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Alcune affinità tra la poesia di Angela Ambrosini
e quella di Vladimir Nazor

Guido Miano, Contributi per la letteratura europea
Poeti italiani scelti di livello europeo
Guido Miano Editore, Milano, maggio 2012.

La problematica esistenziale del nostro tempo, ancor più sofferta e interiorizzata nei poeti maggiormente impegnati ad osservare le sollecitazioni, i grumi e i richiami del tempo avaro, si evidenzia in termini incisivi nei componimenti della poetessa Angela Ambrosini, come nei due esemplari testi che riportiamo: "Non voglio sapere del suadente / dissolversi del tempo / in vortici voraci. / qualcosa di persistente / e vero in questo che s'insinua / fiato di memoria/ dal profumo degli orti: / ....se qui, adesso tra briciole / di vita phi forte m'assale / soffio d'infinito e altro / sole schianta negli occhi / col tumulto delle nubi, affilando / sguardi al respiro di domani. ..." (L'attimo fuggente). E sullo stesso tema: "Come corre il dolore / fra i boschi graffiati dal vento / asciutto che screpola casali / canuti di prima neve / e da cortile a cortile / insegue rare foglie e rami / aguzzi fino alla frontiera / ultima del giorno....." (Tempus fugit).

Ma oltre i brividi dell'imprevedibile, oltre la soglia umbratile del dubbio, del crepuscolo, della notte, si impone il richiamo del riscatto spirituale, la viva tensione della fede nell'eterna luce, come chiaramente espresso in vari componimenti della Ambrosini: "Quale dentro la luce sia il cammino / che in acquosa spuma t'ansima accanto / pervaso sarà d'ignoto rimpianto, / mentre a Lui ti conduce o pellegrino, // a Lui che da sempre forgia il destino / di moltitudini placando il pianto; / e quando compiuto avrai il viaggio santo / serba a Lui in dono il tuo stanco inchino, // a Lui che ancora fattore di fede / in trono assiso di suppliche eterne / da nudità di cieli e pietra incede // a preservare l'animo tuo inerme / dall'empio oltraggio di chi incauto crede / a vaghe lusinghe di gioie alterne." (Verso Santiago De Compostela); "... Ti ho ascoltato, Signore, / tra le spire delle nubi silvestri, / nei gorghi che al ruscello / la notte impiglia, / nello sguardo livido / di chi soffre deserti / e non ama. / Non qui, Signore, / non in questo crepuscolo / e luce viva che scaldi, / ma qui è la dimora / che ogni giorno / ci accoglie tremando / e limpida attesa / dischiude a chi il coraggio / rinnova di non perderti invano." (In questo crepuscolo). Ed ancora.".... Grazie Signore per aver creato / la tua creatura creatore, / per aver cucito al mio fiato / le note dell'universo." (White land); con un inevitabile riflesso sui bagliori e le fluorescenze della natura: "E fluiva / nell'azzurro stridio / del canto perenne / su orizzonti riarsi / d'ampie acque cangianti / alto nel sole, / il gabbiano." (Infanzia).

Della poetessa in oggetto vale altresì ribadire quanto avevamo chiarito nei Quaderni di poesia e di studi letterari Alcyone 2000. Il suo è quel che suol dirsi un linguaggio pertinente la ricerca assidua della fiducia e serenità d'esistere, oltre i limiti del tempo, oltre l'attimo fuggente, e che tende a distinguere tale poesia dalla moltitudine di epigoni, ungarettiani o montaliani che siano, del nostro tempo. Decisamente originale quindi, e animata da un percorso di spiritualità. I vari brani in esergo, tratti dai testi, da Juan Ramon Jimenez a Antonio Machado, già indicano l'ampio orizzonte di respiro culturale e frequentazione letteraria con autori di comune origine neolatina, che possono avere influenzato (a latere) la sonorità lucente dello stile della poetessa. Ella comunque volge un viaggio intenso (ma con leggerezza vocativa) verso la trepida parola, quasi da recitare il testo a voce alta: "Novembre di luce / novembre d'ombre, / quale fioca estate / risorgi tra cupi vitigni / a scrutare il buio che assedia / e t'apri in vasti azzurri / da morte vegliati" (Canto); ed anche: "Trascina questa quiete / l'eco d'un campanile / inghiottita da lanugini / dicembrine. Si curva / su una luna remota / vision d'eterno. / Tutto è cosi incerto / che pare lembo di nuvola." (Frammenti); e più di frequente con quella assonanza di timbri e concordanze che induce il lettore a meditare.

Talune similitudini di intenti si possono riscontrare con il noto poeta croato Vladimir Nazor (Postira, 30 maggio 1876 - Zagabria, 19 giugno 1949), soprattutto là dove le immagini del mare introducono a riflessioni intime e dolorose sulla vita. Vladimir Nazor ha compiuto un itinerario esistenziale che lo ha condotto dai canti gioiosi della prima parte della sua produzione (Leggende slave, 1900) a raccolte più mature, segnate dalle illusioni frantumatesi contro la realtà e che si sono trasformate in ispirazione interiore e sofferente (Intima, 1915 - Poesie d'amore, 1918 - Collina di coralli, 1922): ne è testimonianza un sonetto appartenente proprio a quest'ultima silloge, dal titolo Il gabbiano, di cui riportiamo il brano conclusivo: "... Vola in cerchio, placido e solo, / inebriato dal mormorio delle onde / e dall'odore di alghe e di sale. / Ma quando il giorno volge al tramonto, / allora egli porta verso lidi ignoti / il grido di un dolore senza conforto." (in Letteratura serbo-croata, a cura di Giovanni Mayer, Vallardi 1960. Traduzione di G. Mayer). Autore altresì di romanzi storici e testi autobiografici, anche per Nazor è vivo ed intenso il significato dei limiti del tempo, dell'attimo fuggente, e così anche il richiamo della religiosità, come nel lungo componimento intitolato Annunciazione.

Angela Ambrosini si occupa abilmente anche di narrativa, e dal 1985, anno della pubblicazione della traduzione di Don Juan di G. Torrente Ballester, coltiva interesse per la traduzione letteraria dallo spagnolo in italiano (ha conseguito oltretutto il Master in Traduzione letteraria presso l'Università di Siena). E' titolare delle raccolte di poesie Silentes anni (2006), Fragori di rotte (2008), Quando s'apre palude di cielo (2009), Controcanto (2012), oltre che della silloge Tempus fugit (2011), pubblicata da questa Casa editrice, e di cui riportiamo uno dei componimenti più, significativi, Ora che dirama il grano: "Ora che dirama il grano / a stormo nella luce prima / di giugno, non ricordo, sai, / se fu solo miraggio di cuore / l'infanzia accovacciata / o se piuttosto inciso / sulla lapide sfocata / dei giorni ne sia rimasto / uno spicchio ancora. / Mi sorprendo ostinata / a insidiare il presente con occhio / passato per scoprire che / in quest'attimo di bagliore / a mordere ogni sera / un eterno indugiare, / s'annida intatta la linfa / della vita, della mia vita / come quando s'intricava / di sogni il futuro e dal giardino / il maggiociondolo pungeva / d'ocra il pomeriggio, / appeso all'odore gaio / del vento." (da Quando s'apre palude di cielo, Edizioni Cannarsa 2009).

Nella prefazione a Silentes anni ha scritto, tra l'altro, Dianella Gambini: "La riflessione sul mondo extrasensoriale, linfa portante della sua poesia, parte proprio dal mondo dei sensi, fitto reticolo di immagini trascese per mezzo della metafora dalla volontà di conoscenza che assume la parola poetica, spesso vissuta sul filo dell'allitterazione, della sinestesia, di una circolarità d'impianto sovente quasi impercettibile a una prima lettura." Anche nei recenti testi ancora inediti è facile rilevare la continuità, la coerenza di uno stile altamente personale: "... E il tempo stagione dell'animo / perpetua, nell'effimero gorgo di / azioni e mutamenti, di incontri / e di addii, nostra terra di riporto / a stemperarne le orme salde / e aspre d'infaticabile destriero. ...E noi qui, indumenti del destino, / un cambio dopo l'altro a propiziare / nuove finzioni e nuovi clamori / mentre inenarrabile, colpo a colpo, dai sagrati del cielo, / tempus manet." (Tempus manet).

Infine nella prefazione al libro di racconti Semi di senape del 2007 Antonio Melis ha precisato: "Domina su tutto la ricerca di uno stile sostenuto, che trascende sempre it momento aneddotico per lavorare puntigliosamente sulla parola, nella consapevolezza che si tratta di un patrimonio prezioso da salvaguardare dal logorio prodotto dalla massificazione e dal conseguente svuotamento di significato." Altro libro di racconti e Storie dall'ombra apparso nel 2011.

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