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La nuova fatica letteraria di Guido Pagliarino, il saggio dal titolo Creazione ed evoluzione pone l’interrogativo: Quando e come nel corso delle vicende del mondo è nato l’Uomo?

Per l’autore, come per la gran maggioranza dei credenti, il racconto della Genesi ha natura metaforica, pura allegoria è la storia della creazione di Adamo nel giardino dell’Eden modellato dalle mani di Dio impastando l’argilla e alitando dentro la sua forma il proprio divino Fiato (la propria Ruàh); ma certo è, come ricorda il cattolico e liberale autore, che l’Uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, quel Dio che, nella sua Seconda Persona è anche veramente uomo in corpo e anima (o psyké nell’originale greco) oltre a essere, in quanto vero Dio, Spirito, il solo Spirito da non confondere con l’anima umana.

Dio ha deciso, forse, al di là del simbolismo, che Adamo, cioè l’Homo Sapiens Sapiens, venisse da una evoluzione lungo tempi lunghissimi partendo da una primitiva forma di vita, tutto dipendendo dalla volontà e dall’opera divina? Se sì, da quale momento si può parlare di vero e proprio Homo Sapiens Sapiens?

Quest’opera assai interessante e giammai banale, di sole 110 pagine ma intense e varie, risponde esaurientemente, essendo una della caratteristiche dell’autore il non lasciare mai nulla in sospeso vagliando ogni immaginabile ipotesi, peraltro nel pieno rispetto del sentire altrui; nondimeno, questo scrittore è vigile nel proprio credo cristiano, che è in linea con il pensiero del Concilio Ecumenico Vaticano II ed attento alle encicliche degli ultimi Papi, da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo II (la breve vita pontificale di soli 33 giorni di Papa Giovanni Paolo I non ha potuto donarci altro che l’immagine del suo sorriso e della sua dolcezza spirituale); per quanto riguarda, in particolare, il beato Pontefice Karol Józef Wojtyła, che ha lasciato notoriamente una grande impronta in tutti gli àmbiti della Chiesa, egli si è occupato anche dell’ipotesi dell’evoluzione, già ritenuta d’altronde da Papa Pio XII, nella sua enciclica Humani generis del 1950, compatibile con la fede cristiana; Giovanni Paolo II ha portato più avanti il discorso avvalendosi tra l’altro d’un gruppo di scienziati della Pontifica Accademia delle Scienze, mantenendo tuttavia, contemporaneamente, fermissimo il principio di fede che tutto proviene da Dio e che la Chiesa si fonda esclusivamente sul sacrificio di Cristo morto e risorto. In tal approfondimento questo beato Papa è stato seguito dal successore, felicemente regnante, Papa Ratzinger, attento studioso della Dottrina della Fede, aperto anch’egli all’ipotesi evoluzionista purché si rifiuti l’idea di un’evoluzione meramente casuale e si accolga il principio ch’essa è voluta e diretta da Dio, idea che, come viene spiegato nel libro di Guido Pagliarino, non intacca affatto quella della Creazione né il progetto Divino per l’uomo e tutte le creature.

Essendo il saggio assai ricco d’argomenti sull’evoluzione, ne richiamerò alcuni soltanto, ché altrimenti la recensione diverrebbe davvero troppo lunga:

Leggiamo che i sei giorni della Creazione di Dio sono intesi come Ere da tutti i credenti a parte certi fondamentalisti di piccole sette integraliste non cattoliche. Nel sesto giorno si giunge ad Adamo e poi, ormai entrato il genere umano nella Storia, si arriva, nella pienezza dei tempi di cui scrive san Paolo, all’Adamo perfetto Gesù di Nazareth, uomo e Dio, Salvatore morto e risorto che ha chiesto ai suoi discepoli d’imitare il suo comportamento morale, essendo questo il volere del Padre; infatti, come Gesù dice nel vangelo: “Chi vede me, vede il Padre”.

Il concetto di tempo umano non tocca Dio che è il Creatore stesso del tempo-mondo per cui è da escludere che il suo Essere sia soggetto al divenire; non si può però davvero capire, su questa terra, ciò che è incommensurabile e sarà possibile comprendere solo una volta assunti al Creatore. Nell’immanente il fedele può solo affidarsi all’atto di fede sulla base della Rivelazione. Perciò non bisogna confondere scienza e fede, come ammonisce l’autore in più punti del libro: tante diatribe nascono non sulla base di ritrovamenti scientifici, ma sulle personali fedi, compresa quella atea, anch’essa sicuramente fede non essendo basata sulla possibilità di esperimentare, ché il Trascendente, per definizione, è al di sopra dell’esperienza scientifica. Si noti specificamente che fin dal primo capito, intitolato “Alla base di tutto c’è un atto di fede”, Pagliarino osserva che comunque tutti gli uomini si basano nella loro vita, come minimo, su di un atto di fede, quello dell’esistenza d’un mondo oggettivo che non è possibile dimostrare vero, anche se la quasi totalità degli esseri umani e tutti gli scienziati in particolare l’accettano, di solito per istinto prendendo, fin da piccolissimi, a “…considerarsi parte d’un mondo oggettivo e conoscibile grazie all’esperienza e alla ragione, così rifiutando l’idea filosofica solipsista ...per la quale esisterebbe oggettivamente solo il proprio io, la propria coscienza, da cui tutto deriverebbe, in una sorta di proiezione, nella più assoluta solitudine… Mi pare che questo basti a rendere insignificante e persino un po’ ridicolo l’accanimento con cui certuni deridono la fede trascendente”.

Lo scrittore presenta il punto di vista sull’evoluzione delle diverse fedi religiose, la cattolica, la protestante e l’ortodossa, la fede ebraica e l’islamica: notevolmente interessante, perché argomento ignoto ai più, è la disamina del rapporto, anche storico, fra Islam, Corano ed evoluzione. Quanto agli ambienti cristiani, c’è contrapposizione fra cattolici post conciliari evoluzionisti (ma non casualisti, sempre convinti com’essi sono che l’evoluzione è voluta e guidata da Dio) e cattolici integralisti di regola creazionisti ed anti evoluzionisti. I creazionisti si ritrovano soprattutto, però, non nella Chiesa ma nelle assemblee dei cristiani protestanti. Tra gli ortodossi l’idea di evoluzione non viene di regola discussa e può comunque essere tacitamente accettata purché la scienza non entri nel campo della fede a negare le verità della Rivelazione. Se c’è nel cattolicesimo, come avevo accennato a proposito di Papi, un’apertura all’idea evoluzionista guidata da Dio, resta tuttavia il rifiuto dell’idea del cosiddetto “anello mancante”: se esistesse davvero un mezzo uomo e mezzo bestia, tale figura mostruosa contrasterebbe con la Rivelazione; e però, come fa presente Guido Pagliarino smontando la veridicità d’un paio di fasulli ritrovamenti, nulla dimostra al momento che tal figura intermedia esista; e si tratta semmai, osserva l’autore, di far riferimento all’ipotesi dell’evoluzione per salti, o degli equilibri punteggiati, che esclude gli anelli intermedi di tutte le specie contemplando, oltre a mutazioni lentissime, anche, di tanto in tanto, improvvisi salti verticali.

