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Avere tra le mani i libri di poesia Dettati dell’Anima e Ricordi e riflessioni del notissimo poeta Brandisio Andolfi è un’emozione che entra nell’anima e ci rimane. Poesia chiara nel dettato, percorre i sentieri della vita nella continua esamina di se stesso, ancor prima di esaminare i comportamenti di quella parte delle nuove generazioni che tanto si discostano da valori nei quali l’autore crede fermamente. E non è vano riferirsi a valori che sempre si perpetuano, e che il poeta osa credere dover tramandare inalterati e in armonia con il creato; solo in questo modo è possibile il recupero dalla sofferenza che alla lunga non può non manifestarsi se la vita viene sprecata nella violenza quotidiana, nella derisione dei medesimi che danno il senso dell’umanità dell’uomo nel suo vivere e andare verso una meta finale comune a tutti gli esseri viventi.

Brandisio Andolfi diviene quindi la voce poetante della riflessione. Ripercorrendo a ritroso la via che lo ha portato a quella sensibilità così umana, così disponibile al dialogo, ci porta con mano delicata e ferma verso itinerari nascosti dove prendono colore e forma i suoi ricordi, gli affetti, i valori ricevuti e donati nel modo più semplice e solare come quelli famigliari “Mater Magistra” dell’educazione ai sentimenti nobili, nei quali ci ritroviamo nei momenti di scoramento; mattoni di un basamento solido per costruire la casa della vita, sopportando le avversità.

E la natura che ci solleva dagli affanni e dal tempo, si ripresenta inalterata, se nulla viene nel frattempo ad alterarla, e questo vorrebbe il poeta tramandare come balsamo per l’anima: la bellezza del creato che ci porta verso le sfere eccelse di Colui che tutto ha creato per confortare i nostri passi a volte incerti.

E’ quindi con emozione che percorriamo con lui le strade di Caserta, che ci sediamo su una panchina a parlare in modo amichevole, ed è sempre con lui che soffriamo per il caos di claxon assordanti di giovinastri che sprecano il loro tempo nel disturbare volutamente, magari senza accorgersi che nel frattempo una volta stellata ha ricoperto la notte di lumi e una luna argentata fa capolino tra i tetti delle case.

Brandisio Andolfi non evita di riflettere le ragioni dell’anima e il suo viaggio immaginario lo porta a esaminare ciò che non può essere definito: l’infinito, al quale l’unica vera risposta è riposta nell’amore assoluto verso il Creatore. Ciò non toglie che essendo stato anch’egli giovane, ritornano alla mente i ricordi del suo Borgo antico, dove l’anima respirava la soavità dell’epoca verde, e dove ritrova i sussurri e le tenerezze verso la donna amata e che ama, e con altrettanta Ars Amatoria rivolge nella lirica poetica una monumentale dedica di tali memorie anche alla donna che passa, soffermandosi sullo sguardo malinconico dell’emigrante dell’est, bella di quella bellezza marmorea di slava dai capelli biondi come l’oro del grano maturo estivo, malinconia di un amore lontano forse, oppure quella più straziante della madre lontana dai suoi bimbi, uno sguardo che ben conosce quando partendosi dal Borgo si sentiva anch’egli un emigrante a pochi kilometri di distanza.

Brandisio Andolfi esamina anche la vita sociale del nostro illustre terzo millennio e si fa molte domande, alle quali solo il tempo potrà dare delle risposte. Una l’ha già data: 11 settembre 2001 con migliaia di morti nelle Torri Gemelle di New York; i morti del sabato sera, questi giovani che distruggono la vita per l’ebbrezza di un momento. La morte di Giovanni Paolo II e la sua agonia; e poi: le guerre, torna alla memoria ancora quella esecranda seconda guerra mondiale messa in moto da due dittatori, milioni di morti non sono bastati, tant’è che ovunque si perpetuano tragedie immani, e il poeta non può nascondere il suo dolore, che diviene lacerante come nella poesia per Bagdad, dove esamina le ragioni occulte a tanto scempio di quella civiltà antica mesopotamica dalle quali traiamo origine pure noi occidentali che facciamo cibare le nostre rombanti automobili col suo petrolio.

Allora tanto vale per il poeta, deluso e stanco, rammentare Guido Gozzano e la sua signora vestita di nulla.

Sedendo accanto al vecchio centenario Borgo risorgono tutte le voci di un tempo, per la memoria conservata ancora, ed è ristoro farsi cullare dai ricordi, dai grilli, dalle vecchie nenie materne, delle bucoliche pastorali, in attesa di un’alba nuova, una nuova alba sopra tutte le genti del mondo.

Concludo con il piacere di veder rammentato con la poesia “A Peter Russell” un amico comune e grandissimo poeta, il cui ricordo ancora mi commuove, che mantenne fino all’ultimo il suo ironico e sapiente “savoir vivre,” sia nell’abbondanza come nella avversità, sono lietissima che abbia avuto come amico il poeta Brandisio Andolfi

Recensione
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