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Connota il volume un dettato narrativo originale e
vibrante, attraverso il quale l’autrice propone storie d’altri tempi, ricche, in
alcuni passaggi, di autentico lirismo. Il fascino dell’antico viene svolto con
flash, ritratti, situazioni, che posseggono il sapore della nostalgia per
l’indimenticabile tempo trascorso, e che il pacato realismo espositivo non
intacca.
È un tonificante tuffo nel passato che i vari
protagonisti delle vicende, ascoltate dall’autrice nel periodo della sua
infanzia dagli anziani di famiglia e ricordate come favole “senza riferimenti
certi a persone e cose”, vivono tra memoria, immaginazione e realtà.
È soprattutto nei momenti difficili di incertezza
esistenziale, di angoscia, di solitudine che si fa pressante il ricordo del
tempo felice, quasi come un bisogno interiore di risalire un lungo fiume alla
sorgente: “non c’era la luce elettrica allora e s’andava avanti a candele e
lumi al petrolio. Fioche luci illuminavano appena le piccole strade di paese
materializzando ombre minacciose, ma se la luna piena era alta nel cielo, ti
rapiva come una magia”.
È brava Daniela Quieti a descrivere le variazioni
cromatiche della natura e i profumi delle stagioni, ma è brava soprattutto a
delineare figure di grande umanità, come zia Ubaldina, una maestra elementare,
che insegnò nella prima metà del secolo scorso, creatura speciale “dotata di
talento, di comunicativa, di vera generosità”; come Giovanni e Natalina, due
vecchi che danno con il loro silenzioso esempio alle giovani generazioni un
importante insegnamento: “A volte ci si affanna a cercare la felicità, quando
basterebbe solo stendere la mano per toccarla”; come don felice, il curato
che riesce a convertire i due ladri, che lo stanno derubando in canonica,
offrendo loro da mangiare ne bere in abbondanza.
Ma lascio al lettore la gioia della scoperta di
altri stimolanti contenuti. Personalmente mi sono ritrovato in quella dolcissima
paginetta finale, intitolata Prima Comunione, con l’effluvio di
sentimenti che, bambino, provai nell’accostarmi alla mensa eucaristica. Ed ho
fatto “mia” la toccante affermazione: “Nulla potrà scalfire il candore
di quell’incontro, né le gioie diverse che la vita elargisce potranno attenuarne
la luce. Una luce che è fiaccola ardente nelle tempeste dello spirito, quando si
cercano i porti fra le caligini del dubbio, lungo gli oscuri e impervi sentieri
della vita”.
in: Antologia del Premio Nazionale Histonium, 2009.
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Recensione |
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Altri tempi
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narrativa
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| Autori |
| • | Daniela Quieti |
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Edizione:
Edizioni Tracce
Pescara 2009 |
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| Prefazione di Giulio Panzani. Postfazione di Ubaldo Giacomucci. Premessa dell'autore - pp. 56. |
| prezzo: € 9,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Libro citato, da nr./2009
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