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Oltre le colonne d’Ercole – Verdi e Wagner alla mia maniera

Premio Nazionale “Franz Kafka Italia”
VII Edizione 2017
Sezione Saggi,
Premio speciale della Giuria

Da: Oltre le colonne d’Ercole – Verdi e Wagner alla mia maniera (pagg. 44-­45­324-­326­-327)

“(...) Disprezzare, rifiutare, bandire il melodramma significa rinunciare a priori a preservare un patrimonio nazionale che ci ha portati a primeggiare nel mondo e non vi sono celebrazioni, cerimonie e bandiere che possano supplire alla progressiva rimozione di questa sensibilità e tradizione dalla cultura e dalla coscienza di ogni italiano. Ma come riesce Verdi, a differenza dei suoi predecessori (...) a toccare le corde sensibili di un popolo che fremeva per la propria libertà? Attraverso gli elementi più semplici della costruzione musicale (...), la simmetria, la regolarità delle frasi melodiche e la semplicità degli intervalli costituenti i motivi, che è quanto dire, popolarmente, l’orecchiabilità delle melodie suonate o, ancor di più, cantate. Verdi, più dei suoi predecessori, possiede naturalmente tali caratteristiche, alle quali si aggiunge un altro principio essenziale, immediato, che fin dalla preistoria è stato impiegato per uso sia rituale che bellico: il ritmo (...) La forza elementare e trascinante dei ritmi verdiani, non necessariamente veloci ma sempre sanguigni, entra nell’anima di chi ascolta, lo esalta e lo scuote, secondo un principio di condizionamento psicologico operato dall’elemento musicale e dalla sua natura estetica, che era stato teorizzato addirittura dai greci e dagli indiani (…)

‘Riusciremo in quelle quattro sere a comunicare... artisticamente questa intenzione così che diventi vera comprensione sentimentale (non critica)’. Così scriveva Wagner in un opuscolo dell’estate del 1851, indirizzato pubblicamente ai suoi sostenitori e amici, nel quale per la prima volta comparve in forma compiuta l’idea della Tetralogia (...)

‘Comprensione sentimentale (non critica)’ aveva scritto Wagner (...) Il rifiuto di Wagner dell’approccio critico alla sua opera parrebbe quasi vanificare ogni lavoro analitico, ogni minuziosa ricerca sulle sue fonti letterarie, sui temi conduttori e sul loro significato, sulle innovazioni del suo linguaggio musicale, in particolare le combinazioni armoniche e l’orchestrazione (...) Egli chiedeva evidentemente un ascolto privo di pregiudizi e preconcetti (...) Il testo poetico, i temi musicali e il loro significato, così come il messaggio stratificato, interpretabile su vari piani, dovevano essere colti istintivamente, facendo ricorso, se necessario, alle risorse involontarie di quello che sarebbe diventato l’inconscio individuale e poi collettivo, e non con la consapevolezza razionale né con la rappresentazione grafica della costruzione musicale (...)”

Il saggio di Alessandro Pierfederici “Oltre le colonne d’Ercole – Verdi e Wagner alla mia maniera” consta di una Prefazione dell’Autore e di due parti suddivise in Capitoli, con l’aggiunta di racconti e di un Epistolario fra Verdi e Wagner frutto di invenzione letteraria dell’Autore. In questa Recensione vengono considerate solo le parti saggistiche che occupano lo spazio maggiore, quasi completo del libro, non quelle di fantasia letteraria.

L’opera vuole essere uno studio divulgativo sul piano della cultura, non sul piano tecnico utile solo ai musicisti – le notazioni tecniche, quando siano inevitabili, vengono sempre chiarite in termini comprensibili ai non specialisti, ciò in uno stile narrativo che mai sfocia nel nozionismo o nello sfoggio di termini sconosciuti ai più.

In questo saggio ricco di informazioni sulla personalità di Verdi e di Wagner e sugli eventi storico­culturali dell’epoca in cui vissero, sia l’epoca del Romanticismo di marca tedesca con la sua esaltazione delle tradizioni popolari e dell’anima individuale dei popoli, in primo luogo dei miti, delle leggende e delle fiabe, sia l’epoca del Risorgimento italiano, l’Autore espone le caratteristiche fondamentali della loro musica che rivela così il suo significato in termini psicologici divenendo connotativa della personalità dei due Maestri, come si può inferire dalla breve citazione che riguarda appunto la maniera in cui Alessandro Pierfederici li vive, li comprende. Particolarmente interessante è l’opinione negativa di Wagner sulla critica che analizza il contesto storico e culturale in generale ritenendo così di spiegare il significato della musica, di agevolare gli appassionati nel loro approccio ad essa, un’opinione negativa che l’Autore condivide in pieno nel suo corposo saggio. È il caso qui di soffermarci sull’affermazione di Wagner. Certo, aggiungiamo, il contesto storico, i dati biografici e culturali, gli influssi di altri artisti, le tecniche in cui le opere vengono realizzate e simili sono senz’altro interessanti a conoscersi e anche indispensabili per avere una mappa di riferimento in cui collocare gli artisti stessi e la loro produzione, ma non per capire il significato del fenomeno artistico in sé né delle opere d’arte, letterarie o musicali o altro che siano.

