere dormire / entusiasmarvi esprimervi vivere! E’ l’invito a porgere lo sguardo a bambini indifesi, la mano per evitare quella morte in fondo al mare. Lo sconforto si concretizza ne la polvere ci chiude la bocca e gli occhi, nel silenzio sempre più cupo, che deve essere rotto dalle voci di entusiasmo della gente comune / del bambino che sorride e gioca / delle madri che proteggono e ci ricordano. Non si può restare come vetro incolore dinnanzi alla voce dello sgomento, bisogna colmare quei rumori che ci hanno diviso, far lievitare l’amore che riunisca le fedi e non faccia avere più paura della grandine, annientare il caos di guerre e morti.

La forza è nella voce dei padri, eredità trasmessa ai figli, che giovani di un tempo non tradito si scoprono vulnerabili in un mondo travagliato disumano bugiardo intollerante cieco ed ecco l’importanza di essere vento che insegue le nuvole, fuoco che sprigiona colori e lapilli, aria che ci farà respirare un mondo nuovo, cuore, tutti elementi che hanno insito un suono che varia e sottende alle azioni volte a superare i solchi bui e profondi della storia anche attuale, a recuperare il canto che inneggi alla brezza del giorno, alla giovinezza delle idee da concretizzare in una rinascita d’umanesimo.

Ci saranno bagliori e spari, cadranno ancora sul selciato parole e mani, ma la voce non si piegherà come betulla al vento, alle piogge vigliacche che chiedono morte. Non si può essere schiavi di lugubri poteri, non si può solo gridare il dolore, vedere scorrere sangue, soffocare lo sdegno, volgere altrove lo sguardo, necessita una rugiada ristoratrice dell’ animo, che riporti il coraggio di sorridere e di amare e di far rifulgere la voce della preghiera per quel Dio di tutti gli uomini/ che di colpo appaia nelle nostre vite indicandoci / finalmente il cammino della pace. Il poeta si fa aedo e si fa voce che riverbera e scuote.
Recensione
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