Servizi
Contatti

Eventi


Sono innanzitutto d’accordo con il critico letterario prof. Aldo Onorati che in una incisiva prefazione al volume avverte il lettore che bisogna far riferimento ai primi quattro versi della poesia, che dà poi il titolo a tutta la raccolta: “Scusami se so darti solo | uno squarcio di sogno | sbiadito d’anima e di cielo. | Ampi strappi schiudono | la cavità del mio essere…”. Questo perché “la poetessa imposta in discorso lirico su una lievissima corda sentimentale e constatativa: l’essere umano si pone all’altro in un dubbio, che impone le scuse, prima della dichiarazione esistenziale che svela uno stato d’animo fatto di strappi che dischiudono la cavità dell’essere”.
Al centro di tutto il percorso lirico di Daniela Quieti c’è l’amore, nella sua dimensione di sogno: “Ma tu | così | speciale | sei | per me | squarcio | di sogno | reale”. Dal partner la poetessa cerca soprattutto il dialogo comunicativo, respiro indispensabile per il suo cuore: “Non punirmi col tuo silenzio | che mi trafigge | perché ho tentato | di parlare | delle mie | delle nostre | emozioni”, ma cerca anche la vicinanza fisica, la sola che l’aiuta a superare incertezze e timori: “Amo | la notte (…) | Perché | arrivi | tu. | E il mio | cuore | non ha | più | paura”. Quando, poi, il fato separa i due innamorati “su diversi | sentieri | come | quelli | una volta | additati | da oracoli | e indovine”, lei continua “ad amare | questo sogno | e a sperare | di essere | noi | in un giorno | ancora | in un nuovo | istante”. La disponibilità della poetessa è totale: “Ti ho aperto il cuore | puoi entrare | quando vuoi”.

C’è nella Silloge anche un approfondimento esistenziale, segnato da cocenti ferite. Scrive la Quieti: “Io bevo | il silenzio | dal calice | delle mie mani | vuote | fra tempi | astratti | prigionieri | come sabbia | in una piccola | clessidra | continuamente | capovolti | da un ricettacolo | all’altro | in cerca | del presente”. Ricordando, poi, i fulmini visti scendere sull’acqua durante una passeggiata col padre lungo la via del paese vecchio, quella che guarda il mare da lontano, nota : “Fulmini che ancora | balenano sulla mia vita | in attesa del sole”. Deve, infine, ammettere che il sogno cercato, ma prigioniero del destino, “ha relegato | il cuore | in soffitta | e mi ha | squarciato | l’anima”. Di qui, speranzosa, la richiesta: “Potrai mai | ricucirla | con un prezioso | ricamo?”.

Un testo della raccolta colpisce per la tenerezza filiale e l’intensità dell’affetto. È quello dedicato alla madre: “Madre | scrivo di te | della tua vita | della tua giovinezza | chiara | della tua dolcezza. | Così io fisso | l’anima mia | nell’anima tua | e mi sembra | rivivere con te | come quando | mi parlavi | delle cose tue | delle speranze | dei sogni | del tuo cuore. | In segreto il fremito | del mio dolore | al tuo suffragio | scoppia nel pianto”.

in: Antologia del Premio Nazionale Histonium, 2010.

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza