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Puzza di bruciato

Un detective alla ricerca di se stesso

www.napoli.com,
26/01/2016

Il giallo umoristico “Puzza di bruciato” di Monica Florio (Homo Scrivens Edizioni) è l’omaggio affettuoso a una città, Napoli, ritratta con i suoi vicoletti, viuzze, quartieri.

Come su un palcoscenico a ogni atto cambia la scenografia così nel romanzo, che non racconta solo le vicende di buffi personaggi ma descrive una Napoli reale che tutti ben conosciamo.

Alcuni personaggi - come vicina di casa, la signora Improta - incarnano la Napoli verace e saggia: la donna non è solo curiosa, ma è realmente preoccupata per le sorti del proprio vicino, Stefano Di Nardi.

Quest’ultimo forma con Carlo Testa una coppia affiatata. A differenza del compagno, Di Nardi raggiunge i propri obiettivi da solo e con grossi sacrifici, fuggendo da una famiglia borghese che non lo ha mai amato e lo rifiuta in quanto gay.

Per amore, Carlo sarebbe disposto a fare di tutto per ritrovare Stefano, scomparso senza lasciare tracce. Ma è attraverso il rapporto tra Eddy e Christian Blasi, padre e figlio, che la scrittrice conduce una critica serrata alla famiglia tradizionale.

In questo rapporto, nel quale l’amore si mescola all’odio, Eddy, rimasto vedovo, ama Christian, il suo unico figlio, ma non accetta l’omosessualità del ragazzo.

A sua volta, Christian prova rancore verso quel padre con cui forse non ha mai avuto un vero e proprio dialogo. Alla resa dei conti, Eddy e Christian faranno uscire fuori le loro “verità”, ciò che serbano dentro.

E veniamo a Nick Drake, colui che “tesse la tela”. Il caso dell’editor scomparso gli è piombato all’improvviso tra le mani e a fatica tenta di risolverlo. Nel farlo, scopre quelle qualità che ignorava di possedere e diviene consapevole di un aspetto della sua personalità rimosso.

Nick cerca di andare a fondo in questa ingarbugliata vicenda di furti e ricatti e, al tempo stesso, apprende qualcosa sulle persone che lo circondano. I suoi pensieri e comportamenti denotano una persona “assetata di conoscenza” e introspettiva.

Nel romanzo è centrale la questione dell’omofobia, da intendersi come paura e avversione irrazionale generata dal pregiudizio nei confronti dei gay.

Un esempio evidente è il comportamento di Eddy Blasi che sfocia nella violenza più atroce con l’omicidio di Carlo Testa.

Nulla giustifica il comportamento di Eddy e ciò che farà più male non saranno gli anni di prigione che sconterà ma la rottura dei rapporti con il figlio Christian.

Nel romanzo è interessante il percorso di crescita del protagonista che deve superare le proprie resistenze ed è vittima di un insieme di sentimenti negativi - ansia, disprezzo, avversione - che gli impediscono di vivere liberamente la propria esistenza (omofobia interiorizzata).

Il finale spiazzante chiude positivamente una vicenda in cui, tra le righe, emerge quel rispetto verso i gay che dovrebbe essere scontato e invece stenta ancora ad affermarsi.

Recensione
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