D’altra parte, è sperimentale che pur avvicinandosi il DNA dell’uomo a quello della scimmia più evoluta, il bonobo (la Cheeta di Tarzan), l’essere umano è comunque assai distante da essa; così pure è, come recenti ricerche hanno stabilito, rispetto al DNA dell’estinto Homo Sapiens Neardenthalensis, il meno lontano dall’uomo ma non l’Uomo-Adamo. Tutti gli esseri viventi piante comprese si avvalgono di un Dna che contiene adenina-guanina-citosina e timina legate da zuccheri (nucleotidi) in una catena elicoidale: la differenza sta nella sequenza che determina una specie piuttosto che un’altra e non è detto che chi abbia più molecole del Dna possa per ciò stesso avere una maggiore intelligenza, semplicemente la sequenza determina una specie piuttosto che un’altra, e non può avvenire che una specie confluisca nell’altra, nemmeno il neanderthal nell’essere umano; inoltre, ogni essere vivente animale o vegetale si avvale all’interno della cellula di un Rna (vettore del Dna per la produzione in sequenza delle proteine) e di tutti gli altri apparati molto simili, salvo le piante con qualche differenza; neppure se diventassimo delle cavie alle quali mutare parte del Dna in laboratorio, come tentarono di giungere maniaci medici nazisti sotto l’ignobile dittatura di Hitler, muterebbe l’essere uomo, salvo ammalarsi più o meno gravemente; ma qui parliamo del male e del sadismo più assoluto che è, questo sì, una caratterista dell’uomo che ha il libero arbitrio della scelta tra bene e male, contrariamente agli animali che uccidono per saziarsi, per pura sopravvivenza.

L’autore scrive ancora, tra il molto altro, che gli evoluzionisti credenti pensano diversamente da Charles Darwin a proposito del cosiddetto caso: quello scienziato naturalista riteneva che tutto, anche l’uomo, fosse il frutto del caso equiparandolo ad una delle tantissime forme viventi, come aveva scritto nel suo celebre trattato: “L'origine della specie”. Ricorda Pagliarino al proprio lettore che Darwin, “…Tornato a Londra nel 1836 dalle isole Galàpagos e quelle di Capo Verde e le Falkland (o Malvine) dopo aver studiato gli animali e vegetali in ambiente chiuso e portato con sé alcuni di essi insieme a dei fossili, aveva elaborato la teoria della variazione casuale, tanto fisiologica che, in conseguenza di questa, comportamentale, il principio dell’ereditarietà dei mutamenti e quello di selezione naturale nella competizione fra individui”; nel suo trattato “il Darwin, avendo presente l’ambiente della Galàpagos, concepisce inoltre l’idea di nicchia protetta ch’egli ritiene favorisca il meccanismo, grazie all’assenza o almeno alla minor presenza di predatori e, in generale, di offese ambientali; sostiene inoltre che il motore di tutto è il cieco caso, anche se, in un primo tempo, egli aveva supposto un possibile finalismo alla variazione”: una visione certamente in contrasto con il Cristianesimo. Pagliarino afferma di sé: “…contemplo un’evoluzione voluta e guidata da Dio nel cosiddetto “intelligent design”, progetto intelligente, in altre parole un’evoluzione teista. L’evoluzionismo mi sembra compatibile con la fede giudeocristiana, purché le mutazioni s’intendano guidate da Dio secondo una sua legge e purché la prima cellula ( secondo il monofiletismo) ovvero le prime cellule (per il polifiletismo) rivolte a formare organismi complessi s’intendano anch’esse volute da Dio e non sorte per caso”.

Nel capitolo “Cenni alle accuse degli atei a Dio”, Guido Pagliarino esamina il credo degli scientisti atei soffermandosi in particolare sul citato concetto di caso, scrive: “…sostengono gli atei scientisti che la specie umana, come pure tutte le altre, è frutto del caso e non di un intelligente disegno divino e che pure la coscienza dell’uomo è un mero prodotto dell’evoluzione degli organismi: il concetto d’evoluzionismo autonomo slegato metafisicamente da un Fattore trascendente, cioè il cosiddetto autoevoluzionismo, s’accompagna alla tesi dell’inesistenza di un Dio personale …si afferma che il mondo non ha avuto bisogno d’un Creatore per esserci ma è da sempre esistito; e dopo la congettura del Big Bang è stato introdotto il concetto d’un continuo alternarsi, nel corso di svariati miliardi di anni, di svariati Big Bang d’espansione e Big Crash di contrazione dell’universo-tempo, i secondi, secondo gli scienziati non religiosi, non annichilendo del tutto l’esistente ma solo minimizzandolo fin al punto di renderlo impercettibile; tale sentire s’accompagna però frequentemente non a un radicale ateismo, ma a un sentire panteista, e in tali casi siamo nel campo della fede religiosa anche se non sempre, forse, i credenti di un dio-universo avvertono d’avere una fede. Si dichiara da parte atea che un Dio personale è una figura storicamente inventata e scaldata in cuore dall’uomo a scopo consolatorio: la fede in Dio sarebbe una sorta d’analgesico contro il terrore della morte e la fatica del vivere, assunto dagli esseri umani bisognosi di consolazione e aventi perciò, secondo gli atei, poca dignità …”. Su questa terra “le divergenze sono molte tra filosofi e scienziati che vedono in alcuni casi un cosmo panteista, cioè immanente e sperimentabile ma vivificato da uno spirito non individuabile in sé ma solo intuibile grazie alle comprensibili leggi logiche dell’universo che emanerebbero da quello stesso spirito cosmico, tra cui quelle evolutive universale e biologica: questa poteva essere la posizione di Alfred Russell Wallace. D’altro canto, anche a base della scelta per il casualismo può essere una filosofia, ad esempio il positivismo per Charles Darwin e, per certi scienziati e matematici del XX secolo, il pensiero nichilista ateo di Jean Paul Sartre…”

Il mio personale parere di recensitrice, che l’autore è lieto, come mi ha detto, io esprima in assoluta libertà, è che è connaturale all’uomo la ricerca del Trascendente, e voglio rammentare in questo campo il libro di Jean Jacques Rousseau in “L’Emilio o dell’educazione”, nel quale il pensatore filosofo descrive il percorso di un bambino lasciato appositamente senza alcuna cognizione del divino, ma che ad un certo punto, egli stesso, si chiede e chiede chi sia il Creatore di quanto vede ed ama sia nella natura attorno, sia guardando il cielo e la volta stellata.

Passando a volo su diversi altri concetti, richiamo un passo, pagina 41, che mi sembra particolarmente importante, in cui si afferma che l’amore attivo verso chi s’incontra viene prima di tutto il resto e, secondo la Chiesa, la carità precede in importanza la stessa fede, come già scriveva san Paolo; per la proclamazione “Lumen Gentium” del Concilio Vaticano II tutti gli uomini di carità si salvano anche se atei; la quale carità però, come sottolinea Pagliarino, non è egoisticamente strumentale alla propria, cosiddetta, salvezza eterna, perché non sarebbe amore ma calcolo, anche se contempla la vita eterna come naturale conseguenza dell’amare.

Secondo il Cristianesimo non ci salviamo da noi stessi, ma è per Grazia di Dio che salviamo la nostra persona formata da corpo e psiche, persona intera che all’assunzione a Dio si trasforma in “gloriosa spirituale” (cfr. 1 Corinzi di san Paolo).

Pagliarino dice sul Cristianesimo una cosa assolutamente essenziale, rivolgendosi in particolare, ma non solo, a tutti coloro che ritengono impossibile credere in Dio visto che il mondo è colmo di male: “Tra gli equivoci sul Cristianesimo è diffuso il seguente, che per esso siano fondamentali gli atti buoni. Invece il Cristianesimo non si fonda sugli atti buoni conseguenti a libere scelte di bene e, perciò, esso non è attaccato o addirittura distrutto dai peccati. Non tutti sanno, compresi certi cristiani, che il Cristianesimo si basa esclusivamente su di un fatto, cioè sul fatto della risurrezione di Gesù Cristo testimoniato e predicato da apostoli e discepoli come storico: se egli non fosse davvero risorto dimostrando così di essere anche Dio e non solo uomo, pur se la Chiesa fosse stata tutta composta nel corso dei due millenni di miti santi, la fede in lui sarebbe del tutto vana, come scriveva alla metà del I secolo, poco più di vent’anni dopo la Crocifissione per antonomasia, san Paolo nella 1° lettera ai Corinzi (15.17); Cristo risorto da morte nell’anno 30 del I secolo aveva salvato l’uomo di ogni tempo indipendentemente dalle porcherie e dalle asinate tragiche di certi credenti.”

