Servizi
Contatti

Eventi


Nel progetto dell'autrice questa nuova silloge di poesie, ideale prosecuzione della precedente raccolta Asfodeli, divisa scientemente in più sezioni, si connette strettamente alle indicazioni di un percorso umano e conoscitivo che ciascuno di noi è chiamato a compiere individualmente. Il tema dominante è la nostalgia, o dolore del rimpianto, dove tutto è sospeso in domande inappagate, perché nulla di certo e di finito si conclude nel giro dei giorni che ci sono dati in prestito dal tempo.

Con una scrittura personale e struggente dove i versi giocano un vincente ruolo evocativo, dove le memorie, ombre labili e varie sono richieste dall'autrice di fermarsi e sostare, meditativi accenni ad un passato dal vago sapore carducciano, dove i simulacri dell'infanzia navigano lievi verso l'orizzonte lontano, la poetessa porta avanti la sua vocazione, nell'adesione vera e completa ai valori intramontabili dell'esistenza in una sorta di continua epifania, lontana, però, da qualsiasi solipsismo, che la porterebbe inevitabilmente verso la retorica sdolcinata. La Busca invece persegue il suo progetto, lo divide in sezioni, ne assapora, suo malgrado, le sensazioni, gli odori, i suoni, le piccole cose che le hanno fatto compagnia. Sono infatti le improvvise tenerezze verso un dio che non può deludere ti chiamo mio signore, e ancora meglio verso una natura salvifica dove intende disperdere il suo essere, o le brume della sua terra grigia "dove i platani stormiscono dolci e i ricordi infantili di rapide sere | ritornano tra gridi di rondini | i gelsi in lunghi filari bordano i campi e i grappoli fitti incendiano di profumo grave le ceste dell'uva", a fare della sua poesia un tempio di preghiera. Alla realizzazione di questo progetto interviene vivace la ricchezza della sua poetica, legittimata dalla sua naturalezza e dalla sua spontaneità. Ma l'autrice non è insensibile al fascino dell'esterno da cui proviene denso e pregnante di voci il richiamo: "afrore salmastro di reti | sbattere d'usci | sommesso parlottare, gridi lontani nel cielo | planare di gabbiani e lontana una coppia che si dondola piano nel tacito colloquio d'amore". Allora il suo silenzio dove non c'è più nulla da dire, si riempie della voce dell'altro e si fa scrittura densa di speranza; consapevole che il vero pregio della comunicazione risieda nell'abbraccio cosmico di una natura idealmente perfetta dove la luna rossa nel cielo forse accenna ad un sorriso. Ed è proprio la luna, di leopardiano assunto, a restituire all'autrice la gratuità di un amore divino. Tuttavia l'assenzio rimane amaro, e nella nebbia nulla si può vedere, si avverte soltanto il brivido di un'arcana presenza. Quella presenza che distoglie l'autrice dal suo pessimismo naturale per incamminarla, ubriaca di sensazioni, verso una meta ignota, senza una traccia, senza uno scopo. Ed è questo cammino cui fa riferimento la penultima sezione del volume, a renderla partecipe del male di vivere, disponendola all'ascolto dei grandi temi della vita, dove i protagonisti sono latori di un'umanità profonda e dolente: quando verra l'amore, Lyuba non saprà riconoscerlo. L'autrice si restituisce così alle ragioni degli altri, cui consegna con mano ferma l'ultima sezione del libro, la più amara forse, ma, senza dubbio, la più genuina.

Pagine di forte pregnanza morale, concentrate su riflessioni strettamente esistenziali. "La memoria – dice l'autrice – resta anche nel buio, di cui lei ha timore, perché i ricordi tornano anche lì pulsanti come rimorsi". Così il suo traghettare attraverso i parchi della memoria, si arresta all'improvviso nel bisbiglio di un vento lieve che fa stormire le fronde e sussurrare le foglie in armoniosa sinfonia. A questo punto la poetessa si arresta. Rimangono soltanto le pause del pensiero sempre più lunghe tra esili brandelli sfilacciati... Ma non è forse questo il desiderio dell'autrice per raggiungere un consapevole distacco dal mondo di cui avverte sempre meno la suggestione. Quello che accade non si sceglie, e for granted, non si può accettare nulla. Nella linea piatta del pensiero è il superamento totale dell'esistere.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza