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Itinerario verso il 27 agosto. Cesare Pavese nel centenario della nascita

Questo saggio di Giorgina Busca Gernetti è stato scritto nel 2008 in occasione del centenario della nascita di Cesare Pavese, avvenuta a Santo Stefano Belbo il 9 settembre 1908.

Itinerario verso il 27 agosto 1950 è un viaggio durato tutta la vita del poeta piemontese che si è spento proprio il 27 agosto 1950.

La costante interrelazione tra i testi e gli eventi autobiografici illumina dall’interno la poetica pavesiana, spesso permeata di un incombente senso di morte. Emblematici a tal punto i versi “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi | questa morte che ci accompagna | dal mattino alla sera, insonne, | sorda, come un vecchio ricordo o un vizio assurdo.”

Il tema della morte ha accompagnato Cesare Pavese per tutta la vita, quasi con affetto, con una consapevole fedeltà.

Sulla prima pagina dei "Dialoghi con Leucò", nella notte tra il 26 ed il 27 agosto 1950, scrisse a penna: "Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.", poche ma essenziali parole che denotano la ferma e lucida determinazione di ciò che avrebbe compiuto.

Sin dalla giovinezza Pavese era consapevole del suo animo tormentato e del suo destino, la lotta quotidiana contro la malinconia, lo sconforto, la paura era al tempo stesso la consapevolezza che questa esistenza dolorosa era feconda letterariamente. "Questa lotta questa sofferenza che mi è insieme dolorosa e dolcissima mi tien desto, sempre pronto, essa insomma mi trae dall'animo le opere."

Altro tema ambivalente e contrastante è quello della donna, tanto amata e desiderata quanto disprezzata ed allontanata per la sua infedeltà ed il suo opportunismo; anche questa tematica sofferta per le esperienze negative in cui incorse lo avvicinò sempre più al pessimismo ed all'abbandono alla morte. "Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla."

Ormai vicinissimo all'epilogo, il 18 agosto 1950 scrisse: "Basta un po' di coraggio (…). Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l'hanno fatto. Ci vuole umiltà, non orgoglio. Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più."

Un saggio breve ma intenso, che condensa l'essenza della poetica di Cesare Pavese e che può aiutare qualunque lettore a conoscere meglio questo straordinario poeta.

Recensione
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