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La voce di dentro

L’immagine di copertina, Alberi di olivo di Vincent Van Gogh è il primo messaggio che l’autore trasmette al lettore; sono olivi centenari che con le loro contorsioni e rugosità esprimono il carico degli anni, come quelli che popolavano le colline dell’infanzia di Brandisio Andolfi. Il secondo messaggio è il titolo: La voce di dentro, che a lettura ultimata mi è sembrato idoneo ad esprimere l’intero contenuto del libro.

Brandisio Andolfi è un poeta che esprime la nostalgia dell’uomo contemporaneo per un mondo rurale in via di estinzione, quello stesso mondo da cui egli proviene, ma da cui gli studi e la carriera lo hanno materialmente distaccato con la perdita di quell’enorme patrimonio di conoscenze che dagli avi erano arrivate a suo padre, ma che lui non sarà più in grado di trasmettere. La sua riflessione poetica si dipana in un’altalena tra natura e cultura, tra l’esaltazione del lavoro agricolo e l’amore per quello intellettuale, tra il caos cittadino e la quiete del villaggio; egli riesce ad esprimere il suo vissuto in forma lirica, ma inquadrandolo in vicende storiche sfrondate della loro solennità e considerate piuttosto nella loro incidenza sulla vita e sugli affetti. Quindi Andolfi si mostra come anima lirica e storica.

La prima poesia della silloge ci porta al tempo della sua infanzia, in una casa modesta descritta in modo amorevole e quasi scherzoso: il piccolo tavolino zoppo, la sedia malferma e senza paglia, il suo angolo di studio da cui è cominciato il progressivo distacco dal mondo dei padri e dalla cultura agreste, un distacco che non sarà mai dagli affetti, ma dal lavoro materiale dei padri a causa del suo diverso percorso esistenziale.

La successiva, Lungo i monti, narra di borghi antichi dove svettano campanili che raccontano vicende, e col rintocco delle campane hanno marcato la vita quotidiana fatta di nascite e matrimoni, di feste e di morti. Una storia non scritta nei libri, ma che ha lasciato la sua impronta modellando il paesaggio e incidendo i volti rugosi | dei forti montanari. In questi borghi ora sono rimasti solo i vecchi a guardia delle case, seduti in cima alle scale esterne ove ogni scalino è fatto di una sola pietra e dove i nipoti arrivano a respirare le proprie origini | nei casolari ritrovati; essi custodiranno quelle case centenarie dove hanno ritrovato le loro radici.

A chi andrò a raccontare ci trasmette lo spaesamento di chi avendo vissuto fino alla giovinezza in uno stretto contesto affettivo con amici cui raccontare le proprie vicende, oggi si ritrova senza nessuno interessato a sentirle. La poesia Mi aspettava ricorda l’incontro nella vigna tra il padre che vi lavora e il figlio che gli porta da bere. Nonostante il duro lavoro, egli è sempre ricordato con il sorriso sulle labbra, atteggiamento che il figlio farà proprio come regola di vita.

Allegro transitava esprime la profonda nostalgia dell’autore per un ambiente agreste in abbandono e che va a ritrovare per rivivere i momenti della sua infanzia, quando le letture gli facevano balzare alla mente altri mondi con gli allettanti modi di vivere che lo hanno allontanato dalla terra dei padri. Il verso Padre, provo vergogna a ricordarti esprime il senso di colpa per non aver saputo mantenere quelle terre nella loro piena floridezza seguendo i suoi insegnamenti; ha preferito coltivare altri interessi, mentre forse avrebbe potuto coniugare insieme cultura e natura, preservando questa dall’abbandono. Ora pure i sentieri si sono persi tra i rovi.

Alcune composizioni, a mio parere meno ispirate, hanno motivazioni socio-politiche come ad esempio Figlie della storia, in cui sono denunciate la schiavitù, la miseria dei popoli. Esse hanno prodotto la morte della giustizia rintanata tra le spine | aggrovigliate delle leggi, in cui è respiro d’inconscio la speranza | sospirata dalle genti. La speranza in un mondo migliore ha sempre alimentato le azioni umane, anche se l’autore teme che possa essere solo un’illusione. Le parole dei politici, che ingannano giovani menti, esprime la tristezza e la condanna dei comportamenti dei politicanti che eleggono l’inganno a sistema di filosofia di vita | e sistema d’esistenza.

La poesia che dà il titolo alla silloge La voce di dentro esprime lo smarrimento di chi, avanti negli anni, vede a poco a poco svuotarsi l’esistenza di quei contenuti che l’avevano vivificata (le illusioni | nate ai bordi delle speranze) e affievolirsi le gioie del vivere senza ambasce | cadute col sorriso della giovinezza. Anche le parole muoiono sul nascere, a significare l’inutilità della comunicazione o la difficoltà di esprimere i propri pensieri per fare sentire la propria voce. Ma per fortuna, dice il poeta, c’è ancora quel fiore | quell’azzurro a consolarmi | dentro il silenzio | dove tacito ascolto | la voce di dentro.
Recensione
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