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Un’ossatura fragile e delicata insieme quella che raccoglie i 29 racconti della scrittrice, talmente sottile e inconsistente da emulare nelle maglie il tessuto rarefatto di una tela di lino consumata da tante mani, le tante mani che hanno accarezzato le sue pieghe quasi a volerle stirare. Ma perché? I racconti sono retti dalla cerniera dei ricordi tenuti a battesimo dalle tante rievocazioni dell’autrice che quasi immemore di essere stata presente anche lei, si veste dei panni degli altri, quasi i fatti, i luoghi, non le appartenessero più. In realtà lo scrittore deve a un certo punto distaccarsi da luoghi e vicende e guardarle dal di fuori come altro da sé così da divenire lui parte del tutto.

Intrisi di ricordi e tuttavia liberi di vivere una loro vita, i racconti della Izzi, affidati alla memoria collettiva e non più prigionieri di una soffitta mentale, si allargano a coprire buona parte di un vissuto trasformandolo nell’idea. Così sottoponendo la propria vita al bilancio e al riesame delle cose fatte, delle parole dette, l’autore costruisce, con un tessuto di lino rarefatto e consumato, la sua strada, quella fatta e quella da fare, nel nuovo equilibrio che si raggiunge soltanto quando la memoria diventa storia di tutti. Allora “il ritorno alle radici” di un’infanzia felice, in un ambiente che somigliava molto all’“Eden” primordiale…o i dolori di una madre, le sofferenze di amori non goduti, le molteplici realtà di vite semplici e talvolta disancorate dal reale, le violenze, le punizioni della vita o i suoi premi diventano materia di studio o riesame di situazioni non già più nostre, ma di un passato/presente già futuro. E le storie oltre i 29 racconti della Izzi si ripetono e si ammucchiano alle porte di un problematico  Paradiso. Altre storie, altri passaggi epocali si faranno strada e si porteranno davanti alle nostre porte, quelle del sentimento, affinché qualcuno le raccolga, le scriva e le tramandi e le consegni a questa povera società priva di valori, perché tutta assorbita dal pericoloso gioco dell’apparenza a tutti i costi, in questa modernità suadente che ha sacrificato il piccolo al grande, l’umile al superbo, dimenticando che la grande storia è fatta soprattutto di quelle piccole.

Una buona lettura che si veste del tono appassionato della parola, talvolta anche spietata, acerba, dura, tagliente, ma sempre governata da una mente lucida, acuta e, soprattutto, imparziale. La misura governa i racconti e la leggerezza della scrittura ancora una volta ne mostra l’inconfondibile stile.

Recensione
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