Alle pagine 51-52-53 l’autore cita affermazioni di due ben noti docenti a proposito di evoluzione, di Carlo Soave, laico, professore di Fisiologia Vegetale dell’Università degli Studi di Milano, e di Fiorenzo Facchini, sacerdote cattolico, professore di Antropologia e Paleontologia nell’Università di Bologna. Tutto il relativo paragrafo è interessante; poi Pagliarino parla di scienziati e matematici dal 1600 ai nostri giorni: credenti ed atei.

Tra i molti filosofi richiamati, Guido Pagliarino ricorda l’epistemologo Karl Raimund Popper (1902-1994) con la sua idea delle provvisorietà e falsificabilità del dato scientifico. In effetti anche la Scienza si modifica in continuazione in base a nuovi dati che sostituiscono o almeno variano in parte quelli precedenti. Per l’autore la ricerca scientifica, pur nella provvisorietà dei suoi risultati, va non solo rispettata ma sostenuta. Un conto è la scienza, un conto è la fede. La fede resiste alle scoperte. È tutt’altro che improbabile, ad esempio, che esistano nei milioni di Galassie creature viventi, e in pianeti simili al nostro anche esseri intelligenti che, proprio per il loro logos, a immagine e somiglianza del Logos divino, possono essere definiti umani qualunque sia la loro forma materiale. Se effettivamente si riuscisse a captare anche una sola comunicazione aliena, questo non toglierebbe di certo la buona novella di Gesù venuto su questa terra, incarnato, morto e risorto per l’essere umano universale.

Questo interessantissimo saggio divulgativo rispetta appieno tutte le persone, pur presentando chiaramente la posizione metafisica e religiosa del proprio autore, e però senz’alcuna faziosità.

Si noti che, dopo tutto il suo denso e articolato discorso sull’evoluzione, il cristiano Guido Pagliarino conclude che, comunque, l’evoluzione che davvero conta, in fin dei conti, è quella del singolo essere umano, cioè un aumento in lui sempre più grande dell’amore per gli altri.

Lascio al lettore leggersi il capitolo “Sulla congettura dell’evoluzione per salti o degli equilibri punteggiati”, solo cito da chi è nata questa idea: nel 1972 nella mente dei paleontologi statunitensi Niles Eldredge (1943) e Stephen Jay Gould ( 1941) che considerano che se pur l’evoluzione avverrebbe di norma in minimi mutamenti della specie tuttavia può succedere un salto evolutivo improvviso che avvantaggerebbe una specie piuttosto che un’altra, nel caso dell’uomo certamente una improvvisa modifica morfologica, cioè del pollice opponibile, gli ha procurato un drastico vantaggio rispetto a tutte le altre specie.

Altrettanto interessante è l’approfondimento del pensiero degli ultimi Papi, da quello di Pio XII a quello di Giovanni Paolo II che durante un discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze, in occasione del cinquantenario della sua fondazione evidenziava il grande interesse della Chiesa per la ricerca scientifica autentica. Corpo scientifico costituito presso la Santa Sede, il Papa vi testimoniava l’armonia con la Scienza e gli uomini di scienza affermando che non vi era difficoltà a spiegare l’origine fisica dell’uomo mediante l’evoluzionismo, purché ciò si riferisse a una legge di Dio.

Rimandando al precedente libro di Pagliarino, “E’ Uomo”, nel quale parlava dell’attuale Papa Benedetto XVI, allora Prof. Joseph Alois Ratzinger, e del suo saggio “Introduzione al Cristianesimo” alla stima per il pensiero evoluzionista del gesuita Prof. Biologo Teilhard de Chardin: che se Gesù viene chiamato ‘Adamo’ – nel Nuovo Testamento, N.d.A.-., vuol dire che egli è destinato a concentrare in sé l’intera natura di ‘ Adamo’ …che non può rimanere un’eccezione, ma deve attrarre a sé l’intera umanità.