La spazialità del significato del fenomeno artistico e delle opere va dall’opera al contesto storico ed esterno, non viceversa dal contesto storico all’opera, ossia è l’opera che contribuisce a strutturare il periodo storico, sono le opere degli artisti, dei poeti, dei romanzieri che producono per così dire i periodi letterari, si va dal testo artistico al contesto storico, non viceversa. I periodi letterari non esistono come entità a sé stanti, esistono in seguito al tipo di opere relative a quelle che diventano le varie epoche. Questo è il motivo intuito da Wagner nella sua opposizione alla critica che riduceva la sua opera all’analisi tecnica o ai dati storici sulle presunte fonti etc. Wagner parla di ‘comprensione sentimentale (non critica)’, ossia parla di comprensione della sua musica, ossia vuole che la sua musica sia compresa per quello che è, che trasmette, comprensione che prescinde dall’analisi delle fonti e che si riferisce invece al sentimento, all’emozionalità, al valore psicologico, in un termine: al significato che essa trasmette, come in un contatto tra l’inconscio del compositore e quello del pubblico. In aggiunta ancora: la considerazione del contesto storico come determinante per il significato delle opere musicali e artistiche in generale svisa e spesso anche falsa i significati delle stesse. Pierfederici non si dilunga nella descrizione dei dati tecnici e comunque non spiega il significato delle opere musicali dei due Maestri attraverso un’analisi tecnica – la tecnica è solo lo strumento con il quale la musica stessa viene ad essere tale, non il suo significato e la musica esprime la personalità del suo compositore, fatta di componenti consce e soprattutto inconsce. Non solo con la sua condivisione della posizione concettuale di Wagner sulla sua musica, ma anche e ancora più esplicitamente nel brano relativo a Verdi l’Autore dà un esempio di come abbia impostato il suo saggio: quando parla dei ritmi verdiani, parla di condizionamento psicologico attuato dalla musica e, aggiungiamo l’implicito a tale affermazione, tale condizionamento psicologico parla in primo luogo della personalità di Verdi che con le sue caratteristiche condiziona a sua volta la personalità degli ascoltatori, ovviamente di quelli sensibili, dal cervello plastico, dotato di sinapsi fluide, non chiuse a tenuta stagna, incapaci di percepire alcunché di fine per la loro rigidità, per la loro stasi.

Il volume di Alessandro Pierfederici, pur complessivamente di più di cinquecento pagine, si legge d’un fiato e non lascia il lettore a mani vuote per così dire o, per meglio dire, a mente vuota proprio perché non si riduce all’accumulo di nozioni non spiegate che nulla direbbero e che non potrebbero neppure essere memorizzate come tali alla lettura se non in parte minima mancando esse del collante fornito dalle idee, dai significati, bensì appunto perché offre approfondimenti esplicativi e ciò in un ambito semantico particolarmente difficile da sondare trattandosi della psicologia del suono musicale cui nessun dato storico in sé è funzionale. Il titolo del saggio “Oltre le colonne d’Ercole” si riferisce, come dichiarato esplicitamente dall’Autore, al superamento da parte dei due compositori di quanto la tradizione aveva più o meno cristallizzato in ambito musicale, ma si riferisce anche, si consenta di nuovo un’aggiunta esplicativa di una intuizione dell’Autore, all’audace superamento da parte dello stesso Alessandro Pierfederici delle colonne d’Ercole rappresentate dall’impostazione tradizionale della critica d’arte, ferma alle Colonne d’Ercole, metafora per l’opinione secondo cui il contesto storico, le fonti e gli influssi nonché le tecniche e via dicendo sarebbero ciò in cui consisterebbe il significato dell’arte, delle opere letterarie, musicali, visive, dei prodotti della fantasia artistica in generale, del fenomeno artistico in sé.

Recensione
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