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Elzeviri per Margherita. Nostalgia di una trama

Elzeviri per Margherita è un finissimo collier, un gioco ad incastro che agisce nell'immaginazione come un caleidoscopio nell'occhio: Tanto forte è la regola che governa la struttura di ogni suo disegno, tanto mutano le forme e i colori non appena 10 si agiti un po'. Il suo timbro è quello percussivo di un' assorta riflessione arsa e impietosa sul tempo e sul viaggio, sulla contaminazione che da forma all'ondivago genere letterario in cui viene ricordata la mise en abime di un incontro memorabile, in una lingua spoglia e priva di appelli emotivi, ma anche densa di temperatura mentale e spirituale, tra ragione e delirio, origine e lacerazione, luce e tenebra, senso e assenza, limite e illimitato, sogno e rinuncia, solitudine e colpa, totalità inseguita e frammentismo irrinunciabile.

Con eleganza naturale che spesso agisce per evidenza visiva, quasi da decalcomania, delle figure e degli eventi raccontati, Ghirardi si muove in una zona volutamente minore e marginale di «piccoli fatti privati», il suo sguardo ironico e come distratto si rivolge a quelle figure e a quei piccoli accadimenti che si impigliano nella ragnatela dei suoi testi e crescono per minimi accostamenti, per irradiazioni di un senso che si dissemina a mosaico tra meraviglia e tentazione metafisica.

Recensione
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