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Il viaggiatore parallelo
                Fotografie e scritti in diretta dal treno

La prima cosa che colpisce, di questo libro scritto in modo assolutamente interessante da Roberto Salbitani, sono le foto carpite da un ladro di immagini straordinarie in bianco e nero .

Ho sempre convenuto che la vera fotografia fosse solo in bianco e nero e quindi mi sono subito trovata a mio agio e in sintonia con questo fotografo eccezionale e nel contempo persona complessa.

La prima cosa che mi ha introdotto al suo pensiero è stato l’incipit :” Io odio la noiosa esattezza comportamentale” oppure “Predatore di intimità” in quanto un viaggio è anche interiorizzazione di avvenimenti non preordinati, potrei asserire alla rinfusa: persone che salgono, entrano in uno scompartimento, a volte parlano, in altri casi si appisolano, sorridono, oppure si chiudono in sé stessi, ed è lì che il fotografo per farsi sopportare nei suoi scatti apparentemente innocenti, farfuglia qualcosa che possa avere una ragione plausibile “ sono un turista che tiene un diario di viaggio ma lo tiene per sé”, e questo è talmente l’inverso che, con molta delicatezza, nel foglio dedicato a sua figlia Anita in basso scrive: “riconosco di essere un po’ imbarazzato nel mettere in circolo i ritratti che seguono, eseguiti tra il 1974 e il 1982, nonostante le rapine siano avvenute quasi cinquant’anni fa” etc.

Il viaggio ha inizio con una stazione, con la salita sul treno di persone che non si conoscono che appaiono e scompaiono alla stazione d’arrivo che non si vedranno mai più.

Iniziamo dal treno. Salbitani lo vive come metafora di vita: è interno ed esterno, organismo introflesso ed estroflesso, luce e ombra dei tunnel: “la locomotiva della mia immaginazione non fa altro che sbuffare vapore più o meno bollente”.

Il viaggio è sempre l’attesa di un prodigio

Salbitani si riconosce come viaggiatore parallelo (termine che dà il titolo a questo libro)

Parallelo è pure una comparazione tra il proprio viaggio e quello degli altri, nel senso che per qualche tempo gli altri sono osservati, mentre nel proprio intimo il viaggio è un ritrovarsi, sorprendersi, e il tempo dell’ignoto che diviene noto, annottato sul diario, quindi si potrebbe immaginare un riempimento di un vuoto, una pacificazione dell’attesa, un risollevarsi dalla noia del vivere, un ritrovarsi nel parlare di sé ad un estraneo.

Si potrebbe assurdamente pensare allora che farsi Confessore necessitato per una confessione senza necessità di assoluzione o no, sia un atto di benevolenza, di accoglimento d’ascolto, mentre pian piano la macchina fotografica imprime un viso o ancor meglio un’espressione.

I protagonisti sono tre:

1) Il treno con il suo conducente che si diverte a fermarsi dopo una grande frenata un po’ più in là di dove ti sei programmato, un gioco a rimpiattino del suo potere che gli arreca una quasi diabolica soddisfazione

2) Il viaggiatore, un lui o una lei che per far passare il tempo rivela parte della sua vita ad un ascoltatore ignoto che è in attesa di una rivelazione, ma tra tutti voglio ricordare Diana, donna calabrese, vedova, la cui solitudine si rabbonisce col prendere un treno e parlare della sua vita ad un confessore che abbia voglia ed una rassegnata costanza per ascoltare, e quindi poi divenire oggetto di scrittura sul diario e in questo caso non essere dimenticata..

3) Il paesaggio che sfugge veloce ma che permette al predatore di intimità di cogliere ad una fermata la bellezza un ramo fiorito di un albero davanti al finestrino del treno, piuttosto che una persona in attesa del nulla, o nel proprio vagone persone assonnate, oppure quelle nel corridoio del treno che attendono di scendere. Riconoscere la persona calma da quella nervosa che continuamente va verso la porta di discesa dal treno.

Concludendo questo libro di Roberto Salbitani mi ha molto colpito per la bellezza delle immagini per quanto colte di sorpresa con astuzia in bianconero che a volte sfuma in un grigio, come se la luce divenisse alba di qualcosa, ognuno per l’attimo o il tempo del saliscendi di persone che se ne vanno per la loro strada, e per quelli che salgono, ma soprattutto per la qualità direi superiore dello scritto, dove trovi incorporata una filosofia di vita: condivisibile con la propria.

Recensione
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