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Poeti italiani scelti di livello europeo

Affinità di intenti umani tra le poesie di Giovanna Manfredi-Gigliotti e di Ben Felix Pinõ

La poesia autentica è quella che si ricompone, già a una prima visione, nell’animo del lettore non tanto alla sua autenticità (qui si parla di autori validi riconosciuti tali), quanto nelle componenti del messaggio chiaro o velato che vuole esprimere il poeta; e così nel riflesso lumeggiante delle sue immagini, nel ritmo interiorizzato, nei toni di linguaggio incisivo che si coniugano solitamente con la valenza espressiva.

È quello che, lo si può affermare senza riserve, accade nella scrittura poetica di Giovanna Manfredi-Gigliotti. La quale ha percorso, nonostante la giovane età, contenuti diversificati ma con itinerari convergenti. La poetessa ci propone le alternative del mistero dell’essere con un suo stile personale, ben lontana dagli epigoni della precedente generazione letteraria. “Non chiudere gli occhi / no, per non soffrire // Un’ala verde / e viola, / squama d’argento / del grande Poseidon, erba del vento, // e un brivido affiora / dal disco piatto del mare. / Indaco l’orizzonte / s’avvicina quasi a soffocare / il mio sguardo che non sa più vedere, /– “non chiudere gli occhi, no, / per non soffrire” – / per non guardare senza prospettive / e non capire l’eccezionale che avviene / per straordinario sentiero.” (Mistero). Si direbbe che Giovanna tenda a rinnovare una sorta di neoespressionismo attraverso la singolare attitudine ad una attenta, severa selezione filologica, evitando altresì i nuovi modelli estetici, quali il neoermetismo o quello che si accosta ad uno stile prosastico.

Riguardo ai contenuti diversificati, di cui si diceva, non difetta da un lato la consapevole certezza della caducità del tempo avaro, del decadimento inarrestabile dei valori etici e sociali: “Hanno costruito mura / di egoismo e indifferenza, / apparenza e follia…/ Hai costruito il tuo muro, / innalzato per caso, di fretta, / in silenzio, e non c’erano voci, / a cantare, a sentire… / paure hanno costruito mura / intorno a sé, per questo, forse / adesso è solo nebbia e gli occhi / sono spenti e hanno fame…/ Sarebbe meglio, certo, farsi ponte / che unisce le due rive e unisce gente. / Fioriscono ragazzi – non lo vedi? – / esiste un sogno e aspetta / solo te” (Mura).

Ma prevale la fiduciosa speranza che l’umanità ritrovi in un futuro non lontano il suo originario, equilibrato significato dell’esistere attraverso “ogni ora vissuta”: “È giunto stamattina / nel cuore dell’azzurro / su un carro d’oleandri. / Era il futuro. /per attraversarlo / sono ritornata / a prendere per mano / ogni ora vissuta” (Orizzonte).

La poesia di Giovanna Manfredi-Gigliotti ha conseguito autorevoli consensi. È opportuno ripetere anche per lei quanto scriveva Giovanni Dotoli nella prefazione al libro Il canto della vita, antologia dei testi poetici di Giuseppe Antonio Brunelli, docente universitario, insigne traduttore dal francese tra i più noti in Europa: “…il vero poeta, come diceva Johann Wolfgang von Goethe, è colui che ha la vocazione di accogliere in sé lo splendore del mondo. Egli vive in poesia, vede la poesia come l’aria e come l’acqua…”.

Dal canto nostro riteniamo utile ribadire quanto avevamo scritto nella premessa alla silloge Orizzonte pubblicata nei Quaderni di poesia e di studi letterari Alcyone 2000 del 2009: “ Nel fluire poetico, con lucidità di intenti, i testi di Giovanna Manfredi-Gigliotti percorrono itinerari, che vanno dai richiami della memoria al vivo senso di solidarietà, mediante la felice intuizione con cui ama evidenziare aspetti particolarmente peculiari dell’avventura terrena, cogliendo momenti che non sono percepibili ad occhio nudo (Michele Manfredi-Gigliotti). Vi sono presenti immagini dettate dalla chiara visione dell’essere, animata dall’entusiasmo giovanile…In uno dei testi recenti, Cosmo, passato e futuro si compongono nel “pulsare del cuore, / come onda e ritorna, / il fluire d’un mare incessante, / …infinito presente è / amare”. E se incombe la Crisi: “C’è bisogno di un sogno, / di una buona parola, un sorriso; /…C’è bisogno di una buona novella, / …”. E Per i giorni di pioggia, così come “La vite, tenace, s’aggrappa / al ramo frondoso o spogliato / e tende, tenace, all’azzurro”, anche “La vita profonda si attinge / dal profondo del Vero”.

Memorie letterarie e visioni mitologiche, cognizioni di spiritualità sono fortemente rivissute nelle liriche della raccolta I giorni dell’Alcyone (2004), talune delle quali, opportunamente elaborate, rivelano una chiara attitudine al poemetto. Qui il canto si fa aperto, nella armoniosa scansione del verso non lontano da echi classici. I canti di Badetta è il secondo titolo…”Badetta è una terra dell’Isola e, quindi, è l’Isola stessa – ha precisato il prefatore – …Ma rappresenta qualcosa di più…la felice Avalon nella quale ritirarsi, foss’anche con il solo pensiero, dalla cure e preoccupazioni indotte da Camelot”.

Per similitudine d’intenti e di riferimenti si possono citare taluni testi dello scrittore francese Ben Félix Pinõ (1922-2005) autore di varie opere, tra le quali la raccolta di novelle En marge d’un vieil évangéliaire e di poesia Braise et cendre (Brace e cenere) pubblicata a Parigi nel 1994 dalle Edizioni del Pantheon; è stato recentemente valorizzato anche in Italia nell’ampia scelta e traduzione-versione di Giuseppe Antonio Brunelli, Schena editore, 2009. Traduttore e saggista Pinõ è anche autore di Poètes italiens. Dès origines à nos jours, edizione parigina di La Table Ronde, 1999. Ha curato e tradotto altre antologie letterarie , quali Les poètes de Bretagne, Les poètes de la mer, Les poètes délaissés.

Riguardo alle affinità di cui si diceva sopra, di talune tematiche, si potrebbero citare alcuni brani dal libro Braise et cendre, in particolare dalla sezione intitolata Alla mia terra: “Il frutto alla spalliera, dalla pergola il grappolo, / sul labbro in succhio, d’un tratto, pare stian sgocciolando; / ma niente di più mi tocca che un serico volo d’ape / che con rimpianto si strappa dal calice che la incanta”: E così anche: “L’autunno, al rosaio e alla pergola, schiude celesti stanze, / ma alla vicina vendemmia e al prossimo rovaio / l’una il maturo grappolo darà, l’altro i suoi petali…/ Uomo d’un giorno, insensate sono le tue rimostranze!”. E in riferimento al rinnovo della speranza: “Il flutto sbava furioso e muore sopra la spiaggia: / avviene così a chi urlava che in un sospiro si taccia. / Abbi fiducia, uomo! Ritorna in pace tutto. / Affiora un sorriso dal fondo dell’ultimo suo singulto”; “Ulisse, ancorché vecchio, a nuove vie s’affida! / Il blu infinito affronta, senza nulla lo turbi, / Icaro e, fiducioso, osa violar le nubi…/ Come è l’uomo ammirevole! Divina è la sua sfida!”.

La serie delle raccolte di versi I giorni dell’alcione della Manfredi-Gigliotti prosegue con la più recente Carme d’assenza 1997 (pubblicata nel 2010), di cui opportunamente leggendo qualche componimento è facile confermare lo stile personale, la cadenza del verso, l’incisività immediata dei significati che attinge dalle verità universali (e dell’infanzia apparentemente ingenue): “Se potessi dimenticare / il futuro – che non voglio – / il passo – che non è – // e se mi fosse dato / di essere solo / questo attimo azzurro…// non mi nasconderei tra le venature rosa e / tra le rughe di questa roccia asciutta…/ né cercherei rifugio / tra i segreti bisbigliati / dai pali di fico a / campanelle lilla e viola, / dai pali di fico / tra oleandri e ulivi…// né strapperei / questa farfalla di carta / che il vento dondola e trasporta // forse // vivrei soltanto / dentro lo sguardo / che non sei”. (Attimo). Come negare il merito di una così singolare simbiosi tra una sorta di simbolismo ed interiorità? Ed ancora: “Scrivo in punta di penna / per non graffiare / questo cielo luminoso / azzurro / che, imprevedibile dono, / Dio elargisce ad alberi e / fiori, a chi cantando / lavora o in silenzio. Allora lascio sul fuoco / la pentola, prendo un foglio, / una penna ed amo” (A volte).

Cara Giovanna, se ti leggessero, ora, Alda Merini o Mario Luzi ti direbbero di rimanere fedele a te stessa, al tuo stile, al tuo linguaggio!

Recensione
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