Servizi
Contatti

Eventi


Nota critica sull'opera poetica di Angela Ambrosini

Guido Miano

Tempus fugit

E' quel che suol dirsi un linguaggio assiduo alla ricerca ambivalente della fiducia e serenità d'esistere, oltre i limiti del tempo, oltre l'attimo fuggente, a distinguere la poesia di Angela Ambrosini dalla moltitudine di epigoni, ungarettiani o montaliani che siano, del nostro tempo. Decisamente originale quindi, e animata da un percorso di spiritualità. I vari brani in esergo, tratti dai testi, da Juan Ramon Jimenez a Antonio Machado, già indicano l'ampio orizzonte di respiro culturale e frequentazione letteraria con autori di comune origine neolatina, che possono avere influenzato (a latere) la sonorità lucente dello stile della poetessa. Ella comunque volge un viaggio intenso (ma con leggerezza vocativa) verso la trepida parola, quasi da recitare il testo a voce alta: "Novembre di luce / novembre d'ombre, / quale fioca estate / risorgi tra cupi vitigni / a scrutare il buio che assedia / e t'apri in vasti azzurri / da morte vegliati" Canto; ed anche: "... Si curva / su una Luna remota / visione d'eterno. / Tutto e così incerto / che pare lembo di nuvola." Frammenti; e più. di frequente con quella assonanza di timbri e concordanze che induce il lettore a meditare: "Non voglio sapere del suadente / dissolversi del tempo / in vortici voraci./ C'è qualcosa di persistente / e vero in questo che s'insinua / fiato di memoria / dal profumo degli orti: / ....se qui, adesso tra briciole / di vita più forte m'assale / soffio d'infinito e altro / sole schianta negli occhi / col tumulto delle nubi, affilando / sguardi al respiro di domani ..." L'attimo fuggente. Sullo stesso tema: "Come corre il dolore / fra i boschi graffiati dal vento / asciutto che screpola casali / canuti di prima neve / e da cortile a cortile / insegue rare foglie e rami / aguzzi fino alla frontiera / ultima del giorno..." Tempus fugit. Chiunque e dotato di un minimo di sensibilità estetica non può non riconoscerne il valore ed augurare ad Angela una lunga brillante carriera.

Quest'ottobre chiaro

S' innalzeranno taciturni i fiumi
all'abbraccio dell'imbrunire,
s'udrà solo l'indecifrato merlo
effondersi alto nel tempo
e il canto suo m'accoglierà ricolma
all' incalzare dei boschi.
Nuovamente quest'ottobre chiaro
di pensieri raccolti
ascolterà al fruscio di colori
l'anima mia.

In questo crepuscolo

Lasciami ancora, Signore,
in questo crepuscolo
d'alberi quieti
a rincorrere foglia
su foglia l'amara
linfa che a te conduce.
Ti ho ascoltato, Signore,
tra le spire delle nubi silvestri,
nei gorghi che al ruscello
la notte impiglia,
nello sguardo livido
di chi soffre deserti
e non ama.
Non qui, Signore,
non in questo crepuscolo
e luce viva che scaldi,
ma qui è la dimora
che ogni giorno
ci accoglie tremando
e limpida attesa
dischiude a chi il coraggio
rinnova di non perderti invano.

Infanzia

E fluiva
nell' azzurro stridio
del canto perenne
su orizzonti riarsi
d'ampie acque cangianti
alto nel sole,
il gabbiano.


Materiale
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza