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Storia di strada, d'amore e resistenza

Fulvio Turtulici è uno scrittore che le cose non le manda a dire, ne è avvezzo a indorarle o a coprirle con una maschera mirata a celarne, sia pure in misura parziale, l'intensità corrosiva. Siracusano di nascita e aretino di adozione, attinge da radici di fuoco e di terra il suo patrimonio di valori e la ferma volontà di fare la sua parte, di contribuire alla rigenerazione dell'uomo, della società e della natura, di non limitarsi a essere ignavo e colpevole spettatore della deriva a cui il mondo contemporaneo sembra irrimediabil­mente dannato.

Testimonianza viva e coinvolgente di quanto affermo è il suo recente Storia di strada, d'amore e di resistenza, un romanzo in cui convergono, in giusta dose: analisi sociologica e antropologica, inchiesta giornalistica, indignazione, onestà intellettuale, denunzia, poesia, affabulazione, asciuttezza narrativa, dolore, creatività e speranza.

Turtulici affonda il suo bisturi nelle piaghe maleodoranti della società contemporanea, soggiogata dal video narcisismo, dall'avidità e da una comunicazione sempre più inquinata e in balia di poteri deviati sia palesi che occulti. La verità viene costruita in "laboratorio", subisce quotidiane iniezioni di arsenico; diventa arma letale contro la giustizia, veicolo di abbrutimento...

Egoismo razzismo spregiudicatezza trionfano: generano degrado, povertà, guerre, morte. Un quadro atroce: gente venduta e comprata; delinquenti impuniti; stupratori; politici inetti; im­becilli venerati come eroi; ciarpame letterario in cima alle classifiche; usurai dal colletto bianco; poveri cristi sfrattati e licenziati e palazzinari con le mani insanguinate.

A fare da controcanto a quest'universo sinistro, ce n'è uno di tutt'altra natura, limpido e fresco come quello del protagonista, un attore di strada che, avvezzo a guardare le cose da un'angolazione diversa, proprio perché trascorre la sua vita in cammino, tra gente umile e vera, diventa lui stesso metafora di un cambiamento, di un auspicabile e probabile riscatto morale.

Convinto dell'impossibilità e dell'inutilità della reductio più o meno fedele di un romanzo alla sola sua trama, non aggiungo particolari in merito alla vicenda narrata che, a mio avviso, solo un pretesto, un espediente narrativo, uno strumento di cui Fulvio Turtulici si serve per veicolare il suo messaggio: la barbarie può essere vinta solo con l'amore, la fratellanza e la creatività...

Un libro funziona, Manzoni docet, quando il lettore finisce col sentirsene protagonista, immedesimandosi in pieno nelle vicende narrate. A me questa cosa è accaduta. L'argomento mi ha coinvolto. Grazie anche al fatto che l'autore ha saputo avvalersi di una scrittura che nulla affida all'improvvisazione, in virtù della sua padronanza di tutti gli attrezzi necessari a costruire un'opera in cui riescono a convivere, in piena armonia, la qualità del contenuto e il linguaggio più adatto a fame racconto incisivo e coinvolgente.

Recensione
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