Nel capitolo successivo Pagliarino esamina a fondo i due più noti teologi evoluzionisti cristiani del ‘900 Karl Rahner e Teilhard de Chardin.

Karl Rahner (1904-1984), addottorato in teologia nel 1936 a Innsbruck, dopo vicissitudini varie viene nominato consulente da un Papa riformatore come Giovanni XXIII per il concilio ecumenico Vaticano II.

Partendo dallo studio sul problema dell’ominizzazione, la sua conclusione era stata che si può sostenere, restando entro la Rivelazione e nella piena fede cristiana, che Dio ha dato la legge evolutiva al proprio universo, tanto fisicamente quanto biologicamente determinando il passaggio, a un certo momento, da una specie ominide preumana, all’Homo sapiens sapiens, biblicamente ad Adamo, procurando che , per tale legge, il primo essere umano e poi ciascuno dei suoi discendenti avesse il proprio precipuo corpo e la sua particolare anima proprio come Dio voleva, oltre il libero arbitrio del bene e del male.

Ma lasciamo questo importante e interessante capitolo ai lettori per un approfondimento del pensiero ranheriano.

Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) sacerdote gesuita, celebre geologo e paleoantropologo, aveva messo in evidenza nelle sue opere secondo il Cristianesimo, il finalismo dell’universo in cui la materia era creata rivolta ai viventi, i viventi all’Homo sapiens-sapiens-Adamo.

Così come Karl Rahner anche Pierre Teilhard de Chardin aveva dovuto affrontare i nuovi ostacoli alla fede con la scoperta del XIX secolo, del secondo principio della termodinamica, per la quale qualunque sistema macroscopico, passa sempre da uno stato ordinato ad uno disordinato, onde la trasformazione d’ogni sistema fisico macroscopico, e dunque dell’intero cosmo, avvengono in una sola direzione, verso il massimo disordine (entropia). Questo appariva in contrasto alla visione nella Genesi e di un Dio compiaciuto della bontà del suo universo, e pure l’idea cristiana del cosmo creato a mezzo della seconda Persona trinitaria, quel figlio che è la negazione del disordine perché è il Logos, è la Ragione assoluta.

Pagliarino riferisce in questo importante capitolo le ragioni e le contraddizioni di coloro che pur essendo credenti colti ma sprovveduti in teologia erano assai turbati, e in questa ricerca dell’equilibrio non manca di mettere al centro del pensiero Teilhardiano i passi del Vangelo e Cristo come pietra angolare del piano di Dio sul mondo. Interessante nel capitolo stesso il finale “Su Apocalisse e punto Omega”.

Debbo a questo punto rammentare il suo precedente libro altrettanto importante per la comprensione di questo saggio “ Cristianesimo e Gnosticismo, 2000 anni di sfide”

La conclusione di questo concentrato di conoscenza e di sapienza è la speranza e la gioia “Una prospettiva grandiosa: la divinizzazione del singolo Homo sapiens sapiens”.

Potrà evolversi ancora l’uomo attuale? Per certuni è possibile e probabilmente lo sarà, ma nulla è veramente certo quando pensiamo che in certe ere storiche si è passati da periodi esaltanti dal punto di vista psichico-filosofico e periodi di retrocessione mentale. Auguriamoci che l’uomo che ha avuto la fortuna di conoscere e ricevere il messaggio cristiano metta in atto i suoi insegnamenti fondamentali e usi il suo libero arbitrio verso il bene dell’umanità interamente.

Quel che invece è certo è rammentare che Dio vuole che ci si senta tutti fratelli e che la carità, quella amorevole, spalanca le porte del Divino, e solo allora noi ritroviamo la nostra vera pace e gioia immensa.

“(….) Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1a lettera a Timoteo 2,3b-4)
Recensione
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